Non so in Italia…

… ma qui continua a fare un freddo porco.  Pioggia, vento, grandine anche una volta.

Mi consolo con i ricordi del mare e della Grecia – metto un paio di foto, tanto cosi’ per fare…

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ne ho anche di piu’ belle, ma non so piu’ dove le ho messe, quando le trovo le metto su

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Poi la bella notizia di oggi e’ che finalmente il Ministero degli esteri ha dato il via libera alla mia nomina, quindi e’ ufficiale: da domani potete chiamarmi con il titolo che mi compete: Senior (?) Legal Analyst.  Grazie, grazie.

Poi cos’altro.  Mi sto godendo un po’ la ricca vita notturna pristinese, c’e’ sempre qualcuno che parte e che fa una festa di addio, qualcuno che fa gli anni e fa una festa di compleanno, cose cosi’.  Poi sono andato ieri sera al Grand Prix di musica classica, c’erano dei ragazzi (la maggior parte kosovari) alcuni molto bravi, davvero. Volevo che vincesse un pianista bulgaro che sembrava il protagonista di Shine, si e’ presentato al microfono e nessuno ha capito una mazza di quel che ha detto, sguardo basso dietro a degli occhialoni giganti modello 50 anni fa, giacca inforforata e capelli a scodella, ma quando si e’ messo a suonare…  mamma mia.  Invece ha vinto un chitarrista kosovaro, molto simpatico, molto bravo, e molto piu’ applaudito del bulgaro.  Ancora piu’ applaudito e’ stato un clarinettista sempre kosovaro, piuttosto scarso, ma qui il clarinetto riscuote molto successo, il ragazzo e’ piaciuto molto. 

E stasera – ta taan!  Con due giorni di anticipo siamo stati tutti (noi italiani) invitati dall’ambasciata (che qui in realta’ non si chiama ambasciata, per ragioni politiche, ma “ufficio”) italiana, per un ricevimento in pompa magna.  Magna pare che sia il termine piu’ giusto - a sentire quelli che sono andati gli anni scorsi - data la quantita’ sfrenata di prosciutti et similia. 

Peccato, quest’anno non ci sara’ - causa impedimenti giudiziari,  ma l’anno scorso c’era anche Ramush (vi ricordate?), che conversava amabilmente in giardino con tutti gli ambasciatori e gli altri pezzi grossi presenti alla festa.  Insomma, un magna magna.

 

Domenica sera

Un bel weekend è arrivato alla fine purtroppo, domani è lunedi, per tutti -non solo per me – quindi non mi lamenterò.

Sono appena tornato dalla stazione dei bus, e sulla via del ritorno mi sono successe un paio di esperienze kosovare di cui vi volevo mettere a parte; mi sono fermato in uno dei negozietti sempre aperti a comprare due cose, tra cui una marmellata; ne avevo troavata una che sembrava buona, di fichi. Prima di prenderla, mi dico – vediamo un po’ se c’è la scadenza. C’era. 12 marzo 2006. Almeno questo c’ha l’onestà di lasciarle lì in bella vista, le sue date di scadenza; altri invece si dice che le tarocchino – che mica si butta via la roba dagli scaffali solo perchè è scaduta…

Allora ho ripiegato su un po’ di frutta – i prezzi qui non li ho ancora ben capiti: stasera ho pagato 3 euro un chilo di pesche. A Prizren una volta ho comprato delle mele a un euro quattro chili. Non si capisce bene, davvero.

Poi un’altra cosa, fantastico. In questo momento c’è un temporale bestiale con fulmini e pioggia a manetta. Giro l’angolo nella via vicino a casa mia, c’era una squadra di spazzini armati di idranti con cisterna al seguito che lavavano la strada. Poi meno male che han paura che quest’estate mancherà l’acqua…

Bel tempo

E io che non mi sono neanche piu’ portato giu’ la giacca, tanto faceva caldo in Italia…

L’avevo sentito dire da qualcuno, il proverbio kosovaro “il pezzo di legno piu’ grosso, tienilo per Maggio” (?), un proverbio che solo chi si spara un inverno scaldandosi con la stufa puo’ capire al volo.  Ovviamente l’avevo classificato tra le tante bufale che si sentono, ma qui poco ci manca che dobbiamo riaccendere le stufe veramente….

