Cosa succede in citta'

Ricevo da Belgrado e volentieri pubblico:

Cosa succede in citta’

Eppure la Serbia, o meglio una parte di, ci prova. Ad invitare I turisti, ad accogliere gli ospiti stranieri con fiumi di rakija e di musica, e gli imprenditori con applausi e sgravi fiscali. A vincere l’Eurovision, a organizzare le Olimpiadi studentesche, a fare le fiere del libro, della techno, della salsiccia e della tromba. A firmare gli accordi con l’UE, ad accogliere I capi di stato americani.

Ma pare ci sia qualcosa, un ribollio sotterraneo che aspetta solo il momento giusto per esplodere e far riparlare dei Serbi come di un’orda di slavi feroci assetati di distruzione.

Della gay pride a Belgrado ormai sanno tutti, ne hanno parlato tutti i TG ed era fra i primi titoli di BBC e CNN domenica sera. Quella che nelle principali capitale europee e’ una festa di musica e colori qui e’ diventata guerriglia urbana, con 140 feriti, negozi e macchine distrutte, sedi di partito bruciate, persino il centro mammografico danneggiato. In tutto 1 milione di euro, un conticino piuttosto salato…

Per carita’, la gay pride in se’ e’ andata bene. Nessun disordine, tutto secondo i piani, con la partecipazione dei media e di personalita’ internazionali, con I palloncini e le bandiere arcobaleno. Tutto in una piccola oasi protetta da 5 cordoni di poliziotti e sorvolata da elicotteri. I 1000 manifestanti hanno fatto il giro del parchetto (davvero…) e poi una festa al chiuso.

Intanto fuori 6000 giovanissimi pischelli incappucciati mettevano a ferro e a fuoco la citta’.

Chi sono dunque I vincenti di questa giornata?

Il governo, certo. Ha finalmente organizzato la gay pride, dopo tanti anni, dopo le violenze estreme durante la parata del 2001, dopo avere tutto annullato l’anno scorso. E’ riuscito a garantire protezione quasi assoluta ai partecipanti circondandoli di polizia, e agli organizzatori scortandoli fino a casa. “Il governo ha passato il test, la lotta per una Serbia normale continua” titola Danas lunedi’.

La polizia, anche. E’ riuscita ad impedire disastri peggiori, morti e feriti gravi. Ha garantito la sicurezza delle alte personalita’ alla manifestazione. Ha arrestato 207 pischelli. E’ stata tutto il giorno presente. E si e’ presa un bel po’ di botte.

Forse per la pirma volta in Serbia, la polizia ha preso le parti della parata, dei “buoni”.

Persino il poliziotto Sasha, il piu’ guardato su youtube per la creativa abbondanza di insulti riversati sui pischelli, nelle interviste si fa paladino della liberta’ di espressione. Non male, dopo le bastonate e I lacrimogeni ai dissidenti sotto Milosevic…

L’immagine e il ruolo della polizia cambiano, questa secondo alcuni e’ la cosa piu’ importante della parata storica:

http://balkans.blog.lemonde.fr/2010/10/11/cest-mon-belgrade-que-tu-es-venu-casser/

Poi chi? Anche i giornalisti, si’, che per una volta non si sono nemmeno ammaccati.

E I gay e le lesbiche? Ha gia’, la parata era per loro. “Si’ dai, qualche gay e’ venuto ” mi dice un’amica dalla parata.

Non si sa quanto siano contenti loro. Di sicuro sono ancora meno amati, e la gente associera’ I gay a una giornataccia da stare tappati in casa con le finestre chiuse, o forse alla macchina sfondata o alla vetrina della bottega in frantumi.

“La parata della violenza”, “La parata del kaos” erano titolano i giornali lunedi’, questo e’ forse quello che rimarra’ in testa ai Belgradesi, che forse sentiranno l’argomento dei diritti omosessuali, gia’ molto lontano dalle loro preoccupazioni, come una cosa ancor piu’ imposta dall’esterno. E si chiederanno se il raduno al parco valeva davvero tutto quel casino…

Gay vs. Balcani

Lo so che qualcuno oggi verrà su samopravo aspettandosi qualche commento a caldo sui fatti degli ultimi giorni.

