Mi ricordo ancora come dieci anni fa fossi anche io tra quelli che erano d’accordo.
Basta, con le persecuzioni contro i poveri Kosovari. L’abbiamo gia’ lasciato succedere in Bosnia. Bisogna intervenire.
Il famoso intervento umanitario. Esattamente dieci anni fa, il 24 Marzo 99, iniziavamo a farlo.
Oggi vedo tutto in modo piu’ disilluso. Tutta la vicenda assomiglia sempre meno a uno di quei film americani a base di buoni e cattivi. Era tutto un pretesto, e se si quali erano le vere ragioni, chi si voleva colpire o coprire… tutto mi e’ molto meno chiaro di quanto non lo fosse dieci anni fa.
Di chiaro invece c’e’ che – come molte altre cose – anche i bombardamenti della NATO assumono tinte molto diverse a seconda del lato della frontiera da cui li si guardi.
Neppure le bombe fanno uno schifo bipartisan.
No. Da una parte Clinton non lo puoi neanche nominare, mentre dall’altra ti saluta dal palazzo che si trova nel boulevard a lui intitolato.
Di la’ mettono striscioni con su scritto “Stop al Fascismo NATO” (v. foto nel post precedente), di qua mettono la bandiera della NATO sulle case, negli uffici, o nelle vetrine dei negozi di sport che vendono le finte magliette della nazionale Kosovara

I piloti che decollano da Aviano, di la’ portano la morte, di qua vengono accolti come liberatori. E i loro aerei fanno bella mostra di se’ sull’insegna del ristorante nei pressi dell’aeroporto di Pristina. (Come si chiama il ristorante? “Aviano”! ).
Se le facce di Madeleine Albright e Wesley Clark da una parte provocano violenti sfoghi cutanei, dall’altra invece sorridono sui calendari patinati appesi nel garage del carrozziere sotto casa.
Nessuno si ricorda invece del generale Jackson, che era a capo delle truppe NATO che entrarono in Kosovo il 12 Giugno ’99. Jackson era noto ai piu’ come “Mike”, visto che l’impiego del suo vero nome, Michael, avrebbe severamente compromesso la credibilita’ di tutta l’operazione. Meglio Mike.
Comunque, tutti sanno che quelle maledette bombe caddero per due mesi e mezzo sulle teste dei serbi. E’ tutto molto documentato, per cui se vi interessa approfondire c’e’ l’imbarazzo della scelta: ci sono ad esempio le foto aeree sul ministero della difesa americano, una guida interattiva su obiettivi e armi impiegate, alcuni blog sui bombardamenti di Belgrado e sui crimini ai danni della popolazione civile, e persino una voce ad hoc su Wikipedia. Quindi qui non ne parliamo.
Mi interessa pero’ ricordare che le bombe cadevano anche sulle teste dei kosovari mentre venivano, ironicamente, liberati.
Oltre ai “danni collaterali”, la maggior parte degli obiettivi in Kosovo erano, naturalmente, postazioni strategiche del governo e dell’esercito serbo. Nel centro di Pristina, ad esempio, fino a poco tempo fa troneggiava questo enorme edificio bombardato:

Ora e’ stato demolito. Lascera’ presto spazio a qualche nuovo obbrobrio.
A Belgrado invece i palazzi restano li’, in piedi, sventrati, e non certo peche’ non ci siano i soldi per ricostruirli.
E secondo me e’ un bene cosi’.

Ad memoriam.

