Foglia di fiko

Se non ho ancora scritto un post di attualita’ sul Caucaso, nonostante le vostre gentili richieste, e’ per due motivi principali.

Il numero uno e’ chiaramente il gatto: sappiamo tutti quanto sono carini i gatti. Simpatici, ti fanno divertire, quando sono piccoli ci giochi e ti fanno pure compagnia. Magari ne raccatti uno un paio di settimane fa sotto l’ufficio. Era cosi’ bellino che pensi di riuscire a sbolognarlo a qualcuno nel giro di un paio di giorni. Magari invece scopri che nessun collega lo vuole, e intanto pensi che lo puoi tenere. In fondo, e’ cosi’ carino e simpatico. Poi scopri che gli piace mordere la tua roba, e un giorno lo scopri mentre ti sgranocchia l’alimentatore del computer. Quando lo attacchi alla corrente, scopri anche che ti sei appena fritto il portatile, e con esso il post sulla crisi in Georgia che stavi scrivendo la settimana scorsa.

Il secondo problema invece e’ che di Caucaso (v. l’ottimo Osservatorio Caucaso) non ne so un gran che, e non mi piace avventurarmi su terreni ignoti, con il rischio di dire le solite banalita’.

Il copione comunque mi sembra piu’ o meno questo: c’e’ lo stato cattivone, amico della superpotenza #1, la minoranza che pero’ nel suo micro-territorio e’ una maggioranza, lo stato cattivone che viola i diritti della minoranza, c’e’ anche la superpotenza #2 che supporta attivamente la minoranza, magari perche’ sul territorio della minoranza ci vuol costruire una bella base militare. C’e’ poi un simpatico conflitto armato, morti, profughi, e la solita povera gente che ci rimette casa e parenti. Le truppe dello stato cattivone che si ritirano. Accade poi una dichiarazione di indipendenza del territorio-micro dallo stato cattivone, la superpotenza #2 che riconosce immediatamente l’indipendenza, e la superpotenza #1 che grida scandalizzata alla violazione del diritto internazionale.

Mi sembra la faccenda sia un po’ questa, e francamente e’ un gran bel deja-vu. Se nel fare il vostro casting mentale per la storiella di cui sopra pensavate a “Georgia” e “Ossezia” nel ruolo di “stato cattivone” e “minoranza”, perche’ non ci mettete invece “Serbia” e “Kosovo”?

Per i ruoli di super-prepotenze invece non si scappa: ci sono solo Russia e USA per quella parte. Hanno detto pero’ che sono disponibili a interscambiarsi senza problemi. Anche per quella faccenda della base militare.

A parte tutto, del Caucaso in Kosovo non e’che se ne parli molto. D’altra parte, poco importa agli amici kosovari se altri loro “colleghi” minoranze riescono a spuntarla in barba al diritto internazionale. Loro l’hanno spuntata.

Se ne parla di piu’ in Serbia, che dopo la faccenda dei 100 farfalla deve pelare un’altra gatta piuttosto pelosa: come la mettiamo con il fatto che la Russia ha riconosciuto l’Ossezia?

Certo, da una parte pensi che hai sempre avuto ragione, l’avevi detto che il Kosovo sarebbe stato un precedente pericoloso e destabilizzante, che avrebbe scatenato casini, che non bisognava riconoscerlo, che il diritto internazionale andava rispettato ad ogni costo. Non ti hanno voluto ascoltare, e adesso si becchino l’Ossezia. Visto? Tie’.

Dall’altra, cheffai pero’ quando il tuo alleato piu’ prezioso, l’unico padrino che hai, stavolta fa lui la parte del bullo? Quando si comporta nello stesso identico modo che tu tanto criticavi? Da che parte stai? Con l’integrita’ territoriale o con la Russia? Bel dilemma. Bel casino, come al solito.

Aggiungo solo questo: povero diritto internazionale. Ridotto a misera foglia di fico che le super-prepotenze di turno si strappano di mano, per coprire l’ultima loro ipocrisia.

La Russia che ieri al Consiglio di Sicurezza dava lezioni di integrita’ territoriale a tutti, e’ quella che, cambiato il vento, riconosce i separatisti filorussi.

