Dopo aver notato con orrore l’oggettistica appesa alle pareti, mi conforto un po’ nel vedere che ne fanno anche parte arnesi piu’ rassicuranti, come tamburi, tamburelli, piatti, e similia.

Mi distraggo poi ad osservare qualche derviscio ritardatario che cerca di farsi largo…

…in una sala decisamente sovraffollata

Notate che le donne, come peraltro succede in qualsiasi moschea, sono confinate nella balconata al piano superiore, costrette a sbirciare un po’ come possono:

Il rituale va avanti tra inni e canti, sempre piu’ ritmati e ossessivi. Brevissime frasi, che contengono spesso i nomi di Muhammad e di Allah, vengono cantate in rapida successione, decine, centinaia di volte.
Anche i piccoli derviscetti cercano di imitare i piu’ grandi, anche se non sono convinto che capissero un granche’ di quello che stavano dicendo.
Ad un certo punto il canto diventa piu’ ossessivo, piu’ serio. Tutti i partecipanti assumono un’espressione corrucciata, finche’ all’improvviso tutta la platea si alza in piedi di scatto. La folla inizia ad ondeggiare, al ritmo di canto, piegandosi ora a destra ora a sinistra. Lo Sheh passa in mezzo al cerchio e saluta con una specie di inchino tutti quanti, uno ad uno.

Capisco che sta per succedere qualcosa quando, di colpo, il canto scende di tono, diventando rauco, quasi baritonale.
E’ allora che iniziano a saltare fuori, non so bene da dove, gli spilloni.
Il primo a farsi avanti e’ il figlio minore dello Sheh, quello che un giorno prendera’ il comando della comunita’, se il suo fratello maggiore non vorra’ farlo.
Il paparino disinfetta accuratamente l’aggeggio, con abbondante saliva…

E poi, senza pensarci troppo su, lo ficca nella guancia destra del figlio, trapassandola da parte a parte.

Il bambino non caccia neanche un lamentino, ne’ accenna smorfie di dolore. Mi sembra di star soffrendo piu’ io di lui!
Inizio ad abituarmi all’idea che tutto sommato il povero bambino non ha patito piu’ di tanto, e che va be’, la dimostrazione di sottomissione ad Allah (perche’ di questo si tratta) e’ stata rapida, forse persino indolore, che il climax e’ passato, che adesso glie lo toglie e che ce ne andiamo tutti a casa.
Invece mi giro verso la platea e rabbrividisco: c’e’ tutta una fila di bambini, di ragazzi, e di adulti, ordinatamente in fila, per sottoporsi ad un identico trattamento. Tipo da noi in chiesa la comunione. Ad uno ad uno tornano al loro posto, tutti con il loro bravo spillone conficcato in bocca.

Purtroppo mi rendo anche presto conto che la dimensione dello spillone e’ proporzionata a quella delle fauci del povero derviscio di turno. Gli adolescenti e gli adulti si “beccano” delle vere e proprie piccole lance:

Notare che la comunita’ non era per niente disturbata dal fatto che facessi delle foto. Anzi. a un certo punto mi sento tirare la giacca da un vecchio, che mi fa “Aoh, cheffai li’ di lato, cosi’ non vedi niente, vieni giu’ in mezzo a far le foto”. Non ho potuto spiegargli che i realta’ stavo meglio lontano. E cosi’ mi sono ritrovato, mio malgrado, a pochi centimetri da guance perforate…

…e poco dopo da fiotti di sangue (si, anch’io pensavo ci fosse il trucco…)

Ma non era finita: adesso era la volta dei tamburi, e di nuovi canti, per preparare il terreno a uno show nello show: l’esibizione, con tanto di spade, mazze ferrate, e altri inquietanti ammennicoli, di quattro dervisci piu’ “esperti”.

Non sto a raccontare tutta la loro performance, diro’ solo che il clou consisteva nell’infilzarsi la gola con la punta della spada:

E ovviamente nel trafiggersi anche loro la bocca. Con la differenza che, essendo dervisci senior, se ne sono bucata non una di guancia ma tutte e due. E per di piu’ tutto fai-da-te:

Vi confesso che a quel punto cominciavo ad averne a sufficienza, come penso anche voi. Il caldo, l’odore di umanita’ e lo spettacolo non proprio piacevole di un derviscio che non riusciva a perforarsi la seconda guancia, avevano iniziato a darmi un po’ allo stomaco.
La cerimonia finisce per fortuna poco dopo. Nessuno, tranne noi, sembra turbato da quello che e’ appena successo in quella sala. Anzi.
I vecchi si accendono le sigarette e si fanno una chiacchierata…

…un derviscio mostra a un altro le funzioni del suo nuovo telefonino…

… e i piu’ giovani insistono per farsi immortalare nel loro giorno di gloria:

Tutti, rigorosamente, con in faccia un trofeo che non si sarebbero lavati via per nulla al mondo: un rivoletto di sangue secco sulla guancia destra.










