Un po' di pazienza…

Ogni tanto vado in vacanza pure io…

Comunque torneremo presto online, non preoccupatevi.

Intanto, mi giungono notizie che il nuovo capo della missione ONU in Kosovo, l’italiano Zannier, come si diceva, ha avuto finalmente il via libera da new york per ristrutturare la missione. Un significativo ridimensionamento, che dovrebbe completarsi, burocrazie permettendo, a ottobre prossimo.

E intanto mi giungono anche voci che – in Serbia – il democratico Tadic avrebbe trovato l’intesa per formare il nuovo governo. “Italianamente” indeciso tra democratici e radicali, il partito socialista (il vecchio partito di Milosevic, NdR) ha finalmente deciso di dare l’appoggio al partito di Tadic. Quando annunceranno la composizione del nuovo governo, vedremo quanto caro Tadic ha dovuto pagare il loro voto…

Er Gattopardo

Com’era la citazione? Cambiare tutto per non cambiare niente?

Ecco.

Qui si dichiarano indipendenze, entrano in vigore costituzioni, arrivano nuove missioni, consigli di sicurezza discutono nuove risoluzioni… ma – in fondo in fondo – si sta lavorando per cambiare davvero qualcosa?

Prendiamo la comunita’ internazionale (comunita’ internazionale che fra parentesi l’anno prossimo festeggera’ i suoi primi dieci (!) anni in questo Abruzzo dei Balcani).

Giovedi scorso, il segretario delle Nazioni Unite, Ki-moon Ban (si, Ban e’ il cognome) ha scritto due tenere letterine ai presidenti di Serbia e Kosovo, spiegando un po’ che cosa diavolo ha in mente per il destino della missione ONU. La cosiddetta “riconfigurescion”.

L’ONU, notare bene, e’ rigorosamente neutrale sulla questione dello status del Kosovo, il che complica non poco le cose (ma magari ne parleremo in separata sede).

Insomma, come previsto, Ban dice che l’ONU smobilitera’ in gran parte, ma rimarra’. E la missione EULEX? E l’ufficio dell’alto rappresentante dell’UE?

Tutti sotto l’ombrellone. La storica risoluzione 1244, di cui le Nazioni Unite sono in qualche modo il garante, sembra essere l’unico compromesso possibile in questo momento cosi’ pasticciato. Accettata dalla Russia, dalla Serbia, dagli USA, e anche dal Kosovo, la 1244 e’ buona per tutte le stagioni. Dal conflitto del 1999 all’indipendenza del 2008. Non e’ cambiato niente.

Comunque, “nuova” (o meglio, “riconfigurata”) missione ONU, e quindi nuovo capo della missione ONU. Via il tetesco Ruecker, arriva con ogni probabilita’ l’italiano Lamberto Zannier. Eccolo qua:

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Complimenti peraltro al nostro ministero degli esteri per la voglia di sponsorizzare un italiano in quella posizione, proprio adesso. Io vedo solo gran gatti da pelare, pochi onori, e il forte rischio di bruciarsi.

Comunque. Tanti cambiamenti, ma cambia davvero qualcosa?

Mi riferisco ai tagli di energia (nel villaggio della mia prof. di serbo sono da tre giorni senza luce), ai tagli di acqua (sono appena andato dal barbiere e avrei una gran voglia di fare una doccia per lavarmi via tutti quei pezzetti di capelli di dosso, ma invece niente), ai traffici illegali, alla disoccupazione dilagante, alla corruzione imperversante, ai salari penosi, ai politici mafiosi, alla legge che scarseggia, alla monnezza che impazza, alla vitaccia che ti fai, se sei un serbo in un’enclave.

Shpella

Ovvero “grotte” in albanese.

Ce ne sono di abbastanza carine in un villaggio non lontano da Pristina, lungo la cosiddetta autostrada che porta a Skopje.

Sono una destinazione abbastanza popolare, non solo per le scolaresche.

Ad esempio, e’ pieno di militari della NATO, per molti dei quali visitare le grotte rimarra’ l’esperienza piu’ eccitante che avranno fatto durante il loro soggiono in Kosovo.

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Ci fa da guida un ragazzo albanese molto simpatico che ha vissuto otto anni in Italia.

Le grotte sono ben tenute, con un bel percorso illuminato che conduce il visitatore all’interno dei vari anfratti, vecchi – ci giura – 130 milioni di anni.

Ovviamente, dopo cinque minuti che siamo entrati nella grotta – che succede?

Un bel black out. E vi assicuro che sotto terra c’e’ un buio fottuto.

Comunque continuiamo tra accendini e pile, e ammiriamo varie stalattiti, stalagmiti, e altre amenita’ che uno si aspetta di trovare in una grotta.

E naturalmente, poteva forse mancare un po’ di sano nazionalismo speleologico?

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Cerrrrto che no.