Gli USA e l’Europa che oggi fanno i tanto secchioni, sono quelli che sei mesi fa facevano a gara per riconoscere Pristina e la sua repubblichetta.

Che pena.

Resta il fatto che, come avvertivo in tempi non sospetti, questo rimettere in discussione il principio di integrita’ territoriale e’ pericolosamente destabilizzante. Prepariamoci allora a sentire presto parlare dello Stato libero della Striscia di Caprivi/Itenge, della Repubblica dell’Ogadenia, del Tulu Nad, della Repubblica popolare di Nagaland, dello Zozam, del Chinland, del Kachinland, del Kukiland, del Barotseland, del Bodoland, e dell’Emirato Islamico del Waziristan.

Tutto previo relativo conflitto armato, s’intende.

Janjevo

Se c’e’ una cosa bella del Kosovo e’ che riesce ancora a sorprenderti, anche quando pensi ormai di aver visto un po’ tutto quel che c’era da vedere.

E’ incredibile come, in un posto cosi’ piccolo e con solo 2 milioni di persone, riesca ad esserci una tale varieta’ e un tale intreccio di culture, lingue, storie, persone.

Prendiamo Janjevo, per esempio.

Ci sono andato per la prima volta ieri, con alcuni amici. Qualcuno di loro c’era gia’ stato. Meritava una visita.

Janjevo e’ un paesino a una trentina di km da Pristina, che versa in stato di quasi-abbandono.

Molte case tradizionali stanno cascando a pezzi

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Altre sono proprio state abbandonate.

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Ciononostante si possono ancora riconoscere bellissimi edifici, come questo. Porta ancora la data di costruzione sul sottotetto: 1928

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Mi rendo conto che sarebbe meglio dire: “edifici che una volta erano bellissimi”. Ma appunto, vi dicevo che il paese versa in condizioni di salute un poco scadenti.

L’unica vistosa (e fastidiosa) eccezione alla decadenza generale e’ la chiesa:

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Nuova di pacca. Pagata non voglio pensare da chi. Spero non dagli Janjevesi.

Chiesa peraltro cattolica, vi faccio notare: si perche’ a Janjevo ci abitano Rom e croati. Croati si fa per dire, nel senso che sono gente che parla serbo di fede cattolica, e di conseguenza si autodefiniscono croati. Non so, se andassimo a vedere l’albero genealogico, quanti di questi hanno parenti a Zagabria e dintorni. Comunque.

Quando ti incammini sulle colline per sfuggire alla canicola di Agosto, ecco che quando meno te l’aspetti appare – a sorpresa – una teqe (“tec’he”), una piccola moschea, ormai praticamente in disuso

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all’interno della quale trovi una tomba musulmana in cui riposa in pace non si sa bene chi (forse un vecchio imam del paese).

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Peccato che la vecchia moschea del paese sia invece in uno stato pietoso…

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E cosi’. Questa e’ Janjevo, piccolo angolo di Kosovo dimenticato piu’ o meno da tutti, lontano dai riflettori.

Chissa’ qual e’ il destino di un posto come questo.

Forse morira’ con l’ultimo dei suoi abitanti, se le nuove generazioni decidereranno di andare a cercare fortuna altrove.

Forse invece, come in quasi tutto il Kosovo, i vecchi edifici tradizionali e di inizio secolo saranno buttati giu’ (troppo costoso restaurarli, e chis e ne frega se sono antichi?), rimpiazzati da edilizia ad alta densita’.

Spazzato via dalla cultura del profitto a tutti i costi, che ormai – da queste parti – sembra l’unica cultura rimasta.

Un pelo

Non bastavano le bombe del 99, il Kosovo e l’arresto di Karadzic.

Ci si mettono pure i giochi olimpici a infierire sui rapporti USA/Serbia.

La rivincita in campo sportivo stava quasi riuscendo al nostro amico Cavic, una vecchia conoscenza di questo blog: per poco non rovinava la festa a quel noiosone dell’americano Phelps, che ha tolto la gioia di vincere praticamente a tutti i nuotatori scesi in vasca a Pechino, e che per questo francamente ci ha un po’ rotto.

Comunque, il giallo e’ che per un pelo (letteralmente) il farfallone serbo non ha toccato il bordo della vasca prima del noiosone-Phelps.

