trentanove

E’ la percentuale di serbi che ha votato al primo turno delle presidenziali per quella simpatica canaglia di Nikolic.
So che non ve ne frega niente, ma ve lo dico lo stesso. Aggiungo solo la considerazione che e’ un po’ inquietante pensare che piu’ di un terzo degli elettori serbi voglia che il loro paese diventi una provincia russa insieme alla Bielorussia. Vedremo, si dice che al secondo turno l’attuale presidente (piu’) democratico, Tadic, abbia buone chances di fargli il mazzo.
Settimana di grandi avvenimenti invece in Kosovo: fervono i preparativi del comitato di accoglienza per il ritorno a casa in grande stile del nostro caro vecchio amico Ramush, che dovrebbe essere assolto questa settimana dal Tribunale dell’Aja. Peccato per quel testimone a cui han tirato il collo, e anche per quegli altri che di andare a testimoniare contro l’uomo piu’ potente del Kosovo, proprio non se la sono sentita. Ma come, con una faccia da angioletto cosi’…

Uno pensa: “che male ti puo’ fare?”

Certo, invece visto cosi’…

… fa tutto un altro effetto, vero? Comunque, peccato davvero per gli amici testimoni. Forse, con il loro aiuto il processo all’amico Fritz avrebbe preso una piega diversa da quella che sembra invece portarlo inevitabilmente dritto dritto fuori dalla cella. Intendiamoci, non che Ramush in questi due anni abbia solo visto il sole a scacchi: prima di tutto in attesa del processo, Ramush (consegnatosi spontaneamente il giorno dopo la pubblicazione delle accuse contro di lui, questo biogna ricordarlo) se ne stava tranquillo a casa sua (molto vicino a casa mia peraltro).

Poi il processo comincia, Ramush suona il campanello della galera, e ci rientra. Ma non ci sta poi tantissimo, un permessino per le vacanze estive, poi gli muore qualcuno in famiglia e che non vuoi farlo andare al funerale, e Natale, si sa, devi farlo coi tuoi…Il povero Slobo, in fondo, ai giudici dell’Aja aveva poi solo chiesto di potersi andare a curarsi il cuore in Russia…! I cattivoni glie l’han negato, e lui in galera ci e’ morto.

Ecco, vedete quando dicevo “grandi preparativi per Ramush” cosa intendevo? In tutta la citta’ sono spuntati questi simpatici manifesti. Certo, di lui ne han bisogno si: il suo partito, in sua assenza, ha fatto un bel fiasco alle elezioni e non e’ neppure piu’ al governo. Mi chiedo solo il perche’ della scritta “we need you, now!”, in inglese.. A chi si rivolgono veramente sti manifesti? Mboh.

So solo che non e’ la prima volta: beccatevi ad esempio quest’altro:

Ma va be’. Forse e’ ora di cambiare argomento, che vi sarete gia’ stufati da un pezzo. Facciamo un po’ di cronaca nera? Ci sta sempre bene (telegiornale docet). Domenica sera mi scrive un SMS una mia amica dall’America. Questi sanno sempre tutto. “Ho letto dell’esplosione a Dragodan [il quartiere dove abito]. Stai bene?”. Io non avevo sentito niente, manco un petardo, altro che bomba.. Vado a vedere su Internet: porca miseria, era vero. Quattro feriti. Avremmo poi saputo, l’indomani, che si trattava in realta’ di una semplice bomba a mano tirata contro una casa privata. Non che faccia meno male di una bomba vera, una bomba a mano, ma il fatto e’ che le granate qua, tra vicini, volano come da noi volano i vaffanculo. Qui passano direttamente all’azione. Succo della storia: falso allarme. Le solite granate tra vicini.

Appro appro approposito di bombe: che vi avevo detto? Vi ricordate la storia del trionfante polizziotto ucciso dal lurido mafioso per colpa della fichissima cantante? E della bombetta scoppiata nel negozio del lurido? Lo dicevo o no che bisognava sospettare di qualche frangia armata della polizia? Embe’, oggi ne hanno arrestati due, di poliziotti, insieme a un altro tizio legato piu’ o meno agli stessi ambienti (la TMK o KPC, gli ex UCK, domati dagli internazionali, disarmati, e ridotti a una specie di protezione civile, che – pare – diventera’ pero’ il futuro esercito del Kosovo. Per ora c’e’ la KFOR, non c’e’ l’esercito. Chiudiamo sta parentesi che e’ ora. Chi ne vuole sapere di piu’ si vada a vedere questo sito).

