Come l’anno scorso, la Teqe era strapiena di umanita’ piu’ o meno profumata. Uomini, no donne, e un po’ di bambini.
Ma soprattutto c’erano loro…

Pare che in Kosovo il derviscismo sia un movimento tutt’altro che isolato. Ci sono non una, ma molte comunita’ di dervisci.
Dei deviati, a sentire i musulmani “ortodossi”, che predicano il contatto personale e diretto con Dio (Allah). Senza intermediari (preti, papi, frati o suore) ne’ materiali (affreschi, dipinti, statue, statuette e statuine, reliquie, calici, croci e crocifissi, sacre sindoni, bastoni, mitre e cappelli, portaostie, stole, tonache e anelli, tabernacoli, turiboli e altre diavolerie).
In questo, si puo’ dire che il derviscismo e’ piu’ vicino al cattolicesimo che all’Islam vero e proprio. Anche per quanto riguarda quella specie di macabro culto del dolore fisico, non e’ che siamo poi cosi’ diversi. I cattolici non adorano forse un crocifisso? O le madonne che piangono sangue? O dei frati con le stigmate?
Ma sono partito dalla fine.
L’inizio della storia e’ che anche quest’anno abbiamo degnamente celebrato il 20 marzo, data sacra al sufismo/derviscismo, con una visita ad una Teqe.
Questa volta abbiamo scelto quella dello Sheh Ruzhdi (eccolo qui sotto), nella bellissima citta’ di Gjakova.

L’anno scorso era il 22 marzo – il che prova che non si e’ ancora capito bene cosa effettivamente si celebra. Ma non importa.
Quel che importa e’ che anche stavolta entrare nella Teqe e’ stato come entrare in un’altra dimensione.
Una cerimonia a base di canti, musiche, grida, sudore, ondeggiamenti. Un coinvolgimento emotivo che queste immagini riescono a ricreare solo in minima parte (certo spero non vi faranno lo stesso effetto che al tizio che si vede verso la fine…)
Ovviamente gli spilloni, come l’anno scorso, non sono mancati, anzi.

Ma forse hanno avuto un ruolo meno centrale rispetto alla cerimonia di Prizren.
E poi e’ arrivato lui.
Sento lo Sheh chiedere “e’ pronto?” e sento che qualcosa di grosso sta per succedere. Anche se all’inizio non era chiaro dove sarebbero andati a parare.
Quando l’ho visto iniziare a girare, come nei documentari su Istanbul, come nelle canzoni di Battiato, ho veramente sentito che stavo assistendo a qualcosa di misterioso, che si perde nella notte dei tempi. E che quello che stava accadendo davanti ai miei occhi di turista, non era me, o per il fotografo impiccione del National Geographic che si vede li’ in prima fila. Ma era qualcosa di vero.
Lo facevano per se stessi (chissa’ perche’?). Ma non per noi.
Canti e riti misteriosi che si ripetono, e che si tramandano di padre in figlio, immutati, nei secoli dei secoli.
NO COMMENT, siamo a 2009.
pensa che io ho saltato questo post e mi stupisco di alberto
forse siamo nel 2009 solo nell’occidente..
già l’anno scorso mi ero chiesta se nessuno faceva qualcosa per questi bambini
evidentemente nessuno fa nulla
anzi l’anno scorso sono arrivate anche delle fanciulle ( e non dico uomini) a dirmi che esagero…
di esagerazione in esagerazione siamo pochi che difendiamo i bambini
ma forse siamo noi fuori luogo..
io mi chiedo perchè ai bambini bucano la faccia e ai grandi pure..
non ci dovrebbe essere la legge che sei sei grande ti buchi gli attributi ??
magari cambiano religione !
ue!
quando girano quest”anno?
dai che prenoto!