Il mio universo kosovaro e’ popolato da una galleria di personaggi particolari, a tratti allucinanti.
Gani e’ uno d questi.
Gani ha 52 anni, ha lavorato per trent’anni girandosi la Yugoslavia come rappresentante di ditte come Palmolive e Barilla (dice lui). Adesso e’ proprietario di una serie di edifici piu’ o meno legali in tutta Pristina, tra cui il King Casino. Se ne va in giro in BMW nera, il piu’ delle volte accompagnato da una cricca composta dal figlio energumeno, da un tizio piccolissimo con gli occhialetti di nome Xhelal, e (ma piu’ raramente) l’antipatica figlia piu’ giovane, Besa. Gani ha pure un altro figlio piccolissimo, di due anni credo, oltre ad alcuni altri figli che non ho mai visto.
Si da’ il caso che sia anche proprietario di casa mia.
Ora io dico: tu, persona normale, ti fai il culo tutta la vita, fai il rappresentante della Barilla o quel che e’, sei – non dico uno, ma – vari gradini sopra la media degli squattrinati albano-kosovari, ma vorrai vivere di rendita o quantomeno tirare un po’ il fiato, no?
Gani no. Ha da poco finito di costruire la casa dove abito io (sono arrivato sei mesi fa a Pristina, ed ero il primisimo inquilino di tutto il palazzo): sono dieci appartamenti, che gli rendono 500 euro l’uno (tranne i babbei di poliziotti svedesi del terzo piano, che ne pagano 700, ma questa e’ un’altra storia), fanno 5.000 euro al mese solo di affitti, ma vorrai metterti un po’ in pace, andare a giocare nel tuo casino’ o stare con tuo figlio di due anni?
No. Dovunque ci siano problemi, casini, lavori sporchi da fare, stai tranquillo che ci trovi Gani. La triade Xhelal/Gani/figlio-di-Gani te la puoi beccare a mezzogiorno del 10 agosto a imbiancare le scale, a cambiare lampadine in bilico su sedie pericolanti, a montare mobili scadenti di nuovi inquilini. Te li puoi perfino trovare che riparano un tubo di fogna sotto casa, a piedi nudi nel fango in mezzo alla strada. Poi Gani li fa salire tutti sulla sua BMW e se ne torna a casa. Dovunque c’e’ un casino serio, poco distante c’e’ Gani.
Il dramma e’ che i casini in cui lo vedi, molto spesso li ha creati lui stesso.
Prendiamo il mio appartamento:
All’apparenza sembra una bella casa, e in effetti lo e’. Piu’ bella probabilmente di quelle da studente che ho avuto in Italia. Ma non fatevi trarre in inganno: cade a pezzi.
Fino a ieri sera i danni nel mio appartamento erano stati modesti: un pezzo di soffitto del balcone caduto, un davanzale ammuffito, uno sciacquone difettoso. Da notare ovviamente che e’ tutta roba nuova: la casa ha al massimo sei mesi.
Ma un’idea della qualita’ della casa di Gani me l’avevano data i miei sfortunati vicini: al mio vicino americano Joseph gli e’ partito un tubo: tappeto afghano da buttare e pavimento gonfiato. La vicina canadese del pianterreno: due boiler e tubo della doccia saltato: allagamento totale, gatto salvato per miracolo, ma ora muffa dappartutto. Vicino Francesco: scoppiate tutte le luci della casa. Lui ha anche voluto il condizionatore: glie l’han montato non in alto sul muro, ma rasoterra. La biacca che Gani ha dato il 10 agosto per le scale sta gia’ venendo via.
Quel che c’e’ di buono con Gani e’ che quando hai un casino, e lo chiami, lui venire viene sempre, a qualsiasi ora. Di solito si materializza quando stai scolando la pasta.
Una volta quest’estate (povero cristo) era pure venuto quando l’ho chiamato ale 4 di notte: ero appena tornato con il bus notturno da Belgrado, e – come nel peggiore degli incubi di chi torna a casa morto di sonno – non riesco a aprire la porta di sotto. Colpa dei poliziotti svedesi, che han chiuso da dentro. Ma che dire dell’inteligentone che ha previsto una porta d’ingresso comune che si puo’ bloccare da dentro come la porta di un cesso? Ricordo che per aprirmi Gani, in ciabatte, scavalco’ come un ladro la rete del giardino ed entro’ nell’appartamento della vicina canadese, che per fortuna non c’era.
Anche stasera Gani e’ arrivato subito.