Vorrei concludere per questa sera con un doveroso tributo all’idolo di grandi e piccini: 50 Cent. Ho scoperto una roba interessantissima. Sto povero cristo di 50 Cent, mi ero dimenticato di dirlo, ha fatto il suo concerto allo stadio di Pristina, il 17 dicembre, ALL’APERTO! con meno dieci gradi. La cosa mi puzzava un po’. Devono avergliene dati, di soldi, per fare sto concerto, all’aperto a dicembre, in un buco come Pristina, dove il piu’ grande artista che si era esibito finora era Johnny Vendetta (non sto scherzando, esiste veramente). Insomma, chi ha pagato per le chiappe fredde di 50 Cent? Tattaratan! IPKO.net. Tutto il concerto era in realta’ una grande operazione commerciale per il lancio in grande stile del secondo operatore mobile del Kosovo. La situazione telefonica rasenta la demenzialita’: si telefona da casa con un prefisso serbo, si chiama dall’ufficio con il VOIP tedesco, e si telefona col prefisso dei telefonini di Monaco. Ed ecco che arriva IPKO, che si lancia, dopo mille vicissitudini, condite anche qui da qualche attentatuccio, come secondo operatore mobile del Kosovo. Un mercato di 2 milioni di persone: non tantissime, e’ vero. Il bello pero’ e’ che piu’ della meta’ di questi ha meno di 25 anni. Un esercito di pollici, pronti a pigiare miliardi di “invia messaggio”. Andatevi a vedere le foto del concerto sul link che ho messo sopra, o beccatevi uno delle migliaia di video scadenti, fatti da altrettanti telefonini costosissimi, e branditi da altrettanti spettatori poco paganti.Il biglietto? Non c’era, appunto. Ma per enrare, i 20.000 spettatori han dovuto comprare ognuno una carta sim di IPKO.

Elephant

Sara’ il caso che parliamo un po’ della situazione qui.

Da titolo, come spesso accade su queste pagine, non si capisce un granche’. Direte voi, dopo il film di Gus van Sant, dopo l’album dei White Stripes, mo ci si mette pure sto blog.

Ma andiamo per ordine e capiremo tutto quanto. Dicevo, la situazione qui. Grandi cambiamenti: vado via un mesetto e succedono un sacco di cose. No, non mi riferisco tanto al concerto di 50 Cent (si si, proprio il rapper, il 17 dicembre ha fatto un concerto allo stadio di Pristina: 20.000 persone), e – a dire il vero – non mi riferivo neanche ai fattacci della vigilia di Natale (qualcuno ha pensato bene di tirare un paio di molotov contro il bus di Adio Tours, quello che prendo di solito per andare a Belgrado. Una bazzecola, se si pensa che nel 2001 il caro Adio l’han proprio fatto saltare in aria).

“Paris Hilton Maradona tette Berlusconi tette Juve” (scusate, e’ un ‘idea di giorgetto, cosi’ il blog esce di piu’ su google)

Ma sto divagando ancor prima di cominciare. Voleva essere un post serio. Dicevo, grandi cambiamenti. Il succo, per venire al punto, e’ che il nuovo governo kosovaro che ha giurato la scorsa setttimana ha annunciato che dichiarera’ l’indipendenza entro poche settimane. Niente di cosi’ rivoluzionario, direte voi, sono mesi che ci racconti sta roba. La differenza e’ che stavolta sembra (dico, sembra) che lo faranno per davvero.

Per chi si fosse sintonizzato solo di recente, e’ bene ricordare brevemente che il Kosovo per ora e’ pur sempre ancora Serbia. Una mossa che, unilateralmente, dichiara la secessione non e’ certo un’opzione ben vista da tutti quanti. Di certo non la vede bene la Serbia, che dovrebbe dire ciao ciao al 15% del suo territorio, dopo le bombe del 1999 e quasi nove anni di amministrazione provvisoria (in tutti i sensi) da parte dell’ONU. Non la vede bene la Russia, che vuole bene agli amici ortodossi-serbi. Chi la vede invece bene sono gli USA, che non si sa bene perche’, soprattutto dopo che a Bush in Albania gli han grattato l’orologio, sono molto pro-albanesi. La Gran Bretagna e altri stati UE anche. Diciamo pure un po’ tutta la l’UE (si registra solo la fiera opposizione di Cipro), sembra pronta a battezzare il settimo Stato nato dalla disgregazione della Jugoslavia. ( Ratzinger Britney Spears Lotto Superenalotto Mastella sex sex tette).

Insomma, i kosovari ormai pensano: che ce frega di Russia e Serbia? Noi l’indipendena la dichiariamo, gli USA e l’Europa stanno con noi, siamo a cavallo.