Come ci fa orgogliosamente notare la nostra guida, infatti, questa roccia e’ fatta proprio a forma di aquila (il simbolo che c’e’ sulla bandiera albanese, NdR): con la testa protesa in avanti e le alacce spiegate.

Ma non finisce qui. Non notate nient’altro?

Che distratti. Ma come? Quel buco rettangolare tra le rocce, incastonato tra le ali dell’aquila…. E’ palese: e’ fatto esattamente a forma di cartina del Kosovo!

Sono dei predestinati.  Da 130 milioni di anni.

Sotto l'ombrellone

Dicevamo, l’ombrellone.

Il 15 giugno, grosso modo tra una settimana, entrera’ in vigore la meravigliosa Costituzione del Kosovo.

Sembra che le cose importanti qui le facciano tutte di domenica: di domenica la dichiarazione di indipendenza (17 febbraio), di domenica la costituzione.

Si vede che gli porta bene.

Comunque, dopo il 15 giugno si dovrebbe anche ri-configurare la presenza internazionale in Kosovo.

Come, in uno stato “indipendente” ci stanno ancora gli internazionali?

Gli amici albanesi vorrebbero tanto iniziare a camminare con le loro gambe, ma ‘ndo vanno senza gli amici internazionali? E infatti, nessuno seriamente pensa che gli internazionali alzeranno le chiappe dalle loro poltrone kosovare prima di cinque, ma che dico cinque, dieci anni. Forse anche di piu’.

E infatti la stessa costituzione – basata in larghissima parte sul piano Ahtisaari – prevede infatti che gli internazionali ci siano in Kosovo, eccome. E che contino anche parecchio.

Caso forse piu’ unico che raro di legge fondamentale di uno Stato che subappalta certi suoi poteri a qualcun altro.

Insomma, veniamo al dunque che se no perdiamo il filo: la costituzione prevede che in Kosovo ci stia (1) una presenza militare internazionale (= la NATO); (2) una presenza civile internazionale (= l’Unione europea), attraverso un emissario di Solana dotato di poteri esecutivi tipo modificare/annullare leggi, proteggere la ; (3) una presenza di polizia e giustizia internazionale (= sempre l’Unione europea, coi suoi 2.000 e piu’ poliziotti e giudici).

In tutto cio’ – come vedete – non figura la parola “Nazioni Unite”. Cioe’ quelli che per nove anni hanno amministrato il nostro caro Kosovo. Devono iniziare a fare le valigie.

Oppure no? Forse no.

Ban Ki Moon, in Febbraio, disse qualcosa tipo: “nessuno ci puo’ cacciare – saremo noi a decidere se e quando andarcene”. Tanto piu’ che per circa i 3/4 dei membri dell’ONU il Kosovo non e’ affatto indipendente, e non ha una Costituzione.

Allo stesso tempo l’ONU deve contare che potrebbe non essere simpatico rimanere in un posto dove stanno cercando di cacciarti. La gente potrebbe non volerti piu’ cosi’ bene. E intanto la UE scalpita per iniziare al piu’ presto: vorrebbero comprarsi le macchine, gli edifici che usano le nazioni unite. Vorrebbero subentrare nelle indagini che stanno facendo i poliziotti ONU e nei processi che stanno facendo i giudici ONU. Hanno gia’ reclutato parecchi funzionari ONU per lavorare nella nuova missione UE.

Risultato: intanto che la costituzione entra in vigore, gli internazionali litigano: tutti vogliono stare, nessuno se ne vuole andare.

E’ qui che entra in scena la proposta ufficiale dell’ONU per metter fine a sto casino: l’ombrellone.

In breve, le Nazioni Unite ridurrebbero il personale e il loro ruolo. Ma rimangono.

Le due missioni dell’UE? Che vengano pure. Sotto l’ombrellone di mamma ONU.

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Ovviamente l’UE, che voleva finalmente iniziare a comandicchiare, non e’ d’accordo. D’altronde, hanno il piano Ahtisaari e la Costituzione del Kosovo dalla loro.

E’ anche pero’ vero che la missione UE non e’ vista bene da tutti, ne’ in Kosovo (i serbi giurano che nessuno dell’UE mettera’ mai piede a nord di Mitrovica), ne’ fuori dal Kosovo (la Russia dice che la missione UE e’ ne’ piu’ ne’ meno che “illegale”). Senza l’appoggio dell’ONU, rischia di essere un fiasco.

Insomma, mi sembra si stia avverando quello che gia’ paventavo in tempi non sospetti: che qui non si capisce piu’ una mazza.

Ka-boom!

Sara’ che invecchiando si parla sempre di piu’ di che tempo fa.

Ma non credo che sia questo il mio caso.

Comunque, ieri sera (2 giugno) c’era la festa della Repubblica all’ambasciata italiana, e la pioggia l’ha fatta da padrona.

