Caramba!

All’entrata ci stanno i Georgiani. 

“Che missione di merda si fanno!”, dicono di loro. 
Si vede subito che sono i piu’ sfigati e i peggio pagati; stanno li’ a alzare e abbassare la sbarra, a puntarti la pila in faccia e a fare segnali con le palette che noi civili non capiamo.  In turni da sedici ore al giorno, piove, nevica, loro li’, a fumare tabacco e alzare la sbarra.  Non parlano manco inglese.  I Georgiani: sono sei o sette in tutto.  Il piu’ vecchio avra’ venti, forse ventidue anni. 

Il contingente georgiano della KFOR.

Tutti gli altri sono tedeschi.  Bandiere tedesche dappertutto, carri armati, blindati, altre bandiere tedesche.  Dentro e’ una citta’.  Condomini, negozi.  Ospedale, naturalmente.  Tutto prefabbricato, ma alla tedesca, solido. Strade, rotonde, bar e ristoranti. 
Tutto intorno – pero’ – c’e’ il filo spinato.

Sono tutti tedeschi, dicevo, tranne Mario, Salvatore, Maurizio, Norbert e altri sei i cui nomi non ricordo. Carabinieri, tre marescialli e sette appuntati. 
Qui lavorano nella MSU (Multinational Specialized Unit), un’unita’ militare di supporto alla polizia locale e a KFOR.  Fanno controllo del territorio e – anche se la battuta nasce spontanea, dato che parliamo pur sempre di Carabinieri – attivita’ di intelligence  43.gif

Tuttavia, al contrario che in patria, i Caramba qui sono visti molto bene.  Suscitano una naturale simpatia nella gente, e tutti quanti sanno pronunciare perfettamente la parola “Carabinieri” (anche se tendono ad aggiungere una “s” in fondo, “Carabinieris” – e’ plurale…).
Ci hanno cucinato una cena (e’ per questo che siamo stati invitati dentro la base KFOR), pantagruelica a base di salumi, salami, pasta, bistecca, tiramisu’, tutto o quasi importato direttamente dall’Italia.
A natale e capodanno erano qui. Il napoletano aveva comprato nu sacch’e petard’.  Dice pero’ tutto incazzato che i tedeschi gli hanno proibito di spararli dentro la loro base, data la cospicua presenza di armi, munizioni, granate, e altre amenita’.  Cosi’ e’ dovuto uscire dalla base (pensavate che ci avesse rinunciato?), e si e’ ritrovato insieme ai Kosovari  a sparare i suoi “fitt fitt” per la strada.

Gente tosta: fanno parte di un reparto specializzato in missioni all’estero.  Molti sono di ritorno dall’Afghanistan; quasi tutti sono stati a Nassirya, anche due volte: sei mesi nel deserto con 23 chili di equipaggiamento addosso, ne parlano come di un incubo psicofisico. Dato che anche nella missione in Bosnia almeno un anno se lo sono gia’ fatto tutti, adesso aspettano di andare in Libano, almeno li’ e’ uno scenario nuovo. 

Ora sono in Kosovo – dicono - “a rilassarsi un po’ ” …

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