Belgrado, 29 Luglio 2008

Ecco il resoconto della mia “corrispondente” belgradese

20.00

Una nuova manifestazione anima Trg Republike (Piazza della Repubblica, il centro di Belgrado) e la riempie di bandiere, di canzoni, di mani con le tre dita alzate al cielo.

Questa volta non sono i « quattro gatti » dello scorso post a manifestare contro l’arresto di Karadzic, ma ben 16 000 persone (secondo le stime del ministero degli interni), venute da tutta la Serbia e dalla Republika Srpska. Una folla variopinta e composita di giovani e meno giovani, vecchi combattenti, militanti di partito, ragazzi con cappellino e occhiali da sole, ragazze in tenuta estiva.

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21.00

Diversi ospiti importanti anche, tra cui il fratello di Radovan, Luka Karadzic.

« L’eroe della Serbia » e’ scritto sulle magliette. « Karadzic ha difeso il popolo serbo, ha combattuto perche’ avesse un suo Stato. Siamo un grande popolo- viva la Serbia ! » dice uno degli speaker dal palco allestito per l’occasione.

Un gruppo di manifestanti mostra alla TV la prima pagina del giornale Pravda : « Arrestate Boris [Tadic, NdR], liberate Radovan ! ». Si cantano canzoni popolari o nazionaliste («chi mi separera’/ dalla mia anima/ il Kosovo»…), risuona regolarmente l’inno nazionale serbo («Dio e’ salevzza/ Dio fa giustizia…»).

Il tutto e’ stato organizzato dal partito radicale con il sostegno del partito di Kostunica. Stavolta tutto sara’ tranquillo, hanno detto. Strade chiuse, polizia, ambulanze pronte (beh non si sa mai), trasporti pubblici ridotti dalle 19 (l’avevo dimenticato… prima di farmi 2 Km a piedi con le borse della spesa!).

Varie personalita’, politici, attori, cantanti, si danno il cambio sul palco. «Ora sappiamo che il prossimo passo per entrare in UE e’ il riconoscimento del Kosovo». Contro l’Aja : «Quanti i serbi imprigionati e morti all’Aja ? e non un musulmano, non un croato, non un albanese!».

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Tutto sotto controllo, si diceva, tutto pacifico.

O forse no. Un gruppetto di ragazzi fa un po’ di casino nella vicina via Makedoska. Ma poi il casino diventa piu’ grosso, diventa scontro con la polizia, bidoni e pali spaccati, lacrimogeni. Qualche poliziotto viene ferito. Il portaparola dei radicali scende per calmare i coinvolti, ma senza successo.

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23.00

La situazione si e’ tranquillizzata. Bilancio provvisorio: 40 feriti tra poliziotti e manifestanti, strade e aiuole danneggiate, due giornalisti aggrediti.

Il vice-segretario dei radicali invita alla calma «vi parlo a nome del Dottor Seselj et di Radovan Karadzic ».

24.00

Le vie di Belgrado si svuotano a poco a poco, qualcosa ancora brucia sul luogo degli scontri, ma la situazione e’ sotto controllo. Alla TV e su internet cominciano i dibattiti. Chi sara’ responsabile dei disordini ? Solo la folla, o gli organizzatori, o i provocatori di Tadic, come dicono i radicali? La polizia ha reagito bene ? etc etc.

Vedremo, domani, vedremo.

Non so perche’, mi vengono in mente gli zatterai descritti da A. Sidran, scrittore bosniaco, che invece di « destra »- « sinistra » gridano « sponda Serbiaaaaa / sponda Bosniaaaaaa » navigando sull’impertrurbabile Drina…

Ma Karadzic e' innocente?

Immagino che per le migliaia di persone che sono scese in piazza oggi a Belgrado la risposta sia si.

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E tecnicamente, almeno per ora, hanno ragione loro.

Chiaro: per la giustizia, il nostro amico-santone Radovan e’ – al pari di chiunque altro non sia stato condannato in via definitiva – sacrosantamente innocente.

Anche Milosevic, tanto per citarne un altro a caso, e’ tecnicamente innocente. E’ trapassato prima di farci vedere la fine del suo processo. Quindi non e’ colpevole. E cioe’ e’ innocente.

E’ proprio questo il limite dei processi: che ci sono mille garanzie e gabole che possono far saltare tutto in qualsiasi momento.