Non so che dire, sono scandalizzato.

Che i gay siano persone combattive e pronte a scontrarsi anche duramente per affermare i propri diritti, lo sapevamo. Per rimanere in gara, sono pronti ad affrontare non solo l’omofobia ma anche il nazionalismo. Gli scontri sono spesso violenti, soprattutto quando ci sono di mezzo i Balcani, dove molta (troppa) gente vede ancora i gay male, molto male.

Io di solito sto dalla parte dei gay, ci mancherebbe altro, però quello che è successo ieri lo trovo vergognoso: come si fa ad eliminare Dorina da X-Factor? Vi sfido a dire che la coppia gay, i Kimera, sono meglio.

La concorrente albanese era tra le mie preferite in assoluto, i Kimera si vede lontano un chilometro che sono pessimi, e che li votano per altro che non è il canto, come votano il concorrente balbuziente in quanto ha il suddetto difetto. Certo il fatto che Dorina sia albanese non le ha giocato a favore – evidentemente la lobby anti-scippettara è stata più forte di quella anti-gay.

Va beh, archiviato quello che ritengo il vero scandalo di ieri sera, due parole su quel che è successo a Belgrado Domenica.

Non so che dire. La notizia mi sembra che sono riusciti a fare una gay-parade a Belgrado, più che gli scontri in sé.

Del resto, varie altre gay-parade sono state annullate in passato (l’ultima l’anno scorso) perché la polizia non poteva garantire l’ordine e la sicurezza. Già il fatto che il governo abbia schierato fior di poliziotti per consentire la parade mi sembra un fatto buono. Spero che, fatta una breccia nell’omofobia (forse) e constatato che i gay esistono veramente e vivono e lottano con noi, il prossimo anno di gay parade se ne facciano altre, e più numerose,  in tutti i Balcani.

Certo, poi parliamo del fatto che in Serbia c’è gente che a ogni occasione buona si mette il cappuccio e spacca tutto.

Basti vedere cos’è successo allo stadio di Genova ieri in contemporanea ad X-Factor.

Comunque niente di nuovo, mi sembra, no? Ultrà di calcio dementi che spaccano tutto.

Mi spiegate cosa c’è di diverso rispetto agli ultrà della Fiorentina o del Napoli che spaccano tutto? La bandiera albanese bruciata? Il saluto con il tre? Sono il primo a sostenere che la politica deve stare lontano dallo sport, ma mi sembra che se ci concentriamo sulla bandiera albanese o sul saluto siamo fuori strada.

Il derby perso è una scusa migliore per spaccare tutto? Bah. Se vi piace, pensatela pure così.

Il problema sono gli spaccatori in sé. Oltre che il calcio, che (forse perché è l’unico sport che è un concentrato di valori anti-sportivi) catalizza gli spaccatori. Prova ne sia che l’identica partita (Italia-Serbia) però di pallavolo è stata giocata due giorni fa senza che volasse una mosca.

Comunque, sta di fatto che agli stadi (quelli di calcio) ci si mena, e non da ieri. E chi si indigna tanto per il penoso spettacolo del mascherato Ivan Bogdanovic e compagni, arrivando ad auspicare un nuovo Hitler che bruci un bel po’ di Serbi, mi auguro faccia lo stesso quando i protagonisti sono gli ultrà delle squadre di casa nostra. Altrimenti, chi è il vero nazionalista?

Certo, andare a casa d’altri a fare queste figure (soprattutto se sei un paese che cerca di rifarsi un’immagine dopo i disastri degli anni 90) è un po’ da deficienti: vallo poi a spiegare agli italiani che i serbi non sono tutti così, che anzi …

Non so. Evidentemente c’è invece qualcuno, a Belgrado e dintorni, a cui piace giocare al piccolo autodistruzionista, e confermare propagare ancora quest’immagine del serbo-barbaro, ben radicata nell’immaginario europeo occidentale. Probabilmente godendo nel sentirsi rispondere ma che gli abbiamo dato i visti a fare, ma chi li vuole questi in Europa, eccetera eccetera.

