Meteo nostrum

Mentre l’Italia si ricopre di neve, a Pristina e’ ufficialmente finito il disgelo, dopo il ghiaccio delle scorse settimane.

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A parte oggi che piove, ci si gode un timido sole e temperature qusi palermitane, per la gioia dei baretti che popolano le strade del centro.

Pristina comunque, a sentire il TG di Belgrado, resta pur sempre la citta’ piu’ fredda della Serbia.

Qui agli albanesi non diteglielo, mi raccomando, che si incazzano come delle bestie.

Non per il freddo, s’intende. Per il vergognoso stupro geografico.

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Secondo le previsioni della TV kosovara, invece, il calduccio ci accompagnera’ ancora per il resto della settimana. Non solo a Pristina, ma anche a Tirana, Tetovo, Presevo e Ulqin.

Non sono citta’ del Kosovo? Lo so, sono in Albania, Macedonia, Serbia e Montenegro. Ma ci abitano degli Albanesi. Sono “dei nostri”.

Non che, dall’altra parte del confine, sia molto diverso, anzi. In Serbia, alcuni giornali danno le previsioni anche per tutta la Repubblica Srpska. Ma e’ in Bosnia, direte voi. Lo so, ma ci abitano i Serbi.

Sono “dei nostri”.

Non lo sapevate? Da queste parti, pure il meteo diventa una questione politica.

Segue i confini che contano: quelli etnici.

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Mi racconta un mio amico serbo che un giorno, guardando la TV croata HRT, ha sentito una previsione del tempo piu’ o meno di questo tipo: “c’e’ una massa di aria fredda che dall’entroterra si sposta verso la costa adriatica, muovendosi lungo la rotta che l’esercito serbo segui’ nel 1991 per andare a bombardare Dubrovnik“.

Mo' ci pensa Obama

L’avete visto il discorso di insediamento di Obama?

Bello vero? Mi ricorda vagamente il nostro Bondi, per la capacita’ oratoria, o anche Prodi, per la passione che riesce a trasmettere.

Purtroppo io non sono riuscito a seguirlo bene, ero in un bar con alcuni amici, e si sentiva poco e male. Ma il poco che ho sentito mi e’ piaciuto molto.

Quel che e’ certo e’ che qui, come del resto in tutto il mondo, la faccenda dell’insediamento non e’ passata inosservata.

Guardate come si sono premurati gli amici albanesi di far sentire il loro caloroso affetto al neo-presidente:

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Ci sono cartelloni in tutta la citta’. Anche se a dire il vero non e’ ben chiaro chi li abbia messi.

Una cosa pero’, almeno a sentire quello che lamentano i serbi, appare certa: il nostro Barack, per quanto dialogatore e non-unilateralista, non appare minimamente intenzionato a riaprire la questione-Kosovo. Non e’ all’ordine del giorno. Missione compiuta. Indipendenza. Capitolo chiuso.

Il livello sale…

… e mi stanno pure crescendo le stalattiti!

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Meno male che a non lasciarci al freddo ci pensa lui: il Grande Scoreggione.

A proposito, su questo vecchio post ci sono stati recentemente un paio di commenti del tipo “ma fa male respirare tutto sto veleno”?

Che dire, non sono un esperto, ma mi sembra che la domanda contenga gia’ la risposta. Come dire “fara’ male darsi tutte ste martellate sui maroni?” O “ci saranno tanti morti se bombardo la Striscia di Gaza?”

Comunque pare che, dati alla mano, lo scureggione in realta’ contribuisca alla pestilenza dell’aria di Pristina MENO del riscaldamento domestico. Che in molti casi va a carbone, o “legno nero”, come lo chiamano qui. Puzza, e’ vero, ma costa meno della legna, quella vera, che viene venduta a piu’ di 20 euro al metro cubo. Un’enormita’, per chi non ha niente, o ha meno di 200 euro al mese.

L’altro giorno ci sono passato letteralmente sotto, al vecchio puzzone.

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Siamo andati al campo rom di Plemetina, in cui il mio amico Christophe in passato ha fatto alcune splendide foto. Il campo e’ proprio li, passata la ciminiera. C’e’ gente che ci abita a meno di 300 metri.

Mr. Spazzaneve

La strada che porta dalla Serbia meridionale al confine col Kosovo e’ stata una specie di ascesa in vetta.

Fino all’ultimo villaggio prima del confine, qualche spazzaneve si vedeva che era passato.

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Gli ultimi dieci-quindici chilometri che portano al ridente confine di Merdare invece bisognerebbe farli con le ciaspole, piu’ che con la macchina.

Questa volta per lo meno non c’e’ coda al confine. Non come quindici giorni fa, quando cento macchine di diaspora mi hanno fatto aspettare ben quattro ore sotto la neve prima di passare. Stavolta la diaspora si affolla nell’altro senso, per tornare in Svizzera, Germania e Italia dopo le feste natalizie – oops, “di fine anno”.

Ancora una volta mi tocca pagare l’odiosa assicurazione di confine, una vera e propria truffa. Ormai, soprattutto dopol’indipendenza, i poliziotti non si bevono piu’ il foglietto fatto dalla mia assicurazione che dice che la mia carta verde copre anche il Kosovo. NIente da fare. Il Kosovo e’ fuori dal circuito della carta verde, devi pagare un’assicurazione provvisoria di soli 70 euro al mese o (a tua scelta) 530 all’anno. Praticamente come quella italiana che ho gia’, solo che quella copre tutta Europa, quella kosovara solo il Kosovo.

MI risolleva il morale solo un turista giapponese che scende dal pullman da Belgrado e spara una bella fotografia con tanto di flash proprio al confine. Subito sgamato, portato di peso in guardina, interrogato come fosse il peggiore dei delinquenti spioni. Lo lascio mentre incredulo cerca di spiegarsi, con abbondanza di gesti, ai suoi interrogatori.

La strada dopo il confine e’ ancora peggio: c’e’ stata una nevicata storica, ma di spazzaneve nemmeno l’ombra.

A Pristina le strade da giorni sono delle piste da sci: macchine che fanno testacoda, pedoni che sgommano. Nessuno pulisce, e fa talmente freddo (siamo a -7 verso mezzogiorno) che la neve non si scioglie.

Questo naturalmente non ferma gli impavidi auto larjeisti, che imperterriti continuano a sparare acqua (cioe’ ghiaccio) in abbondanza.

Per domani sono previste altre nevicate, ma speriamo non si esageri troppo: guardate quanta ne ho gia’ sul mio davanzale…

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