Come il primo processo alla Corte Penale Internazionale, quello contro il congolese Thomas Lubanga, sospeso un mese e mezzo fa. Nel frattempo, forse Thomas tornera’ pure presto in liberta’. Perche’ e’ innocente? Perche’ sta male? No. Perche’ il pubblico ministero non ha consegnato certi documenti alla difesa. “il processo non sarebbe equo”, ha detto la corte.

O come quando Jean-Bosco Barayagwiza, uno condannato a 35 anni aver incitato il genocidio contro i Tutsi in Ruanda, stava per essere quasi rimesso in liberta’ per ragioni procedurali. C’e’ mancato poco. Un giudice del Tribunale Internazionale per il Ruanda lo voleva rimettere in liberta’ (e prosciogliere pure dalle accuse, una cosa che da noi non sarebbe possibile) perche’ era stato detenuto troppo a lungo prima di essere estradato. Diritto alla liberta’ personale violato => rimettiamolo in liberta’.

Qualche mese di galera di troppo, sullo stesso piatto di migliaia di vite strappate a colpi di machete? Ebbene si.

Anche se cosi’ si danno a questi criminali delle garanzie che questi (e forse faccio un ragionamento un po’ da Bar Sport) non si sarebbero mai sognati di dare alle loro vittime? Certamente.

Perche’ la giustizia, piaccia o no, o la si fa cosi’ o diventa in-giustizia. Anche se questo vuol dire che per l’accusa la strada e’ tutta in salita.

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Il nostro amico Karadzic per ora e’ innocente, e per quanto ne sappiamo potrebbe anche rimanerlo.

Che ne sappiamo di come si mettera’ il processo contro di lui?

Guardate quello contro Ramush: le accuse sono un po’ fiacchette, nessuno ha visto niente, chi ha visto non vuol testimoniare, chi ha visto e vuol testimoniare vien messo a tacere o fatto sparire, e lui da un giorno all’altro da carcerato dietro le sbarre diventa tuo vicino di tavolo nel ristorante in centro a Pristina.

O prendiamo pure anche il processo contro Slobo: mica stava andando tanto bene, per l’accusa. Lo ammette anche il procuratore incaricato del caso: marcava proprio male. Troppo difficile provare, a colpi di testimoni e documenti, che lui, da Belgrado, controllava, sapeva, dirigeva quello che accadeva in Croazia, Bosnia e Kosovo.

Forse per Karadzic sara’ piu’ semplice provare le accuse: lui era quasi sempre a spasso con Mladic per la Bosnia per vedere se tutto procedeva bene. Forse sara’ piu’ semplice. Ma forse no, e occhio perche’ la gabola procedurale e’ sempre in agguato.

Chiaro: il giudizio storico su personaggetti di questo tipo, lo da’ appunto la storia. Il giudizio morale, poi, immagino spetti a ognuno di noi.

Non deve mica essere per forza certificato da una sentenza di condanna.

Perche’ se no – tecnicamente – anche Hitler e’ innocente…

(In)giustizia

Per una serie di ragioni la giustizia e’ stata uno dei piatti forti di samopravo e dei suoi commentatori.

Dei confini tra giustizia e ingiustizia ci siamo occupati su queste pagine, con alterni successi, e alterna popolarita’, ad esempio qui oppure qui.

Se vi gusta il tema, c’e’ un’apposita categoria alla vostra destra: ” giustizia internazionale”, di cui anche il presente post fa parte a tutti gli effetti.

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Vista l’attualita’ del tema, mi auto-cito e segnalo a chi se lo fosse perso il post che avevo scritto sui processi del tribunale dell’Aja. E i relativi commenti.

Ah, per la cronaca, mi sto pure sciroppando le 393 pagine dell’epica autobiografia della Del Ponte. Poi vi faccio un riassuntino.

Cosa non farei per i miei lettori…

Anticorpi

Penso l’avrete visto al tiggi’.

Come Toto’ Riina, come Provenzano, il nostro Radovan non era poi cosi’ lontano. Stava a Belgrado. Magari ci saremo anche incrociati sul tram o al supermercato o al cesso di una discoteca.

Comunque, avete visto? Grandissima l’idea del travestimento! 

Vero? Mi ricordo che lo facevo anch’io a carnevale: mi mettevo una parrucca, una barba finta e un paio di occhialoni.  E nessuno mi riconosceva piu’ !

