Un anno di Blog

Come sempre, per certi versi sembra ieri, per altri un secolo fa. Il tempo mi gioca brutti scherzi. Le settimane passano via velocissime, e purtroppo anche i weekend. Se penso pero’ che otto giorni fa ero in Grecia, quasi non ci credo – mi sembra sia passato un mese.

E ridendo e scherzando, e’ gia’ pasato un grasso anno da quando sono sbarcato in Kosovo.

Un anno fa esatto – mi ricordo – ero a casa del mio amico Rodrigo qui a Pristina, con valigie e tutto, che mi chiedevo se in fondo non mi sarei poi pentito di aver lasciato l’Italia e tutto il resto, per qualcosa che ai tempi mi sembrava quantomeno incerto. Adesso, posso dire che e’ stato l’anno sicuramente piu’ intenso e probabilmente anche piu’ interessante della mia vita. Ho imparato un sacco di cose, un nuovo lavoro (anzi due) e nuove lingue. Ho conosciuto persone interessanti e nuove culture, sentito storie strane. Ho scorrazzato in lungo e in largo per i Balcani (ho fatto piu’ di 6000 km di buche negli ultimi due mesi, solo con la mia macchina), Serbia, Grecia, Macedonia, Albania… Ho imparato a conoscere il Kosovo, dove ho scoperto molti posti assurdi, ma anche altri molto belli.

E proprio a questi posti molto belli vorrei dedicare questo post. Trovate di seguito alcune foto che ho fatto del tanto bistrattato Kosovo, che certo sotto molti punti di vista non e’ uno splendore, ma che qualcosa di bello da offrire ce l’ha, eccome. I monasteri ad esempio (quelli che gli Albanesi non hanno distrutto), le montagne, le moschee, e le colline. Dedico quindi questo primo anno di blog al Kosovo, ai suoi casini, alla sua gente, e a tutto quello che mi e’ successo in questi ultimi dodici mesi di vita.
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Novo Brdo

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Sull’ “autostrada” Pristina-Skopje

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Gracanica

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Brod

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Dubrave

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Boston (si, “Boston”)

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Lipjan

Mubarek Ramadan!

Forse non ve ne sarete accorti, ma oggi e’ iniziato il Ramadan. O Ramazan, non ho ancora ben capito se si puo’ dire in tutti e due i modi o che. Un bel mesetto di digiuno e preghiera per tutti gli amici musulmani. Non se magna, niente sigarette, basta caffe’, manco l’acqua si puo’ bere.

Non tutti lo fanno, ma alcuni lo prendono puttosto sul serio. Come questi che a Peja (Pec), una zona super-albanese del Kosovo, hanno attaccato dei volantini comunicando che “Ramadan is a holy month, those who open their coffee bars and restaurants during day time, let them know that they will be punished and that they are Serbians.”

Va be’.  Io per celebrare il mio Ramadan laico come si deve (oggi qui era vacanza) sono andato a fare un po’ di contemplazione spirituale in montagna a Bresovica. Il ettori piu’ affezionati si ricorderanno del mio piccolo reportage di quest’inverno sulle piste sgangherate di questa remota localita’ semi-turistica.  D’estate e’ altrettanto bello e sgangherato. E’ la seconda volta che ci vado, con la mia amica americana Becky.

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Una tipa molto simpatica, ma con la pericolosa tendenza ad esaltarsi quando vede una salita. Piu’ ripida e’ piu’ e’ alta la probabilita’ di trovarcisi presto sopra, a quattro zampe, a scalarla.

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Il posto e’ veramente bello. Oggi faceva un po’ freddino, ma andava giusto bene per non sudare e non faticare troppo. Con un sacco di nuvole che ci passavano veloci sull testa, e un buon profumo di erba che mi ha fatto dimenticare con piacere i miasmi di Pristina.

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Comunque, quelli che dicono che il kosovo e’ una porcheria dovrebbero venire a farsi un giro qui, o ai monasteri, o a Brod, o a Prizren. Ce ne sono di luoghi belli da vedere, anche in un posto sfigato come il Kosovo.

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Sulla via del ritorno abbiamo pure trovato de soldati ucraini della KFOR che se ne andavano in giro in montagna con il loro carro armato. Ci hanno subito fermato, e forse pensando che fossimo dei locali hanno voluto farsi una foto con noi. saltavano fuori da sto carroarmato come dei conigli dalla tana. Cosi’ ci siamo fatti la foto tutti insieme, con gli ucraini. Non che ci siamo detti molto. Ma dopo un po’ e’ pure saltata fuori una telecamera, un ucraino ha filmato per qualche secondo noialtri in posa per la foto. Al che ho azzardato un “ciao mamma”, per movimentare un po’ la faccenda, ma non ho avuto molto seguito.

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Poveracci, incontrare noi sara’ la cosa piu’ eccitante che gli e’ capitata negli ultimi tre mesi. Mah.

Comunque, dopo quattro o cinque ore di camminata me ne sono ancora andato bel bello a farmi lo stampo serbo per andare appunto in Serbia. Un giretto attraverso tre Stati (dovrei dire due e mezzo, dato che uno e’ il Kosovo) e altrettante frontiere. Quelle quattro ore di macchina chef a sempre piacere farsi. E domani si va a Belgrado!