Che entrino i clown!

Alla fine sono arrivati, con una macchinata piena di trucchi, clave, monocicli, parrucche e palline, ma anche generi alimentari di ogni genere.  E casa mia per una settimana e’ stata un piccolo laboratorio di circo.  Dea e Veve (La Morra/Alba) fanno i clown nel tempo libero, con la loro associazione “Il Ciabotto”, e una volta all’anno si girano un po’ i Balcani con il loro spettacolo di clowneria per bambini; l’anno scorso erano a Bucarest, sulle tracce di Miloud, un paio d’anni fa in Bosnia, quest’anno e’ stato il turno del Kosovo. Io sono stato un po’ il loro tour manager qui, non e’ stato difficile trovargli dei contatti e un folto pubblico di infanti in ogni citta’/villaggio qui intorno.  Alla fine e’ venuta fuori un’agenda fittissima, al ritmo frenetico di uno/due spettacoli al giorno.

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Un sabato sono andato anch’io con loro, in un villaggio (Grazdanik) che e’ qui vicino a Prizren, ma che ne e’ lontanissimo come atmosfera: immondizia, strade sterrate e dieci-quindici case.  Settanta bambini.      

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Dicono che il Kosovo e’ la regione in Europa con il piu’ alto tasso di natalita’, e si vede.  Si dice anche che questo sia legato un po’ alla cultura albanese (i serbi sono molto meno prolifici) e i dietrologi sostengono che dietro questo proliferare di mocciosi ci sia in realta’ il fine piu’ o meno dichiarato di rimpolpare il piu’ possibile la propria etnia: in altre parole, piu’ figli fai, piu’ albanesi ci sono.  Nella vicina Macedonia ad esempio, la minoranza albanese che vive nell’ovest del Paese e’ cresciuta rapidamente negli ultimi anni, ed oggi forma ben il 25% circa dell’intera popolazione.  Bambini, quindi, piccoli albanesi dappertutto. Meno di tre per famiglia non se ne parla, soprattutto – come spesso succede – tra le classi piu’ disagiate. 

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I pagliacci qui in questi villaggi, dove non c’e’ neanche un canestro per fare due tiri, sono stati un fulmine a ciel sereno, una cosa mai vista. C’e’ chi non ha dormito, la sera dello spettacolo, perche’ era ancora troppo eccitato e doveva finire di raccontare ai genitori (tra cui alcuni miei colleghi) tutti i numeri a cui aveva assistito.  “E il bello e’ che non erano proprio clown, ma proprio persone vere!!”. (!)

Dicevo, un sabato pomeriggio mi sono aggregato all’allegra combriccola, siamo andati in questo villaggio, cattolico, con dieci case, una scuola che a me sembrava abbandonata (ma invece no), e una bella chiesa (cattolica) di cemento, dove le suore (cattoliche) fanno animazione/educazione dei bambini (cattolici).  Tra l’altro, apro e chiudo parentesi per i piu’ credenti, affinche’ non si perdano le foto (1 2) degli orsacchiotti creati da una famosa casa tedesca per festeggiare gli ottanta anni del nostro amato (?) Paparazzinger.  Un’ottima idea regalo per battesimi e prime comunioni di futuri piccoli papisti. Chiusa parentesi. 

Quel sabato ci siamo divertiti da matti.  Alla fine mi mancava un po’ questa dimensione del Kosovo: finora io ho visto un Kosovo molto istituzionale, giudici, funzionari internazionali, qualcuno che lavora nelle ONG…  Questa ad esempio e’ Lucia (Viareggio), che lavora per Caritas Kosovo insieme alle suore (cattoliche) di cui dicevo prima.              

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Non avevo ancora mai giocato o fatto lo scemo con i bambini di qui, e devo dire mentre lo facevo ho realizzato che mi mancava un po’.  Mi ha riportato indietro ai bei tempi dei lupetti, o ai tempi dell’animazione del campo profughi di Postumia nel 94.                   

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Questo ad esempio e’ un bambino di Grazdanik travestito da Mr. Peace.  Comunque dicevo, i due clown, che tra l’altro sono i miei primi ospiti a Prizren, sono davvero bravi, e fanno ridere anche chi (come me) ha da un po’ superato la soglia dei nove-dieci anni.  Qui ad esempio Dea, con una bottiglia d’acqua piantata sull’ombrello, va in giro per il pubblico bagnando tutti, compresa la cattolicissima sorella.   