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Come si vede nella foto, infatti, l’atleta di destra tocca abbastanza chiaramente prima.

Un momento pero’: quello a destra e’ Cavic!

Eppure il cronometro dice che tocca prima l’americano, per un centesimo di secondo. O forse no? Non e’ che la faccenda e’ stata truccata, per far vincere piu’ ori all’americano, fargli battere tutti i record di vittorie, e dare piu’ risonanza alle olimpiadi.

Viene poi anche fuori su un giornale serbo che un ex nuotatore fortissimo, Ian Thorpe, australiano, sarebbe nel consiglio di amministrazione della Omega, la societa’ che tiene i tempi di tutte le gare. Non c’entra molto, ma e’ quanto basta per gridare all’ennesimo antiserbo complotto – il che forse rende piu’ trangugiabile un argento amaro come pochi.

Comunque, ci penseranno quelli della pallavolo a farci dimenticare in un colpo noiosoni, farfalloni e cronometri farlocchi. Serbia-USA, quarti di finale.

Accidenti, manco quello. 3-2 al tie-break per gli americani. Ma al termine di un partitone epocale, molto combttuto. Altra magra consolazione.

Cosa resta? Il basket? La Serbia non c’era, ma dagli americani se le sarebbero comunque prese alla grande.

Il tennis? Il mitico Djokovic si e’ fermato al bronzo, eliminato in semifinale.

La gara di trombe? Purtroppo non e’ ancora disciplina olimpica.

Comunque, gli amici serbi si possono consolare: anche se il loro medagliere non dovesse andare oltre l’argento di Cavic e il bronzo di Djokovic, avranno pur sempre vinto due medaglie in piu’ del Kosovo.

Auto Larje

L’acqua gli piace proprio un casino: starebbero delle ore a lavarsi la macchina.

Sara’ che e’ uno status simbol, sara’ che hanno speso tutti i soldi che avevano per comprarsela. Compresi spesso quelli per la benzina, tanto che non e’ raro vedere una Audi, una Golf, o una Mercedes al traino di auto ben piu’ scadenti. O – semplicemente – spinte a braccia dai rispettivi padroni.

Comunque, Mercedes, Audi o Golf che sia, sta di fatto che gli piace lavarla. Non a caso, infatti, un’attivita’ su tre qui in Kosovo e’ un’Auto Larje – auto lavaggio.

Che l’Auto Larje consista in una baracca in mezzo alla campagna, in una baracca in mezzo alla citta’, o in un centro ipermoderno tipo questo che hanno aperto vicino a casa mia, un Auto Larje che si rispetti e’ sempre pieno.

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Osservate con che perizia gli omini in rosso si prendono cura delle autovetture, inclusa la mia.

Lavorano in tre-cinque alla volta, per mezz’ora. Tre euro.

Quello che mi sorprende di piu’, soprattutto in mesi afosi come Agosto, e’ l’uso assassino che gli Auto Larjisti fanno dell’acqua. Milioni di litri. Dovreste vederli come si divertono a lavare e risciaquare con quei pistoloni ad aria compressa. Potrebbero starci delle ore.

Per non parlare poi (ma e’ un altro dicorso) della gente che con l’acqua ci lava le strade. Non se ne capisce bene la logica, ma per qualche motivo qui tutti adorano inondare strade e marciapiedi con ettolitri di acqua. A secchiate, bottigliate, poco importa. Basta buttare acqua in terra.

Persino di inverno, quando l’acqua cosi’ prontamente si trasforma in pericoloso ghiaccio.

Persino quando piove, come raccontavo gia’ l’anno scorso.

Lo spreco vergognoso di acqua che si fa da queste parti non mi turberebbe piu’ di tanto, se non fosse che tutte le sere dopo le dieci-dieci e mezza il rubinetto non caccia piu’ una goccia. Niente doccia, niente lavatrice, niente denti, niente sciacquone. Quindi via con bottiglie, taniche, e altre amenita’.

Il paradosso e’ poi che di acqua ce ne sarebbe pure: a dieci km da Pristina – solo per dirne una – c’e’ un enorme lago artificiale.

Pare pero’ che di notte (di notte, appunto) ci sia sempre da riempire la gigantesca piscina nel parco di Germia, il cui fondo bucato ogni giorno perde milioni di litri.