Carri e carretti

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Sulle strade del Kosovo puoi trovare veramente di tutto.

Il traffico come quantita’ non e’ intensissimo, ma la qualita’ del traffico che c’e', e’ micidiale.

Spesso si creano code interminabili perche’ un camion resta in panne in mezzo all’unica strada disponibile.

Altre volte, c’e’ un poveraccio con il suo carretto ad asino che tappa tutta la corsia.

Ecco allora che la gente si esaspera e supera il carretto, in cuva, in salita, con nebbia, con neve, con pioggia.

E cosi’ arriva l’incidente.

Piu’ raramente del carretto si puo’ incontrare il carro.

Armato, s’intende.

Oggi sempre meno. Ma dai segnali per la strada si capisce bene che un tempo ne devono essere circolati ben di piu’.

A proposito: non ho mai capito che cappero vogliono dire quei segnali gialli. Li mettono prima dei ponti.

Se qualcuno ne sa qualcosa, o vuole fare ipotesi, si faccia avanti.

Chi paga il conto?

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Pristina, Febbraio 2009.

Manifesti per la strada invitano la popolazione a pagare le bollette della KEK, la societa’ elettrica del Kosovo.

Mentre nella capitale i tagli di energia sono molto diminuiti, in molti villaggi le persone sono ancora oggi piu’ spesso al buio che al chiaro.

D’inverno significa avere freddo, mentre adesso, d’estate, non poter usare il frigorifero.

Certo, ci si puo’ arrangiare con costosi e rumorosi generatori a scoppio. Oppure pagare la boletta.

In questi mesi KEK ha deciso di dare un giro di vite e di disconnettere i villaggi piu’ scrocconi. L’offerta e’ una bolletta flat di 26 euro al mese per ogni famiglia-mangiaufo.

Ma molti Serbi si rifiutano ancora di pagare le bollette della KEK. Forse perche’ questo significherebbe riconoscere la legittimita’ del governo di Pristina. Forse invece perche’, a loro volta, negli anni novanta gli Albanesi non pagavano la bolletta del governo serbo.

Sia come si vuole, pure una bolletta qui finisce in politica.

Dimenticato

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Cimitero ebraico di Pristina, Luglio 2009

Il cimitero ebraico di Pristina non e’ per niente sfuggito allle ingiurie ne’ del tempo ne’ degli uomini, dato che versa in condizioni a dir poco penose.

Il posto, situato poco lontano dalla tomba di Ibrahim Rugova, e’ accessible a chiunque, bene o male intenzionato che sia.

Molte tombe sono state vandalizzate, e le altre sono pressoche’ abbandonate. Alcune sono antiche: quella qui sopra risale all’anno 5656 (che corrisponde al nostro 1895).

Dato che l’ebraico non e’ alla portata di tutti, difficile leggere i nomi delle persone, anche solo per fantasticare su chi possano essere stati.

Dubito anche dopo la seconda guerra siano rimasti degli ebrei a Pristina.

Un pezzo di storia che lentamente scompare.

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Ma i soldi pe' Camel… ?

Da qualche settimana l’intera Pristina si e’ trasformata in un enorme cantierone a cielo aperto.

Bulldozer, rulli compressori, martelli pneumatici e simili diavolerie ornai infestano quasi ogni angolo di strada.

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Secondo il tristissimo giornaletto gratuito per espatriati, questa e’ la faccia che avra’ la citta’ in un futuro temporalmente non meglio identificato.

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Quel che si dice e’ che stiano costruendo, praticamente in centro a Pristina, vicino al Bil Clinton Boulevard, il grattacielo piu’ alto dei Balcani. Si dice anche che ci sia dietro una oscura societa’ slovena.

Ma sulla cosa regna un fitto mistero. Per ora, quello che e’ dato sbirciare attraverso le lamiere del cantiere e’ questo:

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Una grande voragine. Enorme. Ma nulla piu’.

Pah. Ma che vada al diavolo il grattacielo e il suo cantiere.

Ben vengano invece le opere stradali, di cui francamente c’e’ un gran bisogno.

Il traffico, seppur non pesante, in citta’, e’ completamente intasato da camion, bus, carri e carretti. Oltre che dalle macchine, naturalmente.

Ultimamente vanno molto quelle di tipo inglese, con la guida a destra. A tutto vantaggio della sicurezza della circolazione, naturalmente.

Comunque, Qui ad esempio stanno coprendo la ferrovia su cui passa un treno al mese, per costruirci una mega-rotonda

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Si spera anche che le opere siano accompagnate da piccoli corsi di educazione stradale, dato che la rotonda e’ per ora un’entita’ sconosciuta ai piu’ ed abusata da tutti, che vengano da destra, sinistra o dietro.

Comunque, si sa che i lavori pubblici portano con se’ qualche disagio.

Succede da noi, figuriamoci qui. L’elenco sarebbe lungo: buchi lasciati aperti, strade smantellate, diasfaltate e poi dimenticate, ruspe che ruspano in mezzo ai passanti, ce n’e’ per tutti i gusti.

Ma il massimo in tutto cio’ per me e’ vedere come la gente non si scandalizzi per niente. Con grande capacita’ di sopportazione, che a me a volte fa difetto, si adatta a meraviglia a qualsiasi intoppo e rottura di palle.

Ad esempio, per salire a piedi a Dragodan, un quartiere residenziale della citta’, bisogna attraversare i binari del treno e salire una piccola salitina.

Salitina che per anni e’ sempre stata di terra/fango, nonche’ occasionalmente di immondizia.

Ora pero’ i lavori hanno sostituito la fangosa salitina con un piu’ pulito muretto di cemento armato.

Tragedia. La salitina infatti era una scorciatoia che consente di evitare un giro di almeno dieci minuti a piedi.

Ed ecco allora la cosa, il simbolo, che la dice tanto lunga sul Kosovo quanto la T-shirt con su dipinta la cintura di sicurezza la dice lunga su Napoli: la scaletta di spazzatura.

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Che poi, con il passare dei giorni, e’ andata solidificandosi

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Mi resta comunque una domanda, nella testa: i soldi per tutti sti lavori, ma chi glie li da’?