Tanto peggio tanto meglio. Mah.

Finalmente?

“Finalmente” e’ la prima parola che e’ venuta in mente a tutti quando la Commissione europea ha presentato la sua proposta sull’eliminazione del regime di visti per Serbia, Montenegro e Macedonia (ops, FYROM) a partire dal 2010. E’ solo una proposta, per ora, ma siccome e’ da un pezzo che se ne parla, ci sono buone possibilita’ che a Bruxelles ne abbiano le tasche piene e che quindi la approvino senza colpo ferire.

E d’altra parte, dopo tanto bastone, un po’ di carota per gli amici Serbi ci vuole pure, no?

Finalmente, si diceva, perche’ per questa famosa «white Schengen list» ci sono voluti un bel po’ di lavoro, e di negoziati, e di verifiche, e di nuove regole.

… e un bel po’ di attesa, direbbero molti Serbi, secondo cui la decisione arriva con un ritardo di 10 anni.

A molti Serbi in realta’ non interessa neppure tanto entrare a far parte dell’Unione, quanto uscire dalla gabbia di passaporti, consolati, appuntamenti, visti e permessi oer andare praticamente ovunque che non sia in Russia.

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Negli ultimi sondaggi, infatti, solo il 61% della popolazione voterebbe SI all’ingresso della Serbia nell’UE, mentre ben l’82% e’ favorevole all’entrata della Serbia nella white Schengen list.

In ogni caso, presto (forse, speriamo), i nostri amici belgradesi potranno venirci a trovare senza visto. Sempre che in Italia di stranieri ne facciano ancora entrare.

Intervento disumanitario

Mi ricordo ancora come dieci anni fa fossi anche io tra quelli che erano d’accordo.

Basta, con le persecuzioni contro i poveri Kosovari. L’abbiamo gia’ lasciato succedere in Bosnia. Bisogna intervenire.

Il famoso intervento umanitario. Esattamente dieci anni fa, il 24 Marzo 99, iniziavamo a farlo.

Oggi vedo tutto in modo piu’ disilluso. Tutta la vicenda assomiglia sempre meno a uno di quei film americani a base di buoni e cattivi. Era tutto un pretesto, e se si quali erano le vere ragioni, chi si voleva colpire o coprire… tutto mi e’ molto meno chiaro di quanto non lo fosse dieci anni fa.

Di chiaro invece c’e’ che – come molte altre cose – anche i bombardamenti della NATO assumono tinte molto diverse a seconda del lato della frontiera da cui li si guardi.

Neppure le bombe fanno uno schifo bipartisan.

No. Da una parte Clinton non lo puoi neanche nominare, mentre dall’altra ti saluta dal palazzo che si trova nel boulevard a lui intitolato.

Di la’ mettono striscioni con su scritto “Stop al Fascismo NATO” (v. foto nel post precedente), di qua mettono la bandiera della NATO sulle case, negli uffici, o nelle vetrine dei negozi di sport che vendono le finte magliette della nazionale Kosovara

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I piloti che decollano da Aviano, di la’ portano la morte, di qua vengono accolti come liberatori. E i loro aerei fanno bella mostra di se’ sull’insegna del ristorante nei pressi dell’aeroporto di Pristina. (Come si chiama il ristorante? “Aviano”! ).

Se le facce di Madeleine Albright e Wesley Clark da una parte provocano violenti sfoghi cutanei, dall’altra invece sorridono sui calendari patinati appesi nel garage del carrozziere sotto casa.

Nessuno si ricorda invece del generale Jackson, che era a capo delle truppe NATO che entrarono in Kosovo il 12 Giugno ’99. Jackson era noto ai piu’ come “Mike”, visto che l’impiego del suo vero nome, Michael, avrebbe severamente compromesso la credibilita’ di tutta l’operazione. Meglio Mike.