L’avevo chiamato perche’ sentivo che il quadro elettrico faceva di nuovo fzzzst fzzzssst, ed emanava – di nuovo – una inquietante puzza di bruciato. Un po’ scazzato a dire il vero, perche’ il quadro elettrico l’ha appena fatto cambiare due settimane fa, ma Gani arriva.
Arriva, e come temevo inizia a trafficare. “Portami una sedia”. Gli faccio presente che onde evitare casini forse e’ meglio chiamare direttamente un elettricista, magari non lo stesso dell’altra volta. “Dammi un cacciavite”. Vedo che lo ficca in mezzo ai cavi, causando grandi scintilloni. Certo non ha paura di restarci secco. Ribadisco che e’ meglio l’elettricista, ma lui ci da’ ancora di cacciavite, imperterrito. Prima di arrendersi, impotente di fronte alla scadente qualita’ della sua stessa casa, Gani e’ riuscito comunque a sputtanarmi il frigo. Non so che ha fatto, immagino che abbia tagliato il cavo che va in cucina, ma sta di fatto che il frigo non va piu’. Comunque, ecco la diagnosi di Gani rispetto al mio problema originario: e’ colpa del riscaldamento elettrico. Fa cortocircuito. Puo’ essere pericoloso. Cura: non accendere il riscaldamento. Gli faccio timidamente notare che fuori stasera ci saranno -5, ma lui alza le spalle . “Domani cambiamo di nuovo tutto”. Risultato dell’aiuto di Gani: sono senza riscaldamento, senza frigo, e il quadro elettrico fa ancora gli scintilloni.
Nel frattempo e’ arrivato da sotto il vicino Francesco. Deve pagare a Gani delle bollette e la signora delle pulizie. Lui a Gani gli parla direttamente in italiano, con abbondanti pacche sulle spalle. Funziona, finche’ va tutto bene. Stavolta non e’ cosi’: Gani vuole 30 euro che Francesco non gli vuol dare. Tocca allora a me il compito di tradurre i negoziati italiano/serbo. Ci metto anche un po’ di albanese qua e la’. La situazione si fa tesa, Francesco ha sempre paura di essere truffato. Ma piu’ o meno si trova un accordo.
Alla fine offro ai due negoziatori un bicchierino di rakia, e Gani si imbarca nei soliti discorsi che si sentono da queste parti, di quanto si sta bene in Kosovo, che qui non c’e’ criminalita’, in Serbia ti ammazzano per cento euro ( il bello e’ che e’ lo stesso discorso che senti, a parti invertite, a Belgrado). “Anche se con Tito si stava meglio.” “Ma anche sotto Tito comunque il Kosovo non e’ mai stato Serbia.” Gli chiedo come va la salute, vedo che ha smesso di fumare, mi cominciavo a preoccupare. Dice che ha avuto un’operazione, adesso sta meglio. “Mi hanno fatto anche le analisi per il SIDA”. Gli chiedo se ho capito bene, lui mi dice “Si si, AIDS! Da quando sono arrivati tutti questi neri, Bangladesh, Africani, Libanesi (!), avevo paura di essermelo preso anch’io”.
Io quanto a soldi di Gani mi sono fidato fin dall’inizio. In casa mia, quando sono entrato, non c’erano i mobili, neanche la cucina, solo i muri e le porte. Gani voleva affittare non ammobiliato, ma la casa mi piaceva, e dandogli un vergognoso anticipo si e’ convinto a comprarli. Poteva fregarmi tutti quei soldi, ma non l’ha fatto. Da quel giorno, del Gani-ragioniere mi fido.
Quello di cui invece non mi fido e’ il Gani elettricista/muratore/idraulico/imbianchino. Stasera ad esempio (ma qui e’ anche colpa mia…), se ne stava andando via, lasciandosi alle spalle scintilloni, un frigo spento e un riscaldamento rotto. Dovevo lasciarlo andare. Invece ho la scellerata idea di chiamarlo un attimo indietro perche’ mi sono ricordato che c’e’ una piccola perdita di acqua dallo scaldabagno. Da qualche giorno ci ho messo una pentola sotto. Gli suggerico di chiamare un idraulico. Invece McGyver-Gani parte lui all’azione: “dammi il cacciavite” (ci fa tutto, lui, col cacciavite). Inizia un pericoloso traffico di svita/avvita. Da li’ a poco ecco che il gocciolamento prontamente aumenta, diventa uno zampillo. Dopo, mi ricordo solo di un Gani che cerca di tappare col pollice un tubo del boiler che sprizza, tubo che si stacca dal muro, Gani con getto d’acqua in faccia, Gani che tappa col palmo il getto, Gani che abbandona il cesso al suo destino, Gani che corre al pianterreno a chiudere il rubinetto. Domani niente doccia.