Ecco una foto in real time di Pristina vista dal mio ufficio, 7,30 di venerdi sera, prima di andare al nono piano a bermi un paio di birre agli happy hours dell’OSCE (yahooo!) e aspetto Vera che sta arrivando da Belgrado con il pulmino dei serbi. Poi andremo a una festa del mio amico Paolo che domani se ne torna in Italia.

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Qui piove che diolamanda.  Buon fine settimana a tutti, a presto!

Muri

Il capo e’ via due settimane, in Sicilia beato lui, a un corso (quello che ho fatto anch’io l’anno scorso, a Siracusa). Il capo e’ via e i topi giustamente ballano… E ristrutturano l’ufficio (era veramente una topaia – appunto – abbiamo trovato di tutto, fiori morti, forchette di plastica, faldoni dimenticati, tastiere polverose, addirittura anche una tastiera nel senso di pianoforte – e dei vecchi mouse-per restare in tema di sorci).

Intanto, a Peja hanno autorizzato i monaci del Patriarcato a costruirsi un bel muro intorno al loro monastero, i Kosovari cercano di capire cosa ha davvero pensato per loro il vecchio Martti Ahtissaari (guardatevi la seconda foto del link…), invece in Serbia Kostunica ne ha finalmente capito il succo: che il Kosovo diventerebbe indipendente. Sul versante positivo delle notizie, si registra che hanno condannato finalmente qualcuno per aver ucciso quattro anni fa il primo ministro Djindjic, e che nottetempo alcuni buontemponi hanno rimpiazzato il nome delle strade intitolate al caro, vecchio, progressista, defunto premier con il nome del piu’ benvoluto, criminale, superlatitante, super-protetto, Ratko Mladic.

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Cosi’ ribollono le cose, nel grande pentolone balcanico.

Ma insomma, a parte tutto, come state, tutti quanti? Sono riuscito a vedere qualcuno durante la mia fugace scappata in Italia questo weekend, e glie l’ho gia’ ricordato: scrivetemi ogni tanto! Commenti o email – sono i benvenuti. Ciao!

Vivo col cuore a meta’

Ciao a tutti, scusate l’assenza ma qui le cose si stanno mettendo male.

Scherzo naturalmente, non succede niente di particolare, solo e’ un periodo un po’ intenso.  Sono diviso tra mille cose, sono poco focalizzato sul presente ma sempre proiettato sulla prossima cosa da fare.  Vediamo di spiegare in ordine rigorosamente sparso. 

Innanzitutto e’ domenica pomeriggio e sono in ufficio.  A cazzeggiare direte voi, dato che scrivo sul blog, ma vi sbagliate. Colpa di una serie di task gentilmente sbolognate dal capo prima di andare in Bulgaria venerdi pomeriggio, e colpa del lavoro qui in HQ (headquarters) che e’ ben piu’ frenetico di quello della campagnola Prizren. Niente piu’ caffe’ turco in ufficio sul fornello, pause-colazione, chiacchieratone con giudici e prosecutor.

Ma non vi annoiero’ oltre con cose di lavoro.  Mi sono trasferito a Pristina, anche se ufficialmente la mia nuova posizione non e’ ancora… ufficiale appunto.  Diciamo che ci sono buone possibilita’, e ci sto scommettendo sopra.  Ma questo contribuisce un po’ all’incertezza globale del periodo, sto lavorando qui ma le istruzioni sono che ogni tanto devo andare a “far vedere la mia faccia a Prizren” o che devo venire qui ma “con un basso profilo”.  Mah…   Sta di fatto che dovendo lavorare la maggior parte del tempo qui ho deciso di prendere una casa che mi piaceva.  Era senza mobili, cosi’ sono dovuto andare nelle pause pranzo col proprietario (che non parla una ceppa di inglese, ho dovuto dare fondo a tutto il mio albanese e al mio serbo per fargli capire concetti base tipo “materasso” o “mi fa schifo quel divano”) a comprare il mobilio.  E meno male che ci sono andato, visto lo stile assurdamente pacchiano delle poche cose che ha comprato di sua iniziativa.  Interessante anche la questione-prezzi: camera da letto completa letto, materasso, mega armadio, comodini, cassettiera e addirittura specchio, 700 euro.  Altro che Aiazzone.  Tra l’altro ho scoperto che a Pristina c’e’ un intero quartiere di mobilifici. Proprio due/tre strade dove ogni numero civico c’e’ uno che fa i mobili. Pare che ci siano altri quartieri cosi’, uno dove sono tutti fabbri, l’altro dove vendono i tappeti. Boh.