Comunque, tutti sanno che quelle maledette bombe caddero per due mesi e mezzo sulle teste dei serbi. E’ tutto molto documentato, per cui se vi interessa approfondire c’e’ l’imbarazzo della scelta: ci sono ad esempio le foto aeree sul ministero della difesa americano, una guida interattiva su obiettivi e armi impiegate, alcuni blog sui bombardamenti di Belgrado e sui crimini ai danni della popolazione civile, e persino una voce ad hoc su Wikipedia. Quindi qui non ne parliamo.

Mi interessa pero’ ricordare che le bombe cadevano anche sulle teste dei kosovari mentre venivano, ironicamente, liberati.

Oltre ai “danni collaterali”, la maggior parte degli obiettivi in Kosovo erano, naturalmente, postazioni strategiche del governo e dell’esercito serbo. Nel centro di Pristina, ad esempio, fino a poco tempo fa troneggiava questo enorme edificio bombardato:

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Ora e’ stato demolito. Lascera’ presto spazio a qualche nuovo obbrobrio.

A Belgrado invece i palazzi restano li’, in piedi, sventrati, e non certo peche’ non ci siano i soldi per ricostruirli.

E secondo me e’ un bene cosi’.

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Ad memoriam.

Maledetta primavera…

Oggi come un mese fa, a Pristina e Belgrado c’e’ il gelo.

Al tempo fa avevo ricevuto dalla mia “antenna” belgradese il racconto di come e’ stato vissuto il 17 Febbraio (anniversario dell’indipendenza) dall’altra parte della frontiera (pardon, confine amministrativo).

Mi ero quasi dimenticato di pubblicarlo.

A Belgrado questo 17 febbraio e’ stato un normale giorno di freddo, neve acquosa e ghiaccio maledettamente scivoloso. Solo una piccola folla batteva i denti a Piazza Repubblica, ma contro la dittatura del Tribunale dell’Aja.

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Certo i politici e i media non mancano di ricordare a tutti che un anno fa veniva proclamato lo «Stato fasullo» del Kosovo. Che per Belgrado – semplicemente – non esiste. Il presidente Tadic fa le sue dichiarazioni di circostanza, e il Ministro degli Esteri serbo vola a New York da Ban-Ki Moon.

Ma nulla di eclatante, si direbbe… I deputati serbi che avevano promesso di dare vita a una “sessione parlamentare straordinaria” a Zvecan (vicino a Mitrovica, in Kosovo) alla fine erano quattro gatti. I partiti della coalizione al governo sono rimasti a Belgrado e persino Kostunica (l’ex premier che dell’integrita’ territoriale ha fatto la sua battaglia) si e’scusato per l’assenza con una letterina ai sindaci delle (poche) citta’ serbe rimaste in Kosovo.

I media poi rilanciano, con toni piu’ o meno amari, il discorso Kosovo-je-Srbija, e si torna a parlare dell’opinione richiesta alla Corte di Giustizia. Si ricorda che lo staterello kosovaro e’ stato riconosciuto “solo” da 54 Stati. Vecernie Novosti si lancia spara le cartucce del calibro di «Per la prima volta dopo la 2a guerra mondiale i confini di uno Stato europeo sono stati infranti con la forza ».

RTS (la RAI serba) manda in onda un curioso documentario di produzione ceca (?) che racconta come gli ex-terrroristi Albanesi siano «scesi dalle montagne» per essere i nuovi padroni del Kosovo. E poi le strette di mano tra la NATO e l’UCK, e le case bruciate, e le chiese distrutte, e gli internazionali impotenti, e l’esodo dei Serbi.

Gia’ visto e gia’ sentito, ma d’altra parte, che c’e’ di nuovo da raccontare?

Il leit motif insomma e’ sempre: «Oggi potete toglierci tutto, ma noi non dobbiamo per forza acconsentire».

Anche se qualcuno poi aggiunge «E se non acconsentiamo, vuol dire che domani, forse fra 100, 200 anni ce lo potremo riprendere».

Fra 100, 200 anni… Quanto eterna puo’ essere la questione kosovara?

Oggi come un mese fa, a Pristina e Belgrado c’e’ il gelo.

Parlo di quello metaforico, s’intende.