A parte gli scherzi, questa e’ veramente la scusa che ha cercato di rifilare Vuk Jeremic, il ministro degli esteri serbo, a una giornalista della BBC.  La giornalista (che non lavorando per una TV italiana possiede ancora l’istinto di fare la domanda che tutti a casa vorrebbero fare) gli ha chiesto se stesse scherzando.  Lui ha risposto un po’ come ha potuto, con il suo pesante accentone americano.

Comunque, se volete approfondire, andatevi a leggere, tanto cosi’ per curiosita’, l’atto di accusa contro Karadzic. E’ una specie di lista della spesa di atrocita’ per le quali, si spera, per una volta tanto, qualche pezzo grosso finalmente la paghera’.

In alternativa, o in aggiunta, c’e’ il bellissimo e tristissimo Death of Yugosavia, un documentario della BBC che tutti dovrebbero vedere almeno una volta.

Qui c’e’ la terza parte, guardatene un pezzo, ne vale la pena. Il nostro amico e’ abbastanza presente.

Spiace solo che in Serbia la cattura di Karadzic immagino verra’ percepita come un amaro prezzo da pagare per l’ingresso nell’unione europea. Non tanto come un atto moralmente e giuridicamente dovuto alle decine di migliaia di vittime della Bosnia.

Speriamo che, col tempo, in Serbia (come in Croazia, in Kosovo…) la gente sviluppi dei sani anticorpi contro i SUOI criminali di guerra.

Per ora mi sembra non ce ne siano cosi’ tanti, di sti anticorpi. Forse ancora un po’ di antibiotici faranno bene.

Ah, poi chiariamo una cosa, visto che arrivano gia’ i commenti “ma come, sei contento che hanno arrestato Karadzic?”

Allora, se arrestano qualcuno perche’ deve rispondere, tra le altre cose, di:

- 6 capi di imputazione per genocidio e sterminio

- 2 per crimini contro l’umanita’

- 1 per crimini di guerra

- 1 per violazione delle convenzioni di Ginevra

- 1 per persecuzioni

- 2 per deportazioni e altri atti inumani

- 1 per presa di ostaggi

ecco, uno cosi’, di qualsiasi etnia, cittadinanza o nazionalita’ esso sia, se viene arrestato, io proprio non ce la faccio a essere triste. Anzi, sono proprio contento. Senza se e senza ma, come andava di moda dire un po’ di tempo fa.

Se non siete d’accordo, mah, che dire? Non capisco proprio da che parte state.

- EXIT -

Venerdi, proprio mentre c’era la donors conference a Bruxelles, volevo proprio scrivere un post, in tempo reale. Per la cronaca, la donors conference e’ una specie di pranzo di famiglia in cui tutti gli zii ricchi si ritrovano per decidere quanti soldini regalare ai nipotini kosovari per comprarsi le caramelline.

Le spudorate preghiere del governo di Pristina agli zietti di “donare con generosita’ ” (non sto scherzando) sono state accolte. Rispetto alla mancetta prevista, un miliARDO di euro, gli zii hanno donato con generosita’ un duecentomilioni in piu’, cosi’, perche’ il nipotino non ha litigato con il cuginetto.

Un successo, quindi: 1,2 miliardi di euro che pioveranno tra il 2009 e il 2011. Ah, forse non lo sapete: per quasi il 50% vengono dalle vostre tasche: li ha messi l’Unione Europea.

Non ho ben capito questi soldi dove andranno a finire e chi li gestira’. O forse e’ meglio non saperlo. Comunque, almeno una parte di sta botta di soldi andra’ a coprire il debito estero che il Kosovo ereditera’ dalla Serbia (beh, quel che e’ giusto e’ giusto…).

Comunque, mi sono gia’ perso. Dicevo: volevo scrivere un post, venerdi, ma ero troppo impegnato nei preparativi per andare al festival piu’ IN dei Balcani: l’EXIT festival di Novi Sad, in Serbia.

Per quest’anno e’ un po’ tardino, ve lo devo dire: era lo scorso weekend. Ma l’anno prossimo andateci, ne vale davvero la pena.

Per quanto riguarda la mia partecipazione all’Exit, vi risparmio una discesa nei dettagli che immagino risulterebbe di interesse scarso, per non dire nullo.

