Tutti i negozi ne avevano almeno una, in bella vista, nella vetrina.

Prezzi, come accade in queste occasioni, alle stelle: per portarsene una a casa bisognava cacciare 5 eurozzi. Mi hanno detto che a Gjakova, una citta’ non lontano da qui, ne hanno messa una gigantesca (tipo campo da tennis, o maxischermo di un multiplex, fate voi) sul tetto di un supermercato. E il giorno prima da ogni lampione di Prizren ne sventolava una: non avranno i soldi per pagare la raccolta dell’immondizia, ma le bandiere albanesi non se le fanno mancare.

Anche se la mia vetrina preferita e’ quella del negozio di motoseghe:

Sono anche andato la sera prima alla “Shtepje Kulture” – la casa della cultura di Prizren – a un concerto, in perfetto stile albanese, con vecchietti che si alternavano al microfono a cantare di fronte all’orchestrina sgangherata, e i giovanotti di Prizren in costume tipico che inscenavano un balle altrettanto tipico. E naturalmente, gran sventolio di bandiere rosso-aquilate. Che poi la bandiera albanese ovviamente non sia affatto la bandiera del Kosovo (che una bandiera peraltro non ce l’ha proprio) e’ un piccolo dettaglio che non abbiamo il tempo di approfondire.
Per noi internazionali invece la festa della bandiera ha solo significato essere stressati in modo assurdo da parte della security: si vede che l’intelligence (si fa per dire) dell’UNMIK ha ricevuto notizie di possibili attacchi contro gli internazionali proprio in coincidenza del flag day. In effetti il movimento VETEVENDOSJE (di cui parlero’ meglio un’altra volta, ma che in estrema sintesi vuole l’autodeterminazione e l’autogoverno del Kosovo, con contestuale cacciata di tutti gli internazionali, USA compresi) aveva chiamato a raccolta per una grande manifestazione a Pristina, attaccando dappertutto volantini come quelli qui sotto.

Naturalmente mi riferisco ai volantini piccoli, con su scritto “28 nentor” (28 novembre). Quelli con “Thank you USA” invece sono altri manifesti, messi li’ non si sa bene da chi, per celebrare con gli Amerigheni il giorno del Ringraziamento (!). Ce n’erano di tre o quattro tipi, tra cui quello dell’aquila che svolazza con la bandiera a stelle e strisce tra le zampe, e l’altro con varie scene tipiche di vita americana: una pon-pon girl, un pallone da basket (stelle-strisciato), un Michael Jordan che schiaccia, e un cazzone che fa meta al football (americano).
Ci hanno tappezzato la citta’.
Riassumendo, quindi, i sentimenti del popolo Kosovaro per gli amici d’oltreoceano sono al momento non troppo univoci – da una parte “thank you”, e dall’altra “fuori dai piedi”.
Ma sono dettagli. Tornando alle manifestazioni per il flag day, probabilmente la notizia iniziale e’ stata un po’ ingigantita, per cui ci si attendevano autobombe e chi piu’ ne ha piu’ ne metta. Risultato, super controlli sulle macchine, occhio alla bomba, controllate se ci sono dei fili che escono dal cofano (e va be’ grazie), guardate sotto, non parcheggiate per strada, ecc. ecc. Ogni tanto mi chiedo se questa cosa della security sia una specie di giochetto, con i piani di evacuazione, le restrizioni di movimento, la KFOR che ci protegge,.. o sia una cosa seria. Davvero, non l’ho ancora capito. Ti guardano sempre sotto la macchina con gli specchi quando rientri … ma se c’era la bomba scoppiava quando mettevo in moto, no?
Ma sto divagando.
Insomma, per sto flag day alcuni addirittura mormoravano che il Parlamento kosovaro avrebbe dichiarato l’indipendenza. Nulla di tutto cio’. Pero’ i temuti disordini in effetti ci sono stati, a Pristina.

I manifestanti hanno preso d’assalto il palazzo dell’ONU – di UNMIK insomma – buttando giu’ un muro, due muri, … Poi e’ arrivata la cavalleria, hanno sparato tear gas disperdendo i facinorosi. Non prima pero’ che questi simpaticamente tirassero una serie di borsate di inchiostro rosso (!) su vari palazzi di Pristina, tra cui il palazzo dell’UNMIK.

Risultato, il centro di Pristina sembra un mega campo da paint-ball.
A Prizren, invece, tutto tranquillo….

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PS se vi chiedete come mai le foto stavolta sono piu’ belle del solito, e’ per il semplice motivo che non le ho fatte io, ma il mio amico fotografo Christophe. Sul suo sito ci sono anche altre foto del Kosovo e non solo.