1.900

Credo che ci sia solo una cosa piu’ tremenda della morte di una persona cara: non sapere se questa persona e’ viva o morta.

Oggi (30 Agosto) e’ la giornata internazionale delle persone scomparse. Un dramma, quello degli scomparsi, che qui in Kosovo e’ tremendamente attuale.

All’indomani della fine del conflitto, infatti, alla Croce Rossa era stata denunciata la scomparsa di oltre ben 5.600 persone.

Ad oggi sono purtroppo ancora 1.900 le persone – un po’ di tutte le etnie – di cui non si conosce il destino. Corpi che non sono mai stati ritrovati.

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Si tratta per lo piu’ di persone rapite e poi fatte sparire, sia dall’UCK che da militari/paramilitari/polizia serbi.

Spacco tutto

Che quelli di Vetevendosje non amassero molto quelli di EULEX, lo si sapeva gia’.

Basta vedere quanti muri a Pristina e dintorni gli amici vetevendossjari hanno graffittato con queste simpatiche scritte:

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Il loro programma politico e’ fin troppo chiaro: via tutti gli internazionali dal Kosovo.

Se non fosse che il giorno dopo sarebbe il caos, si potrebbe pure essere d’accordo.

Ce l’avevano con UNMIK prima, ce l’hanno con EULEX adesso.

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Credo comunque che quello di Vetevendosje sia un bell’esempio di ipervisibilita’ di un movimento.

Scritte cosi’ si trovano dappertutto, ma poi alle manifestazioni sono spesso in quattro gatti.

Il loro peso nel dibattito politico interno, poi, penso sia pari a zero o poco piu’.

In ogni caso, gli amici di VV sono molto creativi e amano le azioni spettacolari (che danno ipervisibilita’, appunto).

Oggi sicuramente di visibilita’ ne hanno avuta, pure troppa: hanno sfasciato 28 macchine di EULEX

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Ben custodite, peraltro, in un parcheggio a pagamento nel centro di Pristina.

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Non so, ma il fatto che proprio oggi, in quel parcheggio sia arrivato il circo, mi sembra troppo divertente per essere una pura casualita’…

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Finalmente?

“Finalmente” e’ la prima parola che e’ venuta in mente a tutti quando la Commissione europea ha presentato la sua proposta sull’eliminazione del regime di visti per Serbia, Montenegro e Macedonia (ops, FYROM) a partire dal 2010. E’ solo una proposta, per ora, ma siccome e’ da un pezzo che se ne parla, ci sono buone possibilita’ che a Bruxelles ne abbiano le tasche piene e che quindi la approvino senza colpo ferire.

E d’altra parte, dopo tanto bastone, un po’ di carota per gli amici Serbi ci vuole pure, no?

Finalmente, si diceva, perche’ per questa famosa «white Schengen list» ci sono voluti un bel po’ di lavoro, e di negoziati, e di verifiche, e di nuove regole.

… e un bel po’ di attesa, direbbero molti Serbi, secondo cui la decisione arriva con un ritardo di 10 anni.

A molti Serbi in realta’ non interessa neppure tanto entrare a far parte dell’Unione, quanto uscire dalla gabbia di passaporti, consolati, appuntamenti, visti e permessi oer andare praticamente ovunque che non sia in Russia.

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Negli ultimi sondaggi, infatti, solo il 61% della popolazione voterebbe SI all’ingresso della Serbia nell’UE, mentre ben l’82% e’ favorevole all’entrata della Serbia nella white Schengen list.

In ogni caso, presto (forse, speriamo), i nostri amici belgradesi potranno venirci a trovare senza visto. Sempre che in Italia di stranieri ne facciano ancora entrare.

Fuori dal tempo (continua)

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Dopo aver bevuto un po’ di rakia con un trio di cacciatori di passaggio, e piuttosto scoraggiati dall’assenza di cinghiali, i due ti invitano a cena.

La mammina prende qualche uovo e del formaggio di pecora fatto in casa, il monaco mette su una frittata e un po’ di porcini appena raccolti.

Completano il pasto pane di campagna e cipolla a volonta’.

Il monaco – non so neanche come si chiama – dice che non ha bisogno di nulla, tranne che di Bog. Dio.

Anche il cellulare lo potrebbe gettare ai maiali.

Stando cosi’ fuori dal mondo, poi, si capisce meglio come va il suddetto. Almeno dice.

Si finisce presto a parlare di religione, della fine del mondo, della terza guerra mondiale e della venuta dell’Anticristo.

Arrivera’ ben presto, neanche a dirlo.

Anzi, secondo lui e’ gia’ bell’e che arrivato: e’ il principe William, il figlio di Lady D.

Fuori dal tempo

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Il Sud della Serbia e’ un posto ancora estremamente rurale. Povero. Agricolo.

Ed e’ proprio li’ che si possono fare degli incontri che solo nei film di Kusturica.

Ad esempio, cos’e’ quella costruzione che si vede la’ in fondo? Un granaio? Una stalla?

Sbagliato: un monastero.

Nel mezzo del nulla, a chilometri dal primo centro abitato, ci vive un monaco. Uno.

C’e’ anche una vecchia signora che ti prepara il caffe’ e magari pure la cena. Poi scopri che e’ sua madre.

Vivono cosi’, lui e lei, in mezzo a pecore, funghi e galline che gli danno un po’ tutto quello di cui han bisogno.

Niente energia, niente acqua corrente. Il cellulare si pero’: per quello c’e’ un pannellino solare e il caricabatterie.

Almeno finche’ fa bello, possono parlare con qualcuno.