Belgrado: la manifestazione, vissuta

Ricevo da Verica che sta a Belgrado:

Manifestazione

Dunque, sono andata, giusto per vedere. La televisione di stato parlava di un raduno calmo e festivo, con gli striscioni e la musica, e persino Kosturica in star guest.

Uno degli ultimi tram prima che le vie siano chiuse al traffico. Due enormi bandiere serbe sventolano dal retro, alle finestre adolescenti in nero mostrano le tre dita e guardano in cagnesco. Vbbe’, meglio andare a piedi…

Andando verso il centro, pare tutta la citta’ sia in assetto manifestazione : bandiere alle finestre, negozi chiusi ; anche le boutiques alla moda di Terazije hanno il loro bravo « Kosovo je Srbija » in vetrina. Gruppi sbandieranti vanno verso il Parlamento.

Eppure… una sensazione strana.
Arrivo davanti all’hotel Moskva, gli amici serbi che mi aspettano hanno facce rabbuiate, silenziose. « Eravamo cosi’ di buon umore ma… » Gia’ hanno visto un tipo insanguinato correre al pronto soccorso, dei simpatici cartelli come « Che gli Albanesi non esistano piu’ in Kosovo ». Guardiamo i gruppi di ragazzi che sfilano, occhi torvi, occhiali da sole, teste incappucciate, bottiglie di birra da due litri. Bandiere blu del Partito radicale.

Andiamo verso il Parlamento per il discorso del Premier, uno di noi azzarda una foto.

« Io me ne andrei a casa… ». Tutti subito d’accordo, ci dirigiamo verso Dorcol. Allontanandosi dal raduno, quasi risuonano i nostri passi, nel silenzio inabituale della citta’.

Davanti a un bicchiere di vino dell’unico bar ancora aperto, gli amici finalmente parlano. Tutti e tre Serbi di Sarajevo, le loro storie sono impregnate di quella Storia tragica della fine della Jugoslavia : l’adolescenza cominciata con la fuga, mentre le granate laceravano la capitale culturale dei Balcani; i maledetti anni ’90 a Belgrado, le sanzioni, il freddo e i supermercati vuoti ; e poi le sirene e i tuoni dei bombardamenti. Eppure c’e’ altro : le prime proteste contro il regime di Milosevic nel ’96, la vibrante atmosfera di sincera ribellione studentesca. Quel mese intero di gennaio passato in sit-in davanti al centro culturale cittadino, facendo i turni per portarsi coperte e te’ caldo, e perche’ la protesta non si fermasse un minuto. « Arrivavi con la paura, in Jugoslavia non c’erano mai state manifestazioni spontanee prima… E subito sentivi che non eri solo, che gli altri erano li’ per gli stessi motivi, gli stessi ideali. Invece oggi… oggi si’ che mi sono sentito solo. ». «Non posso riconoscermi in quei tipi li’… davvero…Eppure dobbiamo renderci conto che la Serbia e’ anche quella; che non e’ solo quella di Belgrado, con i suoi teatri e la sua vita notturna ».

Di nuovo silenzio rassegnato. Usciamo, il bar chiude la saracinesca prima che scenda l’imprevedibile sera.

Medito tornando a casa, groppo in gola pur sapendo di essere irrimediabilmente spettatrice della « loro » storia.

La commessa del negozietto ancora aperto mi regala un vecchio dinaro jugoslavo. « Tanto, non vale piu’ »…

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4 thoughts on “Belgrado: la manifestazione, vissuta

  1. Grazie Verica. Sarei davvero curioso di capire meglio come i Serbi vivano questo momento: il blog da Pristina e Belgrado, scritto a quattro mani, è più di quanto potessi sperare, spero continuerai anche tu a tenerci aggiornati!

  2. Grazie Claudio e Giorgetto! che gentili! Allora non siete ancora stufi delle cronache balcaniche : ) certo che continuo a mandare aggiornamenti, se posso… A presto!

  3. Pingback: Samo samopravo | samopravo - blog dal Kosovo

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