La Serbia naturalmente, da parte sua, ha annunciato che si opporra’ con tutti i mezzi, pacifici, al neo-nato Kosovo. Si comincera’ con la chiusura delle frontiere, per continuare con embarghi economici, forse tagli di energia, boicottaggi e forti opposizioni nelle sedi delle organizzazioni internazionali (tette tette sex sex ).

A complicare le cose, ci si mettono le elezioni presidenziali in Serbia del prossimo weekend. Il compito di sfidare l’attuale presidente del Partito democratico, Boris Tadic, e’ affidato al Radicale Tomislav Nikolic, un pacioso paparino che ha al suo attivo un curioso record: e’ stato il portavoce parlamentare che e’ durato meno nella storia dei Balcani: 5 giorni. Certo, non l’hanno aiutato le sue dichiarazioni su quanto la Serbia se ne sbattesse dell’Europa, che tanto voleva fare un superstato insieme a Russia e Bielorussia. Il caro Tomislav, a detta di alcuni, e’ anche implicato in qualche criminuccio di guerra commesso in Croazia nel 1991. Non ci sarebbe da stupirsi se fosse vero, dato che il presidente del suo partito, Vojslav Seselj, si trova all’Aja per simili motivi. Il duello Nikolic/Tadic si era gia’ proposto nel 2004 con la vittoria al primo turno del primo e al secondo turno del secondo. Vedremo, gli ultimi sondaggi danno in vantaggio i Radicali di Nikolic, che peraltro hanno gia’ stravinto le ultime elezioni parlamentari nel 2007. Chiaro e’ che, se vince il paparino, per noi si mette ancora peggio.

Ora, il fatto che sembriamo destinata a smammare non e’ che lo so solo io. Si sa, tutti in ufficio ne parlano, e se la fanno sotto, perche’ potremmo restar disoccupati da un giorno all’altro o quasi. Quel che e’ a volte un po’ ridicolo e’ che comunque noi continuiamo a lavorare, vai a questi meeting e devi far finta che non stia succedendo niente, devi continuare a parlare di progetti, programmi, quando tutti sappiamo tutti benissimo che tra un mese o due potremmo essere tutti fuori. Come ho sentito dire in Bosnia: e’ come se in casa ci fosse un elefante, nel bel mezzo del salotto. Ma nessuno ne parla.

The Terminal

L’aereo, gia’ lanciatisimo sulla pista, frena all’improvviso. “Un problema tecnico”, annuncia il comandante. Si sono accese un po’ di spie, dice la hostess. “Per precauzione torniamo indietro al parcheggio”. Va be’.

Certo nessuno dei trenta passeggeri immaginava a quel punto cosa sarebbe successo. Che il volo Alitalia Malpensa-Belgrado delle 14.45 avrebbe rovinato i nostri ultimi giorni di vacanza.

Insomma, ci riportano al parcheggio e ci dicono che e’ meglio cosi’, pensa che fortunati che siamo, pensa che guaio se ce ne fossimo accorti in volo che c’era un guasto. “Ma non potevate controllare prima?”, pensa ad alta voce un passeggero. In effetti. Sta di fatto che salgono i tecnici, stiamo li’ mezz’ora, poi ci fanno scendere. Molto meglio aspettare in sala d’attesa, ci dicono, no? Passa un’ora, tra poco si parte, lo stanno aggiustando, ah no non si puo’ aggiustare, ma ne arriva un altro, non vi preoccupate, al massimo vi mettono insieme a quell’altro volo della sera. Intanto, perche’ non andate a prendervi un panino? Ve lo offre l’Alitalia. Ok.

Intanto tra i passeggeri sfollati riconosco Mathias, un tipo che fa il pedagogo alla scuola francese di Belgrado. Sono andato qualche mese fa a una festa a casa sua e della sua tipa, ma lui non si ricorda di me. Poco male. Cercava comunque qualcuno con cui farsi una birra per ingannare l’attesa.

Quando toniamo dalla birra la situazione in sala d’attesa e’ precipitata. Capisco quanto basta: “cancellato”, “vi mandiamo a Roma domani”. Penso che non puo’ essere vero. . Invece e’ vero. E Alitalia non ha un singolo aereo con cui mandarci a Belgrado. Peraltro molti passeggeri sono serbi, che la sera stessa dovevano festeggiare la vigilia del Natale ortodosso. Qualcuno dice anche “sono qui da ieri”. Penso che stia bluffando. Implorano, insultano, ma non c’e’ niente da fare. andatevi a prendere le valigie, e poi tutti all’assistenza Alitalia che vi mettera’ su un altro volo.