Meno male che domani e’ primavera!

Nasoni trafficoni

So di avervi tenuto sulle spine con sta storia dei pomodori marci. Li han tirati o no?

Non ho piu’ detto niente perche’ in realta’ non e’ successo niente. Molto meno di quello che chiunque si sarebbe aspettato.

Niente pomodori, niente botti, niente di niente. Solo qualche finestrino spaccato e le gomme tagliate a qualche macchina, ma sono dettagliucci.

Quello che ci gode di piu’ in questi giorni, in mezzo a tanti belgradesi e pristinesi che storcono un po’ il naso, e’ proprio lui: il nostro Ivone.

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Il capo missione di Eulex. Sul sito di Eulex potete persino cliccare su “Ask Yves” e fare una domanda qualsiasi al vostro Ivone, che promette di rispondervi nel giro di una settimana. Chi vince il campionato? Ask Yves. Piovera’ nel weekend? Ask Yves. Lei mi tradisce? Posso avere un lavoro con Eulex? Mi passi il sale? Risponde sempre Yves.

Oggi pensate che Ivone e’ andato persino a farsi un giro nel Nord del Kosovo, sfidando le storture di naso che li’ sono ai massimi livelli. Nasi stortissimi, ci sono al Nord.

Ivone e’ andato a visitare una specie di parco giochi: le frontiere 1 e 31, che da febbraio di quest’anno sono allegramente aperte a tutti, grandi e piccoli.

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Ovviamente mi riferisco a grandi e piccoli traffici ileciti.

Non a caso, le dogane sono stata la prima cosa ad essere bruciata dopo la dichiarazione di indipendenza. I piu’ fedeli lettori di samopravo se lo ricorderanno.

E nessuno ha la minima intenzione di ripristinarle. Pristina questo non lo dice ufficialmente, e lascia fare la parte dei cattivoni ai Serbi, ma son sicuro che ai poteri forti (cioe’ mafiosi) in fondo la situazione va piu’ che bene.

Quando si tratta di trafficare Serbi e Albanesi – si dice – vanno d’accordissimo.

Fanno affaroni d’oro di questi tempi, soprattutto col traffico di benzina. Se volete spiego come funziona, non e’ difficile: porti una cisterna di benza dalla Serbia in Kosovo passando dal Nord. Non ha pagato le tasse in Serbia perche’ le tasse si pagano nel paese di destinazione (cioe’ il Kosovo, ricordate?). Solo che al Nord nel Kosovo non ci sono le dogane, quindi le tasse non le paghi manco li’. Quindi vendi la benza a Mitrovica Nord con saldi del 20% e fai un sacco di soldi. Vedrai, la gente fa la fila, viene anche da fuori citta’ apposta per quello.

Oppure, meglio ancora, dopo che le hai fatto fare un giretto in Kosovo, la cisterna la re-importi in Serbia, sempre sfruttando le dogane che non ci sono. E li’ te la vendi come sopra.

Carino no? Per questo Eulex ha mandato si’ la polizia nel nord (come da foto) ma non i doganieri. Quelli danno fastidio.

Eppure, un giorno, chissa’ quando, e probabilmente tra i pomodori marci e fiammate di benzina, che ci dovranno andare pure loro.

Due dicembre

La scorsa settimana il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha approvato un rapporto in cui il Segretario Generale dell’ONU spiegava chi comanda adesso in Kosovo.

UNMIK, EULEX, ICO, Governo di Pristina, chi e’ il capo di chi?

Gia’ abbaiavo in tempi non troppo sospetti, quasi un anno fa, mettendo in guardia contro il pericolo che la presenza internazionale in Kosovo si trasformasse (diciamocelo) in un gran casino.

Ripercorriamo brevemente le tappe che portano al due dicembre. Per chi e’ interessato, ovviamente.

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L’Unione europea in Febbraio manda EULEX come parte del piano Ahtisaari (quello che riconosce al Kosovo la famosa “indipendenza supervisionata”). Una missione quindi al fianco del Kosovo indipendente. Lasciate stare che 5 paesi dell’UE non hanno riconosciuto il Kosovo: la missione e’ stata lanciata il giorno prima della dichiarazione di indipendenza proprio per salvare capra e cavoli.

