Questa e’ la ri-scrittura di un vecchio post che e’ andato purtroppo perduto. Chi si ricorda altre cose che avevo scritto e che ho dimenticato me lo dica pure. Idem chi aveva messo commenti: ovviamente – se ne ha voglia – li puo’ ri-mettere.
E’ venuto il momento di parlare un po’ di giustizia (intendo, quella con la g minuscola) per commentare un paio di avvenimenti che stanno tenendo banco da queste parti in questi giorni. Si parla, appunto, di processi, giudici e imputati.
Il primo avvenimento e’ l’inizio, all’Aja, del processo contro Ramush Haradinaj, ex primo ministro del kosovo nonche’ leader storico dell’UCK, il movimento di liberazione nazionale e di resistenza contro i Serbi degli anni 90. Qui parliamo del Tribunale dell’Aja per l’Ex Jugoslavia, quello – tanto per rintenderci – che ha processato Milosevic.
Questo a destra e’ lui, e l’AAK e’ il suo partito, da lui fondato.
Ramush (basta il nome, un po’ come da noi se dici Silvio, tutti sanno di chi parli) e’ stato ed e’ ancora una figura leggendaria qui in Kosovo. Mi sono recentemente reso conto che molti luoghi pubblici di citta’ del Kosovo sono intitolate al fratello Luan, ad esempio, che ha perso la vita nel 1997 durante un’operazione di guerriglia.
Un annetto fa RAmush (qui potete trovare una sua biografia) era primo ministro del governo provvisorio kosovaro, quando e’ stato raggiunto dalla notizia che su in Olanda avevano appena pubblicato un atto di accusa che gli contestava di aver commesso una serie di cose non propriamente edificanti - crimini contro l’umanita’ - tra cui ammazzamenti e persecuzioni, non solo a danno di serbi ma anche a danno di albanesi appartenenti a un movimento di liberazione parallelo all’UCK. Per completezza dell’informazione metto anche il link alla versione integrale dell’indictment contro di lui
Insomma, il caro (?) Ramush il giorno dopo (letteralmente) la pubblicazione di queste accuse si dimette, prende un aereo e se ne va all’Aja. Per motivi non chiari (su cui si possono elaborare varie teorie, piu’ o meno dietrologiche) l’imputato viene pero’ presto rimesso in liberta’, e se ne torna in Kosovo da privato cittadino, in attesa che inizi il processo.
Adesso il momento e’ arrivato, e vedremo se ci sara’ qualcuno che osera’ sfidare l’omerta’ e testimoniare contro l’uomo piu’ potente del Kosovo, o se – come molti dicono – sara’ la (legittima) fifa ad avere la meglio sui testimoni.
Qui l’evento e’ comprensibilmente molto sentito, e da molti con atteggiamento partigiano: qui vedete ad esempio i manifesti comparsi come funghi il giorno del processo in tutte le citta’ del Kosovo (qui e’ Prizren, ma a Pristina e’ peggio, e’ tipo come quando da noi c’e’ una mostra o uno spettacolo importante).
Dicono “Me Ramushin” (Ramush siamo con te). Insomma, e’ la vecchia storia, trita e ritrita qui nei Balcani, ma credo in generale in tutti i Paesi che vivono situazioni di post-conflitto, per cui chi e’ criminale per me e’ un eroe di guerra per te, e viceversa…
Intanto per il 4 aprile a Prizren si fara’ una bella marcia (pacifica) in suo favore. Vedremo…
Comunque, l’altra vicenda giudiziaria che volevo menzionare e’ sempre ambientata lontano di qui, e sempre all’Aja, ma ha cine protagonista un altro organo giudiziario (la Corte Internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite), e riguarda l’importante sentenza Bosnia v. Serbia del 26 Febbraio. La vicenda, iniziata nel 1993, ha ad oggetto la pretesa violazione da parte della Serbia della convenzione contro il genocidio del 1948; la Bosnia denuncia le orribili violenze che l’esercito Yugoslavo ma non solo (paramilitari, esercito della Republika Srpska) stanno commettendo sul suo territorio. Nel 1995, Srebrenica, lungi da esserne l’unico esempio, ne sara’ solo l’epilogo piu’ cruento.
Insomma, parte la causa, uno Stato denuncia l’altro, e con tutta calma, quattordici (!) anni dopo (peggio che al tribunale di Reggio Calabria, con tutto il rispetto per i calabresi) la Corte fa uscire la sentenza, in cui non da’ propriamente ragione ne’ propriamente torto a nessuno. Dice, in sostanza, che la Serbia (in quanto Stato) non e’ responsabile di aver direttamente commesso alcun genocidio; dice anche pero’ che la stessa Serbia ha colpevolmente omesso di attivarsi al fine di prevenirlo, e soprattutto (soprattutto lo dico io) non ha fatto in modo che i responsabili (persone fisiche, quali il gia’ menzionato generale Mladic ad esempio) venissero puniti.
Si torna insomma al dilemma criminali di guerra/eroi, e alla puzzolente questione nazionalismi, che troppo spesso la fanno da padrone nella politica internazionale. Questo e’ il motivo in fondo in fondo per cui la Serbia non consegna il vecchio Mladic, per cui i Croati non volevano consegnare il generale Gotovina… Insomma, chi lo sa. La tentazione di buttare li’ giudizi e’ forte, e a volte lo faccio. Mah. A volte piu’ semplicemente queste cose rinuncio a capirle, anche perche’ io in fondo in fondo la guerra cosa vuol dire non lo so.
interessante la questione dei cartelloni ed egli eroi.
In Italia siamo andati oltre, abbiamo addirittura intitolato vie e piazze a palmiro togliatti che di torture e di altre cosucce che non si dovrebbero fare è stato uno dei più grandi esperti del dopoguerra.
ma parliamo di cose serie……l’amichetta????
Grande Rex (?) bravo, fai una bella cosa: parla dell’amichetta e lascia stare “Il Migliore”..
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