Controlla il passaporto, aspetta la valigia, sali su, torna al check in. Sono dove ero cinque ore prima, con la differenza che non ho piu’ un aereo su cui salire.

Mathias e io chiediamo di esser messi in lista d’attesa per il volo delle nove di sera. “Certo che si puo’ “. Va bene, ma abbiamo chances di salire? “Questo non glie lo so dire. E’ una sua scelta”. Una risposta che ci sarebbe presto diventata molto familiare. Avremmo scoperto alcune ore dopo, al banco “lista d’attesa” che l’aereo delle nove era addirittura gia’ in overbooking. Troppo tardi, avevamo gia’ spedito i bagagli e fatto un nuovo check in e controllo passaporti. Tra l’altro, nel casino generale, mi rendo conto di aver tragicamente dimenticato il mio portatile nella tasca davanti della valigia, che ho imbarcato. La tipa scrolla la testa. “Guardi, dopo il check-in c’e’ subito un salto di otto metri”. Panico nel panico. Al banco lista d’attesa intanto si accumula altra gente, arriva una banda di siciliani incazzatissimi per il volo di ginevra cancellato. Minacce alle impiegate, inclusa una, Elisa, che – insieme alla sua capa – risultera’ l’unica persona gentile e competente di questa sporca vicenda.

Per farla breve, sono le nove di sera, ci mandano a riprendere i bagagli. Ci mandano a prendere un pullman. Ci mandano a dormire all’hotel (indovina un po’) “Malpensa”. Scherziamo un po’ con delle ragazze serbe, e cerchiamo di dimenticare la brutta giornata. Ci dormiamo su.

Ma non per molto, perche’ c’e’ la sveglia alle 6, e di nuovo pulman, check in, passaporti, sala di imbarco. Tutti contenti finalmente di partire dopo l’incubo del giorno prima. Pero’ comincia male: ritardo di 40 minuti. Ma il peggio aveva da ancora da venire: all’improvviso vedo telefonate concitate, gente che va e viene, e poi il tragico annuncio. Nessuno ci crede: cancellato. Nebbia. La grande novita’ del XXI secolo. Certo, ci sono aerei che atterrano anche con la nebbia, ma non il Milano Belgrado.

Cancellato. Va bene signori, seguitemi, andiamo a riprender le vostre valigie e poi vi mettono su un altro aereo. Scene gia’ vissute poche ore prima.

Non voglio tediare con un racconto simile a quello della sera prima, dico solo che a questo punto, esausto dopo 24 ore di rotture di palle, mi vedo venire incontro nella hall di Malpensa un goffo personaggio con tre borsoni, degli sci in spalla e scarponi a tracolla. Il mio capo. Cosi’ mi tocca pure subirmi le sue sciate in francia e in svizzera. Ci mancava solo quello.

Insomma, concludo. Proviamo per la terza volta a partire, ormai e’ piu’ di un giorno che sono a Malpensa, ormai conosco piuttosto bene ascensori, bar e banchi accettazione. Dopo due fallimenti consecutivi, dubito fortemente che stavolta si partira’. E infatti sembra mettersi di nuovo male, c’e’ nebbia sia a Milano che a Belgrado. Il capitano sta valutando se decollare. Ma alla fine inspiegabilmente partiamo.

Arrivato a Belgrado, il gran finale: valigia persa.

In compenso c’e’ Irena con i suoi ad aspettarmi. Si perche’ per tutto il tempo che io sono stato a Malpensa, il Merlo era all’aeroporto di Belgrado ad aspettare il mio aereo, senza il quale non poteva rientrare in Italia. Ci siamo poi salutati attraverso il vetro della sala di attesa, esausti entrambi, io finalmente arrivavo e lui finalmente partiva.

Tiriamo un po’ le somme di cosa mi porto a casa da questa esperienza:

  • un biglietto aereo JAT (ma il volo era operato da Alitalia)
  • due carte d’imbarco (una devo averla persa)
  • una carta lista d’attesa stand-by
  • un contrassegno bagaglio lista d’attesa
  • un portatile miracolosamente salvo
  • un buono pasto Alitalia non utilizzato
  • due shampoo e un bagnoschiuma dell’hotel “Malpensa”
  • brochure “conosci i tuoi diritti”
  • tre ricevute bagaglio
  • certificato bagaglio smarrito Alitalia
  • l’indirizzo del centro reclami Alitalia cui indirizzare una raccomandata a/r/ di insulti

E alla fine mi chiedo: esistera’ un buon motivo, uno, per non vendere sta Alitalia?