Guardate, e’ pronto pure l’hotel Afa:

Non si vede bene nella foto, ma se siete – come penso – cittadini di uno Stato che riconoscera’ l’indipendenza del Kosovo, l’hotel Afa vi fa un succoso 20% di sconto. Non male vero?
Ma oltre al gestore dell’hotel Afa (che mi immagino grassissimo, con camicia aperta, ventilatore in faccia, ventaglio e fazzoletto bianco passato sul collo) sono anche altri che sono pronti, o quasi. Non si capisce bene, in realta’, se sia uno di quegli esempi di profezia che si auto-avvera o se sia davvero il governo che sta prendendo na decisione responsabile. Come sapete, qui tutta la gente ne ha le scatole piene di promesse, funzionari internazionali, trattative, ecc. ecc.
Basta. Stanno tutti lucidando il fucile per festeggiare la tanto sospirata indipendenza. Dico “tanto” perche’ non sapei dire “quanto”. Io penso ai 9 anni di amministrazione ONU, ma gli albanesi ti dicono che stanno aspettando l’indipendenza da centinaia di anni. Insomma, tutti dicono che il 17 (cioe’ domenica) finalmente potranno dare fiato ai tromboni di cui sopra. Non si capisce, appunto, se anche il primo ministro, Thaci, non ci sta piu’ nella pelle, lui per primo, e quindi si e’ fatto gasare dall’euforia indipendentista collettiva. Oppure se abbia veramente deciso lui di dichiarare sta indipendenza il 17. Sta di fatto che nessuno l’ha ancora detto ufficialmente. Anche se “the snake” (nome di battaglia di Thaci ai bei tempi dell’UCK), a domanda diretta di un giornalista, non ha negato. Ecco la sua faccia subito dopo l’intervista:

Un po’ di pazienza. Domenica e’ fra cinque giorni, vi diro’.
La faccenduola dell’indipendenza per la mia organizzazione non e’ esattamente indifferente, nel senso che e’ lecito pensare che sia l’amico Putin, sia il neo-ri-eletto PM serbo, Tadic, si opporranno alla nostra presenza in uno stato che non riconosceranno. Hanno il diritto di veto, perche’ non dovrebbero usarlo?
Ah, aperta parentesi, ditemi se non e’ vero che Tadic e’ troppo uguale a Belpietro, l’”antipatico” direttore del Giornale:
E’ lui. Ma non credo che ne sarebbe contento, se qualcuno glie lo facesse notare.
Comunque, Stringi stringi, il succo e’ che tra meno di un mesetto potrei ricevere una lettera che mi invita a fare le valigie. In questo caso, non saprei proprio cheffare o dove andare. Anche perche’ qui sto litigando un po’ col capo, e le altre domande di lavoro che ho fatto proprio bene non sono andate.
La colonna sonora di questo periodo sono sti maledetti corvacci che alla sera accompagnano il mio ritorno a casa. Devo passare per una strada che in teoria si chiama Fehmi Agani, ma – come per tutte le strade di Pristina – nessuno lo sa. Se devi chiamare un taxi gli devi dire “all’angolo col King Casino” “di fronte al ristorante Pinocchio” “vicino ai polli arrosto sotto le scalinate di Dragodan”. Non scherzo, e’ veramente cosi’.
Comunque, la via Fehmi Agani e’ per tutti “Bird street”. Se ci passi una volta, e poi ti guardi la manica sinistra del cappotto, capisci subito da dove viene il nome. Non vi dico quante merde di corvo ho dovuto levare dal mio giaccone.
Questi graziosi volatili son un po’ il ridente simbolo di questo paese. Il nome stesso, Kosovo, deriva dal simpatico pennuto: Kos (e non Kurac, come da mia ormai leggendaria gaffe di fronte a mamma e zia di una nostra amica) infatti in serbo vuol dire “merlo”. Diro’ di piu’: la “battaglia del campo dei merli”, del 1389, combattuta contro i Turchi, e’ un po’ l’evento fondamentale della storia serba. Che poi la battaglia probabilmente (le fonti non sono chiare) i serbi l’abbiano persa, e’ un dettaglio. Mi dice Irena pero’ che a scuola da loro gli insegnano che l’hanno vinta. Di sicuro la pensava cosi’ il defunto Slobo, che nel 600esimo anniversario della battaglia se ne era venuto proprio sul “campo” a fare quel certo suo famoso discorsetto cosi’ pieno di buoni sentimenti che e’ considerato dagli storici l’inizio delle guerre balcaniche degli anni 90.
Che Kosovo Polje (“campo dei merli”, appunto) adesso sia una citta’ poco fuori Pristina, dalla quale i pochi Serbi rimasti dopo la guerra se ne stanno andando, dopo aver venduto a malincuore le loro case, e’ un altro ironico dettaglio della faccenda. Cio’ che conta e’ che nei merli, e quindi nel Kosovo, i Serbi riconoscono le proprie radici.
Ormai sono rassegnati a perderle. Ormai siamo al gran finale.C’e’ anche chi ci ride su: per chi e’ qua da un po’ di tempo la battuta e’ un po’ stantia, ma la dico lo stesso per chi non la sa: qual’e’ la differenza tra la Serbia e i Nokia? Nessuna: sono tutti e due ogni anno piu’ piccoli.

Che poi secondo me sono corvacci, mica merli. Comunque, corvi, corvacci o merli che siano, sono centinaia e centinaia. E non sara’ certo il loro allegro “cra cra cra!” della sera che fara’ cambiare idea al “serpente”.
Comunque, corvi e serpenti a parte, il succo e’ che il governo ha gia’ stanziato un grasso milione di euro per festeggiare come si deve.
Loro sono pronti. I tromboni/fucili anche. L’hotel Afa pure. Manca solo qualcuno che dia ufficialmente il via.


Tieni duro! Però in questi giorni non ci accontentiamo più di un aggiornamento ogni due settimane!
Ciao Alberto.
Mi associo a Claudio per sollecitare notizie o meglio commenti (sempre precisi, un po’ naif, molto divertenti).
Non deprimerti, un lavoro lo troverai sempre, magari non in Kosovo; anche se, continuando così, potresti diventare un ottimo corrispondente di guerra dai balcani!
Infatti a caduta si può prevedere: dichiarazione di indipendenza della repubblica Srpska e conseguente spartizione della Bosnia tra Serbia e Croazia; purtroppo alcuni bosgnacchi affermano che questa volta, a differenza del 92, le armi le hanno e sanno come usarle.
Stammi bene e soprattutto dicci come va a finire.
un abbraccio
augusto
che bella la foto hitchkochiana dei kos su Pristina! pero’, scusa, dopo tutte le tette e culi e viagra che ci hai propinato, potresti dirlo ai cari lettori (e lettrici! ) del blogghissimo cosa vuol dire “kurac” no? almeno per gender equality… : ) baci v.
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