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Hanno riscosso un successo pazzesco.  Ieri siamo andati alla festa di compleanno della figlia di una mia collega.  Dice che non ha dormito la notte prima, tanto era esaltata dal fatto che per il suo settimo compleanno ci sarebbero stati i clown.  I quindici piccoli invitati si sono divertiti come matti, tra palloncini, giochi, e scherzi di ogni tipo.  Verso la fine la festeggiata andava in giro chiedendo “siete mai stati a una festa di compleanno piu’ bella?”

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Poi e’ iniziato il tour de force che li portera’ nei migliori teatri della provincia.  Lo spettacolino e’ pensato per venti-trenta bambini di eta’ da scuola elementare, un genere che coem detto certo qui non manca.  Al teatro di Suhareke lunedi ce n’erano quattrocento…     

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Chilavisto?

Rieccomi.  Come qualcuno faceva puntualmente notare, ieri sfortunatamente e’ sparito un post (e precisamente “Un giorno in pretura”) dal blog.

Ora, un minimo di senso dell’orgoglio mi impone di celare i dettagli delle sfortunate circostanze informatiche che hanno condotto al triste evento, di cui vi basti sapere che mi assumo piena responsabilita’.  Come diceva qualcuno, quando il computer non funziona, il 90% delle volte il problema si trova tra lo schermo e lo schienale della sedia. 

E qui, no, non siamo in quel 10%

Non si tratta quindi di autocensura, ne’ di censura sui commenti che avete lasciato, come qualche malalingua ha insinuato. Anzi. 

Lancio allora un appello: chi l’ha visto?

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Intendevo, il mio post che ho cancellato per sbaglio.   Se per qualche strano motivo (che non vedo proprio quale potrebbe essere, ma non si sa mai…) qualcuno l’avesse copiato/incollato da qualche parte, mi fa un fischio?  Se no mi metto poi li’ e lo ri-scrivo, a condizione – naturalmente – che poi mi ri-mettiate i commenti su Togliatti.

“Insieme”

Dalla newsletter di Internazionale:

Romano e Flavia Prodi, mezzo secolo insieme

È possibile conciliare la vita familiare con la politica? E come si vive accanto a un uomo pubblico che ha importanti responsabilità di governo? Sono alcuni dei temi trattati nella “Politique du coeur”, il libro di Romano e Flavia Prodi, pubblicato alla fine del 2005 in Italia con il titolo “Insieme”, e ora in uscita in Francia. Più che una guida pratica per “coppie politiche” il libro è la testimonianza di un’esperienza di vita: 50 anni di storia italiana raccontati attraverso le esperienze personali del Professore e della moglie Flavia.
Le Monde, [in francese]                

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Un giorno in pretura

Questa e’ la ri-scrittura di un vecchio post che e’ andato purtroppo perduto.  Chi si ricorda altre cose che avevo scritto e che ho dimenticato me lo dica pure.  Idem chi aveva messo commenti: ovviamente – se ne ha voglia – li puo’ ri-mettere.

E’ venuto il momento di parlare un po’ di giustizia (intendo, quella con la g minuscola) per commentare un paio di avvenimenti che stanno tenendo banco da queste parti in questi giorni.  Si parla, appunto, di processi, giudici e imputati.

Il primo avvenimento e’ l’inizio, all’Aja, del processo contro Ramush Haradinaj, ex primo ministro del kosovo nonche’ leader storico dell’UCK, il movimento di liberazione nazionale e di resistenza contro i Serbi degli anni 90.  Qui parliamo del Tribunale dell’Aja per l’Ex Jugoslavia, quello – tanto per rintenderci – che ha processato Milosevic. 

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Questo a destra e’ lui, e l’AAK e’ il suo partito, da lui fondato. 

Ramush (basta il nome, un po’ come da noi se dici Silvio, tutti sanno di chi parli) e’ stato ed e’ ancora una figura leggendaria qui in Kosovo.  Mi sono recentemente reso conto che molti luoghi pubblici di citta’ del Kosovo sono intitolate al fratello Luan, ad esempio, che ha perso la vita nel 1997 durante un’operazione di guerriglia. 

