Ciao a tutti, scusate l’assenza ma qui le cose si stanno mettendo male.
Scherzo naturalmente, non succede niente di particolare, solo e’ un periodo un po’ intenso. Sono diviso tra mille cose, sono poco focalizzato sul presente ma sempre proiettato sulla prossima cosa da fare. Vediamo di spiegare in ordine rigorosamente sparso.
Innanzitutto e’ domenica pomeriggio e sono in ufficio. A cazzeggiare direte voi, dato che scrivo sul blog, ma vi sbagliate. Colpa di una serie di task gentilmente sbolognate dal capo prima di andare in Bulgaria venerdi pomeriggio, e colpa del lavoro qui in HQ (headquarters) che e’ ben piu’ frenetico di quello della campagnola Prizren. Niente piu’ caffe’ turco in ufficio sul fornello, pause-colazione, chiacchieratone con giudici e prosecutor.
Ma non vi annoiero’ oltre con cose di lavoro. Mi sono trasferito a Pristina, anche se ufficialmente la mia nuova posizione non e’ ancora… ufficiale appunto. Diciamo che ci sono buone possibilita’, e ci sto scommettendo sopra. Ma questo contribuisce un po’ all’incertezza globale del periodo, sto lavorando qui ma le istruzioni sono che ogni tanto devo andare a “far vedere la mia faccia a Prizren” o che devo venire qui ma “con un basso profilo”. Mah… Sta di fatto che dovendo lavorare la maggior parte del tempo qui ho deciso di prendere una casa che mi piaceva. Era senza mobili, cosi’ sono dovuto andare nelle pause pranzo col proprietario (che non parla una ceppa di inglese, ho dovuto dare fondo a tutto il mio albanese e al mio serbo per fargli capire concetti base tipo “materasso” o “mi fa schifo quel divano”) a comprare il mobilio. E meno male che ci sono andato, visto lo stile assurdamente pacchiano delle poche cose che ha comprato di sua iniziativa. Interessante anche la questione-prezzi: camera da letto completa letto, materasso, mega armadio, comodini, cassettiera e addirittura specchio, 700 euro. Altro che Aiazzone. Tra l’altro ho scoperto che a Pristina c’e’ un intero quartiere di mobilifici. Proprio due/tre strade dove ogni numero civico c’e’ uno che fa i mobili. Pare che ci siano altri quartieri cosi’, uno dove sono tutti fabbri, l’altro dove vendono i tappeti. Boh.
Insomma, trasloco, sono a Prizren e devo andare a Pristina, sono a Pristina e penso che vorrei andare a Belgrado, vado a Belgrado ma devo gia’ subito tornare a Pristina… e poi appunto imparare a fare un nuovo lavoro, e una serie di pasticci annessi che non sto a spiegare, legati a una burocrazia sfrenata che il signor OSCE ha introdotto nel corso degli anni, e che rende piuttosto difficile fare qualsiasi tipo di cosa, come avere accesso a una stampante, figuratevi pubblicare un rapporto annuale. Insomma, sta di fatto che per adesso non ho accesso a internet dalla postazione dell’ufficio, ed e’ una delle ragioni per cui non ho piu’ postato.
Prima di andare vi racconto ancora degli ultimi weekend. Belli. E non esattamente riposanti. Sono stato in Grecia per il ponte del primo maggio (cerco di mettere qualche foto appena ho tempo) e a Belgrado un paio di volte. Questo weekend mi sono goduto la nightlife di Pristina (chi avrebbe mai detto fino a un anno fa che avrei potuto pensare a Pristina come a una specie di capitale del divertimento?), venerdi sera Happy hours sulla terrazza al nono piano del grattacielo dell’OSCE, poi con un mio amico olandese siamo andati al vernissage di una mostra di fotografia di un suo amico locale. tutto molto cool, proiettore in giardino, DJ, vino e fragole. Ci accoglie lui con berretto di lana e occhialoni da sciatore, “mi piace sciare e fare le foto, ecco come e’ nata questa mostra sulla neve” – praticamente c’erano le foto di lui e i sui amici quando vannoa sciare. Pero’ era tutto molto cool, ed e’ stato interessante vedere che ci sono anche ragazzi giovani che sembrano un po’ intellettuali, o almeno che si interessano alla cultura (lasciamo perdere per un secondo che in questo caso erano le foto delle vacanze), giovani alternativi, mettetela come volete, l’importante e’ che non siano dei tamarri (come la piu’ parte dei loro genitori) che possono passare (e passano) tutto un weekend svaccati su un divano a vedere la Juve, il Manchester, il Prisitina FC, o il pugile Krasniqi. Comunque, venerdi sera ho anche conosciuto un certo Naser, un uomo sulla cinquantina, che quando ha visto che ero italiano non ha capito piu’ niente, lui e’ un fanatico dell’Italia, ha studiato a Torino al Poli, e (attenzione Merlo e Pucccettone) quest’estate vuole tornarci, ma per insegnare come professore di ingegneria stradale. Ho cercato di dirgli che non e’ cosi’ facile, ma mi ha liquidato con un “tutto e’ possibile”. Cosa vuoi rispondergli. Poi gli ho chiesto cheffa’ adesso. ”Un cazzo” mi ha detto in perfetto italiano. Pare che campi di affitti, qui rendono parecchio. Finche’ dura.
Ah, poi tra un vino e una fragola, li’ alla mostra sullo sci, mi ha detto che ha quattro figli, tra i quindici e i vent’anni, e mi ha buttato li’ che stasera sua moglie era all’ospedale (da sola, dato che lui era li’ a sparare minchiate con me e il mio amico olandese, che intanto si faceva due palle tante a sentire noi che parlavamo italiano). Cosa ci fa all’ospedale, gli chiedo. Ma no niente, deve partorire.