Sotto l'ombrellone

Dicevamo, l’ombrellone.

Il 15 giugno, grosso modo tra una settimana, entrera’ in vigore la meravigliosa Costituzione del Kosovo.

Sembra che le cose importanti qui le facciano tutte di domenica: di domenica la dichiarazione di indipendenza (17 febbraio), di domenica la costituzione.

Si vede che gli porta bene.

Comunque, dopo il 15 giugno si dovrebbe anche ri-configurare la presenza internazionale in Kosovo.

Come, in uno stato “indipendente” ci stanno ancora gli internazionali?

Gli amici albanesi vorrebbero tanto iniziare a camminare con le loro gambe, ma ‘ndo vanno senza gli amici internazionali? E infatti, nessuno seriamente pensa che gli internazionali alzeranno le chiappe dalle loro poltrone kosovare prima di cinque, ma che dico cinque, dieci anni. Forse anche di piu’.

E infatti la stessa costituzione – basata in larghissima parte sul piano Ahtisaari – prevede infatti che gli internazionali ci siano in Kosovo, eccome. E che contino anche parecchio.

Caso forse piu’ unico che raro di legge fondamentale di uno Stato che subappalta certi suoi poteri a qualcun altro.

Insomma, veniamo al dunque che se no perdiamo il filo: la costituzione prevede che in Kosovo ci stia (1) una presenza militare internazionale (= la NATO); (2) una presenza civile internazionale (= l’Unione europea), attraverso un emissario di Solana dotato di poteri esecutivi tipo modificare/annullare leggi, proteggere la ; (3) una presenza di polizia e giustizia internazionale (= sempre l’Unione europea, coi suoi 2.000 e piu’ poliziotti e giudici).

In tutto cio’ – come vedete – non figura la parola “Nazioni Unite”. Cioe’ quelli che per nove anni hanno amministrato il nostro caro Kosovo. Devono iniziare a fare le valigie.

Oppure no? Forse no.

Ban Ki Moon, in Febbraio, disse qualcosa tipo: “nessuno ci puo’ cacciare – saremo noi a decidere se e quando andarcene”. Tanto piu’ che per circa i 3/4 dei membri dell’ONU il Kosovo non e’ affatto indipendente, e non ha una Costituzione.

Allo stesso tempo l’ONU deve contare che potrebbe non essere simpatico rimanere in un posto dove stanno cercando di cacciarti. La gente potrebbe non volerti piu’ cosi’ bene. E intanto la UE scalpita per iniziare al piu’ presto: vorrebbero comprarsi le macchine, gli edifici che usano le nazioni unite. Vorrebbero subentrare nelle indagini che stanno facendo i poliziotti ONU e nei processi che stanno facendo i giudici ONU. Hanno gia’ reclutato parecchi funzionari ONU per lavorare nella nuova missione UE.

Risultato: intanto che la costituzione entra in vigore, gli internazionali litigano: tutti vogliono stare, nessuno se ne vuole andare.

E’ qui che entra in scena la proposta ufficiale dell’ONU per metter fine a sto casino: l’ombrellone.

In breve, le Nazioni Unite ridurrebbero il personale e il loro ruolo. Ma rimangono.

Le due missioni dell’UE? Che vengano pure. Sotto l’ombrellone di mamma ONU.

ombrellone.jpg

Ovviamente l’UE, che voleva finalmente iniziare a comandicchiare, non e’ d’accordo. D’altronde, hanno il piano Ahtisaari e la Costituzione del Kosovo dalla loro.

E’ anche pero’ vero che la missione UE non e’ vista bene da tutti, ne’ in Kosovo (i serbi giurano che nessuno dell’UE mettera’ mai piede a nord di Mitrovica), ne’ fuori dal Kosovo (la Russia dice che la missione UE e’ ne’ piu’ ne’ meno che “illegale”). Senza l’appoggio dell’ONU, rischia di essere un fiasco.

Insomma, mi sembra si stia avverando quello che gia’ paventavo in tempi non sospetti: che qui non si capisce piu’ una mazza.

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2 thoughts on “Sotto l'ombrellone

  1. Io mi auguro che le cose vadano per il meglio per i Kosovari albanesi e per quelli serbi(la presenza internazionale in Bosnia Erzegovina continua ad esserci da oramai molti anni, non stupisce!)

    E noi allora? Che siamo controllati dagli americani da 50 anni???

    Io mi auguro che tu possa proseguire il tuo lavoro lì, perché percepisco una grande forza e una grande passione dalle tue parole (ammesso che anche tu lo voglia) perché il Kosovo ha bisogno (come del’ONU e dell’UE e chi sa di quanti altri…) di persone di buona volontà. L’importante per lavorarci credo sia essere super partes… Io sono un pendolare, un messo viaggiatore della cultura musicale nei Balcani, ma mi sento ovunque a casa mia non perché non prendo posizioni radicali (il fatto di “pendolare” aiuta), ma anche perché non sbeffeggio mai nessuno (alacce…), cerco di ascoltare, ma non dare mai adito a discussioni… se i miei figli fossero stati uccisi dall’UCK o dalle truppe serbe, se mio padre fosse incarcerato ingiustamente a Belgrado o all’Aja per crimini di Guerra, se mia madre fosse stata violentata da un Croato, da un Bosniaco (o chi ne ha più ne metta) non avrei la capacità oggi, seppure siano passati molti anni ormai dalla guerra, di ragionare con mente lucida. Quindi quando gli animi si scaldano sorvolo e passo ad altro: “A keni nje cop byrek?” “A po pjimë një raki?”, “Siveli, Për te mirë, Salute, Prosit!”. Ci sono mezze verità che oggi forse è meglio non toccare… perché con un po’ di benessere, un po’ di internet ed un po’… di cabernet si appianeranno anche in meno di quanto si creda. Almeno spero… :) Ma farò di tutto nel mio piccolo perché così sia!

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