Vi diro’ solo che, non contenti di una nottata di concerti, verso le 7 del mattino io e i miei amici stavamo ancora facendo rotta verso la dance arena. Perche’ non godersi per una mezz’oretta gli otto milioni di watt dell’impianto, sparati (tutti e otto direttamente) nei nostri stomaci, peraltro precedentemente imbottiti di abbondanti birre?

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Tra l’altro, una curiosita’: la sera prima, appena entrato nella fortezza, dove si svolge il fesitval, avevo notato qualcosa di strano. Un sacco di gente intorno a me aveva gli occhiali da sole in testa. “Sara’ l’ultima tamarrata che va di moda a Novi Sad” – mi son detto.

Poi verso le quattro di notte ha iniziato ad albeggiare e alle cinque era gia’ giorno pieno, con tanto di sole alto nel cielo (di quanto siano sballati i fusi orari di Serbia e Kosovo ne parleremo un’altra volta).

Ovviamente nessuno va ancora a dormire, a quell’ora li’: e’ ancora pieno di gruppi e DJ che suonano. E quindi – truc! – in un attimo tutti inforcano i loro bravi occhiali da sole, si calano un energy drink o qualcos altro (a seconda) e hop! Via fino alle otto del mattino!

Comunque, Exit festival = caldamente consigliato a tutti.

Unico neo sull’altrimenti bellissimo weekend: due ore e mezza di coda alla frontiera Serbia-Kosovo sulla via del ritorno. Quaranta auto prima di noi in coda. Tutti macchinoni targati Germania, Francia, Svizzera. Maledetta diaspora….

Miss KosovoSerbia

Solo una roba un po’ fru fru come un concorso di bellezza poteva riuscire a mettere da parte tutti i rancori degli ultimi mesi.

Lustrini e paillettes, magicamente, han fatto sparire ogni segno di astio dalla passerella dell’ultimo concorso di Miss Universo, che si e’ appena concluso a Nha Trang, in Vietnam.

Miss Serbia (grandissimo panterone peraltro), e miss Kosovo, hanno infatti gareggiato fianco a fianco, coscia a coscia, con grande correttezza e devo dire molta professionalita’. Niente sgambetti in pista, niente insulti in mondovisione, niente di niente. Anzi.

E pensare che la loro pazienza e’ stata messa a dura prova dagli organizzatori: il presentatore vietnamita, infatti, ha introdotto Zana Krasniqi, la kosovara, come “Miss Kosovo-Serbia”. Sara’ che il Vietnam non ha ancora riconosciuto la Repubblichetta? Non so.

Sta di fatto che lei non se l’e’ presa per niente. Anzi, ci ha riso su. Poi si e’ fatta prendere la mano e ha dichiarato cose improbabili, tipo che adora il Vietnam, e che ci verra’ addirittura in luna di miele.

Difficile dire se si tratti di svampitezza o di grande visione strategico-politica da parte di Miss Kosovo.

Da parte sua Miss Serbia non voleva essere da meno, e si e’ lanciata sulle relazioni Belgrado-Pristina: “Oh si, siamo molto amiche! Andiamo dappertutto insieme!!!” avrebbe dichiarato.

… Ma dove vanno insieme ste due, se una sta in Kosovo e l’altra in Serbia? Ma quando mai si vedrebbero, in che citta’ poi, ma cheddice? Perche’ fate le interviste a Miss Serbia??

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Comunque, al di la’ di tutto, tre cose non mi tornano di questa sensuale storia di amicizia e politica:

Numero uno: quando diavolo hanno fatto le selezioni per miss Kosovo? Perche’ nessuno mi dice mai niente?

Numero due: come ha potuto la Serbia sguinzagliare il suo panterone a fianco della bellezza secessonista della kosovara? L’unica spiegazione che mi do e’ che la sua partecipazione non l’abbia autorizzata nessuno, perche’ non avevano ancora fatto il governo.

Numero tre: come cacchio ci e’ entrata miss Kosovo al concorso, se il Kosovo non e’ uno stato? Secondo Wikipedia (dove ormai si trovano decisamente un po’ troppe cose), la decisione di farla partecipare risale gia’ al Febbraio 2008: significa questo forse che Miss Universo e’ stata la prima organizzazione internazionale ad aver riconosciuto il Kosovo???

Per la cronaca, ha vinto Miss Venezuela. Ma questo lo sapevate gia’: immagino sara’ stata la prima notizia su studio aperto, la seconda sul tg di fede e la terza su tutti gli altri.

Ci conosciamo??