Poi (e siamo a quest’estate) iniziava il processo che conduceva EULEX sotto l’ombrellone delle Nazioni Unite, chiarendo un po’ le cose. Resta pero’ poco chiaro come e quando EULEX potra’ partire.

Belgrado intanto fa sentire la sua voce e riesce a negoziare con l’ONU i famosi “sei punti“: le condizioni alle quali non si oppone al dispiegamento di EULEX. Tra cui la neutralita’ rispetto allo status del Kosovo e il rispetto dell’autorita’ di UNMIK.

Pristina si lamenta: ma come? Ormai siamo un paese indipendente, checcentrano le Nazioni Unite ancora? EULEX siamo noi che la invitiamo, non e’ l’ONU che ce la impone.

Il rapporto approvato la scorsa settimana invece in pratica dice che EULEX sara’ direttamente sotto l’autorita’ dell’ONU. Che e’ status-neutrale. Indi, anche EULEX dovra’ operare in modo neutrale, il che tradotto significa non riconoscere che il Kosovo sia uno Stato indipendente.

Inevitabile che la cosa venga accolta come una vittoria della diplomazia serba, e come una sconfitta di quella di Pristina. Nonche’ come la prima, grande battuta d’arresto alle corsettine di quel bambino capriccioso che e’ il Kosovo indipendente.

Comunque, EULEX ha ricevuto il semaforo verde per l’inizio delle sue operazioni, previsto per il due dicembre.

Il due dicembre e’ domani.

Per questo, domani ci sara’ un’altra mega manifestazione, che promette di essere piu’ grande, piu’ tosta e piu’ incazzata di quella di due settimane fa.

Quella era stata pacifica e tranquilla. Vedremo questa…

Belgrado, 29 Luglio 2008

Ecco il resoconto della mia “corrispondente” belgradese

20.00

Una nuova manifestazione anima Trg Republike (Piazza della Repubblica, il centro di Belgrado) e la riempie di bandiere, di canzoni, di mani con le tre dita alzate al cielo.

Questa volta non sono i « quattro gatti » dello scorso post a manifestare contro l’arresto di Karadzic, ma ben 16 000 persone (secondo le stime del ministero degli interni), venute da tutta la Serbia e dalla Republika Srpska. Una folla variopinta e composita di giovani e meno giovani, vecchi combattenti, militanti di partito, ragazzi con cappellino e occhiali da sole, ragazze in tenuta estiva.

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21.00

Diversi ospiti importanti anche, tra cui il fratello di Radovan, Luka Karadzic.

« L’eroe della Serbia » e’ scritto sulle magliette. « Karadzic ha difeso il popolo serbo, ha combattuto perche’ avesse un suo Stato. Siamo un grande popolo- viva la Serbia ! » dice uno degli speaker dal palco allestito per l’occasione.

Un gruppo di manifestanti mostra alla TV la prima pagina del giornale Pravda : « Arrestate Boris [Tadic, NdR], liberate Radovan ! ». Si cantano canzoni popolari o nazionaliste («chi mi separera’/ dalla mia anima/ il Kosovo»…), risuona regolarmente l’inno nazionale serbo («Dio e’ salevzza/ Dio fa giustizia…»).

Il tutto e’ stato organizzato dal partito radicale con il sostegno del partito di Kostunica. Stavolta tutto sara’ tranquillo, hanno detto. Strade chiuse, polizia, ambulanze pronte (beh non si sa mai), trasporti pubblici ridotti dalle 19 (l’avevo dimenticato… prima di farmi 2 Km a piedi con le borse della spesa!).

Varie personalita’, politici, attori, cantanti, si danno il cambio sul palco. «Ora sappiamo che il prossimo passo per entrare in UE e’ il riconoscimento del Kosovo». Contro l’Aja : «Quanti i serbi imprigionati e morti all’Aja ? e non un musulmano, non un croato, non un albanese!».

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22.00

Tutto sotto controllo, si diceva, tutto pacifico.