Un annetto fa RAmush (qui potete trovare una sua biografia) era primo ministro del governo provvisorio kosovaro, quando e’ stato raggiunto dalla notizia che su in Olanda avevano appena pubblicato un atto di accusa che gli contestava di aver commesso una serie di cose non propriamente edificanti - crimini contro l’umanita’ - tra cui ammazzamenti e persecuzioni, non solo a danno di serbi ma anche a danno di albanesi appartenenti a un movimento di liberazione parallelo all’UCK.  Per completezza dell’informazione metto anche il link alla versione integrale dell’indictment contro di lui 29.gif

Insomma, il caro (?) Ramush il giorno dopo (letteralmente) la pubblicazione di queste accuse si dimette, prende un aereo e se ne va all’Aja.  Per motivi non chiari (su cui si possono elaborare varie teorie, piu’ o meno dietrologiche) l’imputato viene pero’ presto rimesso in liberta’, e se ne torna in Kosovo da privato cittadino, in attesa che inizi il processo.

Adesso il momento e’ arrivato, e vedremo se ci sara’ qualcuno che osera’ sfidare l’omerta’ e testimoniare contro l’uomo piu’ potente del Kosovo, o se – come molti dicono – sara’ la (legittima) fifa ad avere la meglio sui testimoni.

Qui l’evento e’ comprensibilmente molto sentito, e da molti con atteggiamento partigiano: qui vedete ad esempio i manifesti comparsi come funghi il giorno del processo in tutte le citta’ del Kosovo (qui e’ Prizren, ma a Pristina e’ peggio, e’ tipo come quando da noi c’e’ una mostra o uno spettacolo importante).

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Dicono “Me Ramushin” (Ramush siamo con te).  Insomma, e’ la vecchia storia, trita e ritrita qui nei Balcani, ma credo in generale in tutti i Paesi che vivono situazioni di post-conflitto, per cui chi e’ criminale per me e’ un eroe di guerra per te, e viceversa…

Intanto per il 4 aprile a Prizren si fara’ una bella marcia (pacifica) in suo favore.  Vedremo…

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Comunque, l’altra vicenda giudiziaria che volevo menzionare e’ sempre ambientata lontano di qui, e sempre all’Aja, ma ha cine protagonista un altro organo giudiziario (la Corte Internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite), e riguarda l’importante sentenza Bosnia v. Serbia del 26 Febbraio.  La vicenda, iniziata nel 1993, ha ad oggetto la pretesa violazione da parte della Serbia della convenzione contro il genocidio del 1948; la Bosnia denuncia le orribili violenze che l’esercito Yugoslavo ma non solo (paramilitari, esercito della Republika Srpska) stanno commettendo sul suo territorio.  Nel 1995, Srebrenica, lungi da esserne l’unico esempio, ne sara’ solo l’epilogo piu’ cruento.

Insomma, parte la causa, uno Stato denuncia l’altro, e con tutta calma, quattordici (!) anni dopo (peggio che al tribunale di Reggio Calabria, con tutto il rispetto per i calabresi) la Corte fa uscire la sentenza, in cui non da’ propriamente ragione ne’ propriamente torto a nessuno.  Dice, in sostanza, che la Serbia (in quanto Stato) non e’ responsabile di aver direttamente commesso alcun genocidio; dice anche pero’ che la stessa Serbia ha colpevolmente omesso di attivarsi al fine di prevenirlo, e soprattutto (soprattutto lo dico io) non ha fatto in modo che i responsabili (persone fisiche, quali il gia’ menzionato generale Mladic ad esempio) venissero puniti.

Si torna insomma al dilemma criminali di guerra/eroi, e alla puzzolente questione nazionalismi, che troppo spesso la fanno da padrone nella politica internazionale.  Questo e’ il motivo in fondo in fondo per cui la Serbia non consegna il vecchio Mladic, per cui i Croati non volevano consegnare il generale Gotovina… Insomma, chi lo sa.  La tentazione di buttare li’ giudizi e’ forte, e a volte lo faccio.  Mah.  A volte piu’ semplicemente queste cose rinuncio a capirle, anche perche’ io in fondo in fondo la guerra cosa vuol dire non lo so.