Insomma, trasloco, sono a Prizren e devo andare a Pristina, sono a Pristina e penso che vorrei andare a Belgrado, vado a Belgrado ma devo gia’ subito tornare a Pristina…   e poi appunto imparare a fare un nuovo lavoro, e una serie di pasticci annessi che non sto a spiegare, legati a una burocrazia sfrenata che il signor OSCE ha introdotto nel corso degli anni, e che rende piuttosto difficile fare qualsiasi tipo di cosa, come avere accesso a una stampante, figuratevi pubblicare un rapporto annuale.  Insomma, sta di fatto che per adesso non ho accesso a internet dalla postazione dell’ufficio, ed e’ una delle ragioni per cui non ho piu’ postato.

Prima di andare vi racconto ancora degli ultimi weekend.  Belli.  E non esattamente riposanti.  Sono stato in Grecia per il ponte del primo maggio (cerco di mettere qualche foto appena ho tempo) e a Belgrado un paio di volte.  Questo weekend mi sono goduto la nightlife di Pristina (chi avrebbe mai detto fino a un anno fa che avrei potuto pensare a Pristina come a una specie di capitale del divertimento?), venerdi sera Happy hours sulla terrazza al nono piano del grattacielo dell’OSCE, poi con un mio amico olandese siamo andati al vernissage di una mostra di fotografia di un suo amico locale.  tutto molto cool, proiettore in giardino, DJ, vino e fragole.  Ci accoglie lui con berretto di lana e occhialoni da sciatore, “mi piace sciare e fare le foto, ecco come e’ nata questa mostra sulla neve” – praticamente c’erano le foto di lui e i sui amici quando vannoa sciare.  Pero’ era tutto molto cool, ed e’ stato interessante vedere che ci sono anche ragazzi giovani che sembrano un po’ intellettuali, o almeno che si interessano alla cultura (lasciamo perdere per un secondo che in questo caso erano le foto delle vacanze), giovani alternativi, mettetela come volete, l’importante e’ che non siano dei tamarri (come la piu’ parte dei loro genitori) che possono passare (e passano) tutto un weekend svaccati su un divano a vedere la Juve, il Manchester, il Prisitina FC, o il pugile Krasniqi.  Comunque, venerdi sera ho anche conosciuto un certo Naser, un uomo sulla cinquantina, che quando ha visto che ero italiano non ha capito piu’ niente, lui e’ un fanatico dell’Italia, ha studiato a Torino al Poli, e (attenzione Merlo e Pucccettone) quest’estate vuole tornarci, ma per insegnare come professore di ingegneria stradale.  Ho cercato di dirgli che non e’ cosi’ facile, ma mi ha liquidato con un “tutto e’ possibile”. Cosa vuoi rispondergli. Poi gli ho chiesto cheffa’ adesso. ”Un cazzo” mi ha detto in perfetto italiano. Pare che campi di affitti, qui rendono parecchio. Finche’ dura. 

Ah, poi tra un vino e una fragola, li’ alla mostra sullo sci, mi ha detto che ha quattro figli, tra i quindici e i vent’anni, e mi ha buttato li’ che stasera sua moglie era all’ospedale (da sola, dato che lui era li’ a sparare minchiate con me e il mio amico olandese, che intanto si faceva due palle tante a sentire noi che parlavamo italiano).  Cosa ci fa all’ospedale, gli chiedo.   Ma no niente, deve partorire.