O forse no. Un gruppetto di ragazzi fa un po’ di casino nella vicina via Makedoska. Ma poi il casino diventa piu’ grosso, diventa scontro con la polizia, bidoni e pali spaccati, lacrimogeni. Qualche poliziotto viene ferito. Il portaparola dei radicali scende per calmare i coinvolti, ma senza successo.

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23.00

La situazione si e’ tranquillizzata. Bilancio provvisorio: 40 feriti tra poliziotti e manifestanti, strade e aiuole danneggiate, due giornalisti aggrediti.

Il vice-segretario dei radicali invita alla calma «vi parlo a nome del Dottor Seselj et di Radovan Karadzic ».

24.00

Le vie di Belgrado si svuotano a poco a poco, qualcosa ancora brucia sul luogo degli scontri, ma la situazione e’ sotto controllo. Alla TV e su internet cominciano i dibattiti. Chi sara’ responsabile dei disordini ? Solo la folla, o gli organizzatori, o i provocatori di Tadic, come dicono i radicali? La polizia ha reagito bene ? etc etc.

Vedremo, domani, vedremo.

Non so perche’, mi vengono in mente gli zatterai descritti da A. Sidran, scrittore bosniaco, che invece di « destra »- « sinistra » gridano « sponda Serbiaaaaa / sponda Bosniaaaaaa » navigando sull’impertrurbabile Drina…

Ma Karadzic e' innocente?

Immagino che per le migliaia di persone che sono scese in piazza oggi a Belgrado la risposta sia si.

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E tecnicamente, almeno per ora, hanno ragione loro.

Chiaro: per la giustizia, il nostro amico-santone Radovan e’ – al pari di chiunque altro non sia stato condannato in via definitiva – sacrosantamente innocente.

Anche Milosevic, tanto per citarne un altro a caso, e’ tecnicamente innocente. E’ trapassato prima di farci vedere la fine del suo processo. Quindi non e’ colpevole. E cioe’ e’ innocente.

E’ proprio questo il limite dei processi: che ci sono mille garanzie e gabole che possono far saltare tutto in qualsiasi momento.

Come il primo processo alla Corte Penale Internazionale, quello contro il congolese Thomas Lubanga, sospeso un mese e mezzo fa. Nel frattempo, forse Thomas tornera’ pure presto in liberta’. Perche’ e’ innocente? Perche’ sta male? No. Perche’ il pubblico ministero non ha consegnato certi documenti alla difesa. “il processo non sarebbe equo”, ha detto la corte.

O come quando Jean-Bosco Barayagwiza, uno condannato a 35 anni aver incitato il genocidio contro i Tutsi in Ruanda, stava per essere quasi rimesso in liberta’ per ragioni procedurali. C’e’ mancato poco. Un giudice del Tribunale Internazionale per il Ruanda lo voleva rimettere in liberta’ (e prosciogliere pure dalle accuse, una cosa che da noi non sarebbe possibile) perche’ era stato detenuto troppo a lungo prima di essere estradato. Diritto alla liberta’ personale violato => rimettiamolo in liberta’.

Qualche mese di galera di troppo, sullo stesso piatto di migliaia di vite strappate a colpi di machete? Ebbene si.

Anche se cosi’ si danno a questi criminali delle garanzie che questi (e forse faccio un ragionamento un po’ da Bar Sport) non si sarebbero mai sognati di dare alle loro vittime? Certamente.

Perche’ la giustizia, piaccia o no, o la si fa cosi’ o diventa in-giustizia. Anche se questo vuol dire che per l’accusa la strada e’ tutta in salita.

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Il nostro amico Karadzic per ora e’ innocente, e per quanto ne sappiamo potrebbe anche rimanerlo.

Che ne sappiamo di come si mettera’ il processo contro di lui?

Guardate quello contro Ramush: le accuse sono un po’ fiacchette, nessuno ha visto niente, chi ha visto non vuol testimoniare, chi ha visto e vuol testimoniare vien messo a tacere o fatto sparire, e lui da un giorno all’altro da carcerato dietro le sbarre diventa tuo vicino di tavolo nel ristorante in centro a Pristina.