“Guardate il semaforo”, dice il cartellone ad un incrocio di Belgrado:

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Siamo 160 a 32. Indi, Kosovo is Srbija.

Non fa una grinza.

Rispetto ad Aprile, quando ho fatto la foto, di Stati che hanno riconosciuto il Kosovo pero’ ce ne sono una decina in piu’.

Undici per l’esattezza:

 

  • Liechtenstein
  • Corea del Sud
  • Norvegia
  • Isole Marshall
  • Nauru (?)
  • Burkina Faso
  • Lituania
  • San Marino
  • Repubblica Ceca
  • Liberia
  • e (last but not least) Sierra Leone

Ma non e’ che cambi molto.

Contando che nell’ONU ci sono 192 Stati, i 43 volenterosi che hanno riconosciuto il Kosovo sono appena il 22% della comunita’ internazionale.

Piu’ preoccupante (o confortante, dipende dai pnti di vista) e’ che tra questi 43 ci siano ben 20 Stati dell’Unione europea (su 27, NdR). Oltre ovviamente a pezzi da novanta come USA, Canada, Giapone, Australia. Svizzera, Turchia.

E poi attenzione, fermi tutti: secondo kosovothanksyou.com (su cui trovate anche alcune chicche come il conto di quanti giorni ha la repubblichetta del Kosovo – per la cronaca ne ha 145), sta per arrivare una nuova ondata di temibili riconoscitori: Bangladesh (te credo, con tutti i poliziotti Bengalesi che lavorano con l’UNMIK…), Macedonia, Malaysia, Malta, Qatar e Arabia Saudita.

Il MInistro serbo per il Kosovo e Metohija fara’ meglio a pensare al prossimo cartellone.

Case

“Che bello sarebbe un film fatto solo di case”, diceva Moretti in Caro Diario.

Chiaramente lui parlava di Roma.

Ma penso che avrebbe detto lo stesso, fosse venuto a farsi un giro in vespa per il Kosovo.

Quando stai via per un po’, e poi torni, le case sono una delle prime cose che ti saltano agli occhi, appena passi il confine.

Alcune perche’ orrendamente kitsch

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la maggior parte, invece, perche’ sono lasciate li’, a meta’.

Non che al di la’ della frontiera l’estremo sud della Serbia sia molto piu’ sviluppato del Kosovo, intendiamoci. Ma non c’e’ quel senso di caos, di post-conflitto che ti danno le case costruite cosi’, dove capita, e non finite.

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Le case kosovare sarebbero un bel soggetto per un documentario.

Soprattutto la tipologia di gran lunga dominante: quelle di mattoni rossi. Ce ne sono a centinaia. Che dico centinaia, migliaia.

Ad alcune manca solo l’intonaco: mattoni forellati rossi in bella vista, e via. Poi magari dentro c’hanno i corrimano di ottone e i divani in pelle umana.

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Dicono che lo fanno per non pagare le tasse, che se una casa non e’ finita (mancano le ringhiere per i balconi, manca la facciata esterna) non la puoi tassare.

E’ la stessa cosa che mi avevano detto a Reggio Calabria, quando tanti anni fa ero stato ospite da amici nel quartiere Archi. L’unica realta’ che posso comparare al Kosovo da questo punto di vista.

Se anche e’ vero, i soldi che risparmiano in tasse per me se li fumano abbondantemente in riscaldamento, quando d’inverno la colonnina scende sotto zero, il freddo incalza, e i mattoni forellati lo fanno allegramente entrare dritto dritto in salotto.

Altre case invece, un buon 30% direi, a occhio e croce, sono invece proprio lasciate li’ a meta’.

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A volte finiscono il pianterreno o il primo piano, e gli altri piani lasciano solo i muri.

Non so bene perche’ facciano cosi’, ma la spiegazione che mi do e’ molto semplice: finiscono i soldi. Magari lo zio che sta in Svizzera non ha mandato tutti quelli che aveva promesso di mandare. Magari han fatto male i conti. Magari il fratello ricco del primo piano riesce a farcela, e quello povero del secondo fa i muri, e quando potra’ la finira’.

Una volta ne ho vista una – mi ricordo – di tre piani, dove l’unico con i muri esterni, finito, e abitato, era il secondo piano. Sopra e sotto, niente. Manco i muri, solo le colonne di cemento armato, e il tetto.

E le scale, a vista, nel vuoto, che salivano su.