C’e’ pure un gruppo che ne porta il nome: la Blue Bridge Band. Sei o sette internazionali che lavorano in Kosovo e strimpellano in giro per feste e serate.
Niente, piu’ del ponte di Mitrovica, simboleggia meglio la situazione del Kosovo in questo momento. Il fiume Ibar divide in due il Paese (dico Paese per semplificare, ma dirlo fa un certo effetto).
Quando sei dall’altra non hai attraversato solo un ponte: hai passato una frontiera. Vedi scritte in cirillico, manifesti elettorali (della Serbia), bandiere serbe dappertutto. Paghi in dinari. Compri i giornali di Belgrado. E’ anche meglio che Inizi a parlare in serbo.
Qui gli Albanesi non ci mettono piede. Formalmente di solito il ponte e’ aperto. C’e’ la KFOR che lo controlla, ma di solito se ne stanno un po’ nascosti. La polizia invece spesso ti ferma al checkpoint, soprattutto se passi in macchina.
E’ intorno al ponte che, quattro anni fa, sono iniziati gli scontri che in due giorni hanno messo a fucoo mezzo il Kosovo. E’ un po’ ironico che l’operazioine di lunedi scorso porti la stessa data dell’inizio delle violenze del 2004: 17 marzo.
Inutile dire che i due nazionalismi a Mitrovica piu’ che altrove assumono toni esasperati ed esasperanti:

Qui ad esempio si legge “se sei un vero Serbo, festeggi il capodanno il 14 Gennaio” (= capodanno ortoosso).
In quest’altra foto, fatta quest’estate, accanto a un bandierone russo c’e’ lo striscione “Nel nome di Dio e della giustizia, non date la nostra terra santa in regalo agli Albanesi – VIVA LA SERBIA”. Un invito neanche tanto velato a Putin a non dimenticarsi degli amici.

La grande risorsa di Mitrovica – prima della guerra – era la Trepca, industria di estrazione e lavorazione del piombo che dava lavoro a centinaia di persone e che aveva una delle ciminiere piu’ alte d’Europa.

Dopo la guerra tuttavia la fabbrica ha smesso di produrre quasi completamente, e versa in condizioni penose. In compenso sono rimaste le scorie, che fanno di Mitrovica una citta’ ad elevato inquinamento da metalli pesanti.
Mitrovica di per se’ non e’ un granche’ bella. Anzi, ad essere onesti, nella mia classifica personale contende a Pristina la palma di citta’ piu’ brutta che abbia mai visto. Purtroppo i segni della guerra non aiutano a migliorare la faccenda.

Nonostante molto sia stato ricostruito, ci sono ancora interi quartieri distrutti:

Quelli che mi fanno piu’ pena sono come sempre i ragazzi. Vivono in una mezza citta’, sono costretti a sciropparsi tutta la propaganda fino all’ultima goccia, vanno a manifestare senza nemmanco sapere che fanno. Sse nel 1999 erano grandi abbastanza da avere qualche amichetto, probabilmente lo hanno dovuto dimenticare, se abita dall’altra parte del ponte.
Non e’ raro vedere gruppi di ragazzetti in giro con finte mitragliette, tipo questi qui:

Certo, se i genitori gli regalano bambole cosi’…

bello questo post… bello anche perche’ si sofferma un po’ su chi a Mitrovica ci vive ogni minuto, davvero…
veramente bello questo post..
peccato che non si possa raccontare di pace e di fratellanza tra i popoli e si debba sempre raccontare di guerra
Appena arrivata via Burekeaters.
Interessanti reportage. Sia dal punto di vista testuale che fotografico.
Ottimo report, come sempre! I ponti abitualmente uniscono, questo รจ invece un caso in cui il ponte serve a dividere.
Benvenuto a chi e’ appena arrivato e grazie a tutti dei commenti, fanno davvero piacere. Ha ragione Pauli, che paradosso: un ponte che divide…