O prendiamo pure anche il processo contro Slobo: mica stava andando tanto bene, per l’accusa. Lo ammette anche il procuratore incaricato del caso: marcava proprio male. Troppo difficile provare, a colpi di testimoni e documenti, che lui, da Belgrado, controllava, sapeva, dirigeva quello che accadeva in Croazia, Bosnia e Kosovo.

Forse per Karadzic sara’ piu’ semplice provare le accuse: lui era quasi sempre a spasso con Mladic per la Bosnia per vedere se tutto procedeva bene. Forse sara’ piu’ semplice. Ma forse no, e occhio perche’ la gabola procedurale e’ sempre in agguato.

Chiaro: il giudizio storico su personaggetti di questo tipo, lo da’ appunto la storia. Il giudizio morale, poi, immagino spetti a ognuno di noi.

Non deve mica essere per forza certificato da una sentenza di condanna.

Perche’ se no – tecnicamente – anche Hitler e’ innocente…

Anticorpi

Penso l’avrete visto al tiggi’.

Come Toto’ Riina, come Provenzano, il nostro Radovan non era poi cosi’ lontano. Stava a Belgrado. Magari ci saremo anche incrociati sul tram o al supermercato o al cesso di una discoteca.

Comunque, avete visto? Grandissima l’idea del travestimento! 

Vero? Mi ricordo che lo facevo anch’io a carnevale: mi mettevo una parrucca, una barba finta e un paio di occhialoni.  E nessuno mi riconosceva piu’ !

A parte gli scherzi, questa e’ veramente la scusa che ha cercato di rifilare Vuk Jeremic, il ministro degli esteri serbo, a una giornalista della BBC.  La giornalista (che non lavorando per una TV italiana possiede ancora l’istinto di fare la domanda che tutti a casa vorrebbero fare) gli ha chiesto se stesse scherzando.  Lui ha risposto un po’ come ha potuto, con il suo pesante accentone americano.

Comunque, se volete approfondire, andatevi a leggere, tanto cosi’ per curiosita’, l’atto di accusa contro Karadzic. E’ una specie di lista della spesa di atrocita’ per le quali, si spera, per una volta tanto, qualche pezzo grosso finalmente la paghera’.

In alternativa, o in aggiunta, c’e’ il bellissimo e tristissimo Death of Yugosavia, un documentario della BBC che tutti dovrebbero vedere almeno una volta.

Qui c’e’ la terza parte, guardatene un pezzo, ne vale la pena. Il nostro amico e’ abbastanza presente.

Spiace solo che in Serbia la cattura di Karadzic immagino verra’ percepita come un amaro prezzo da pagare per l’ingresso nell’unione europea. Non tanto come un atto moralmente e giuridicamente dovuto alle decine di migliaia di vittime della Bosnia.

Speriamo che, col tempo, in Serbia (come in Croazia, in Kosovo…) la gente sviluppi dei sani anticorpi contro i SUOI criminali di guerra.

Per ora mi sembra non ce ne siano cosi’ tanti, di sti anticorpi. Forse ancora un po’ di antibiotici faranno bene.

Ah, poi chiariamo una cosa, visto che arrivano gia’ i commenti “ma come, sei contento che hanno arrestato Karadzic?”

Allora, se arrestano qualcuno perche’ deve rispondere, tra le altre cose, di:

- 6 capi di imputazione per genocidio e sterminio

- 2 per crimini contro l’umanita’

- 1 per crimini di guerra

- 1 per violazione delle convenzioni di Ginevra

- 1 per persecuzioni

- 2 per deportazioni e altri atti inumani

- 1 per presa di ostaggi

ecco, uno cosi’, di qualsiasi etnia, cittadinanza o nazionalita’ esso sia, se viene arrestato, io proprio non ce la faccio a essere triste. Anzi, sono proprio contento. Senza se e senza ma, come andava di moda dire un po’ di tempo fa.

Se non siete d’accordo, mah, che dire? Non capisco proprio da che parte state.