Devo dire che ce ne sono in Kosovo, di “connazionali”. Senza contare i 5? 6? mila soldati dell’esercito che stanno a Peja, i 300 carabinieri che stanno a Pristina, i poliziotti, finanzieri…. Ma anche solo di civili, siamo un casino. Cooperanti di ONG, funzionari di organizzazioni, stagisti, imprenditori.

Ieri sera c’eravamo tutti. Rigorosamente ripartiti per abbigliamento: in sandali e maglietta i cooperanti, uniformi e onorificenze i militari, in giacca e cravatta i funzionari.

In attesa che arrivi il vero ambasciatore, un certo Giffoni, a fare gli onori di casa c’era il caro vecchio capo dell’ufficio, che e’ qui ormai da tre anni, e un po’ per caso si e’ trovato a dirigere l’ufficio italiano in un momento cosi’ delicato.

Confesso che ci sono rimasto un po’ li’ quando si e’ profuso in saluti e congratulazioni agli invitati kosovari, complimenti per l’indipendenza, l’Italia vi sara’ sempre vicina, il futuro e’ vostro, ecc. ecc.

Abituato di solito a sentire toni ben piu’ cauti e moderati, quando si parla di indipendenza del Kosovo, li’ per li’ mi sono stupito. Poi mi sono ricordato che l’Italia – ohggia’ – ha riconosciuto il Kosovo. Un piccolo particolare, che in campo diplomatico fa una leggerissima differenza.

E durante il discorso guardavo Ramush che li’, vicino a me, stringeva un bicchiere di vino nella zampa, e ci godeva, ci godeva come un pazzo.

Comunque – sara’ stata una punizione per il discorso troppo filo-kosovaro del nostro capufficio – dopo poco si e’ scatenato il finimondo: pioggia torrenziale, vento, crollano i tendoni di plastica, e poco ci manca che si scateni il panico.

E poi tuoni e fulmini in abbondanza, un po’ come di nuovo stasera:

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Ebbene si’, in realta’ era tutta una scusa per farvi vedere le foto che ho appena fatto dalla mia finestra, per cui – e’ vero – ho rischiato la folgorazione, e di cui pero’ ora vado molto fiero.

Ah si, c’e’ anche il discorso in sospeso sull’ombrellone – non preoccupatevi, non me ne sono dimenticato.

Sotto l'ombrellone (prologo)

Anche se qui e’ ufficialmente arrivata l’estate, non ci metteremo certo adesso a parlare di argomenti cosi’ triviali.

Ci sono altre cose ben piu’ importanti di cui occuparsi. Comunque, se proprio vi interessa saperlo, si, qui fa un caldo boia. Meno male che Pristina e’ decentemente al di sopra del livello del mare, cosi’ che almeno di sera si sta un po’ al fresco. In altri posti, come a Skopje o Belgrado, si schiatta.

Ieri mi sono anche causato la prima bruciatura di stagione. Non tanto alla piscina di Gracanica (l’unica frequentata dagli internazionali, in quanto l’unica che mette un po’ di cloro nell’acqua. Devono ancora lavorare sugli spogliatoi, che non ci sono, e su quei pericolosi tondini di ferro che spuntano qua e la’ dal cemento. Proprio ad altezza-bambino). Dicevo, mi sono ustionato non tanto in piscina, dove pure sono andato, ma alla giornata ecologica organizzata dai volontari delle nazioni unite a Mitrovica. L’obiettivo? Ripulire dall’immondizia una parte della citta’ lungo il fiume, dove poi la KFOR (nella fattispecie, legione straniera francese) avrebbero piazzato un paio di panchine. Nella speranza di dissuadere la gente dal buttare ancora sacchi neri, vestiti smessi, scarpe, e soprattutto pannolini, quintali di pannolini, proprio li’ davanti a casa.

Lasciando da parte i pessimi ricordi olfattivi, devo dire che e’ stata una bella iniziativa. Parecchi volontari, locali e internazionali, bello spirito di squadra, e parecchia immondizia rimossa.

Dimentichiamo anche per un attimo che, in mancanza di un servizio di raccolta rifiuti, i suddetti si accumuleranno di nuovo ben presto – se non li’, da un altra parte (Napoli docet). Oltre a mettere un servizio di raccolta, un po’ piu’ efficiente di quello che una volta ogni tanto passa a mettere la benzina e poi da’ fuoco, bisognerebbe anche educare la gente a non buttare la roba dove gli capita. Ne abbiamo avuta la prova lampante proprio ieri: stavamo facendo pranzo con tutit i volontari lungo il fiume, ognuno con il suo sacchetto con dentro acqua e panino, quando a un certo punto – che ti vedo passare galleggiando a pelo d’acqua? – un sacchetto del pic-nic pieno di cartacce!

Insomma, va be’, volevo parlare di tutt’altro. Vorra’ dire che lo faremo nei prossimi giorni.

Cosi’ si capira’ anche il titolo…