Ci conosciamo??

“Guardate il semaforo”, dice il cartellone ad un incrocio di Belgrado:

recognition.jpg

Siamo 160 a 32. Indi, Kosovo is Srbija.

Non fa una grinza.

Rispetto ad Aprile, quando ho fatto la foto, di Stati che hanno riconosciuto il Kosovo pero’ ce ne sono una decina in piu’.

Undici per l’esattezza:

 

  • Liechtenstein
  • Corea del Sud
  • Norvegia
  • Isole Marshall
  • Nauru (?)
  • Burkina Faso
  • Lituania
  • San Marino
  • Repubblica Ceca
  • Liberia
  • e (last but not least) Sierra Leone

Ma non e’ che cambi molto.

Contando che nell’ONU ci sono 192 Stati, i 43 volenterosi che hanno riconosciuto il Kosovo sono appena il 22% della comunita’ internazionale.

Piu’ preoccupante (o confortante, dipende dai pnti di vista) e’ che tra questi 43 ci siano ben 20 Stati dell’Unione europea (su 27, NdR). Oltre ovviamente a pezzi da novanta come USA, Canada, Giapone, Australia. Svizzera, Turchia.

E poi attenzione, fermi tutti: secondo kosovothanksyou.com (su cui trovate anche alcune chicche come il conto di quanti giorni ha la repubblichetta del Kosovo – per la cronaca ne ha 145), sta per arrivare una nuova ondata di temibili riconoscitori: Bangladesh (te credo, con tutti i poliziotti Bengalesi che lavorano con l’UNMIK…), Macedonia, Malaysia, Malta, Qatar e Arabia Saudita.

Il MInistro serbo per il Kosovo e Metohija fara’ meglio a pensare al prossimo cartellone.

Javier

Il ragazzino che passa al bar recita il solito ritornello “sigarette, ricariche?”. In mano ha un vetusto cartone pieno di entrambi.

L’altro giorno invece continua: “sigarette, ricariche, Ronaldinho…? “

Capisco che ha degli accendini da piazzare.

Spieghiamo: molti accendini kosovari sono dotati di lucetta incorporata. Utilissima di notte per non farsi asfaltare dalle macchine, quando c’e’ un taglio di energia. L’ultima moda sono quelli con una foto in sovrimpressione. Di solito si tratta di calciatori, o del pugile Krasniqi, fortissimo. Visto che però Ronaldinho e compagnia con me non attaccavano, il ragazzetto mi ha sfoderato un paio di colpi segreti: “Ramush, Thaci…”. Niente da fare.

Quando ho sentito “Solana”, però, mi sono incuiriosito. Me lo son fatto mostrare, poi l’ho comprato.

Ditemi se non è una meraviglia:

Ma che cacchio ci fa Solana con Rugova sulla lucetta di un accendino???

Se in Italia chiedi a un passante chi è Solana secondo me al 90% non lo sa. (per la cronaca, è l’alto rappresentante della UE per la politica estera).

La faccenda quaggiù è un po’ diversa.

Lo dimostra quanto mi racconta un’amica da Belgrado:

In questi giorni la Serbia e’ al centro di un gran movimento di visite, dichiarazioni, meeting e strette di mano. Grandi attese e forse grandi preoccupazioni per le elezioni dell’11 maggio, su cui molti « esterni » cercano di avere un’influenza. Persino il (qui per nulla amato) J. Solana ha dichiarato che non potra’ dormire tranquillo finche’ non si sara’ fatto tutto il possibile per per tenere la Serbia vicina. “Non voglio svegliarmi il 12 e realizzare che avremmo potuto fare di più”.

Tra una ronfata e l’altra, Solana aggiunge anche che secondo lui “se i Radicali vincono le elezioni, Mladic non sarà estradato all’Aja”. Per questo la UE dovrebbe far firmare alla Serbia l’accordo di pre-adesione prima delle elezioni, in modo da stimolare le forze pro-europee. Tipo, per capirci, quelle del partito dell’attuale presidente Tadic.

Le forze non pro-europee sarebbero invece quelle del partito radicale, il cui presidente, Vojslav Seselj, è attualmente sotto processo al Tribunale dell’Aja. Dalla sua cella, fa sapere che bisogna «rimanere russofili» e «non entrare nè nella NATO nè nell’Unione europea, perche’ li’ ci son solo paesi non amici».

Gli stessi sondaggi che danno nuovamente un inquietante 30-40% al partito di Seselj, dicono anche che piu’ del 70% dei Serbi si dice pro-europeo.

In realta’, per il sentire comune la Serbia e’gia’ Europa, lo e’ sempre stata. L’Europa delle correnti politiche, culturali, filosofiche, dei viaggi e degli scambi…la civiltà-Europa. Non l’Europa delle direttive, degli obblighi, dell’entri-solo-se-consegni-Mladic-al-Tribunale-dell’Aja.

E unire questi due volti di cio’ che chiamiamo « Europa » non è facile, neppure per chi in Europa sta tendendo una mano alla Serbia.

Fra parentesi, se avete voglia potete leggere i commenti alla dichiarazione di Solana sul forum di B92. Non è che abbia avuto un gran successone…

Scarpe da ginnastica

Scusate se non mi sono piu fatto sentire ultimamante…

Sono a Parigi a un corso (molto interessante), e ho qualche problemino ad accedere a internet.

Mo sono a una di quelle postazioni internet a gettoni di albergo (ostello va, diciamo). Il credito che cala a vista d occhio e la tastiera francese coi tasti mischiati non inibiscono un po l ispirazione.

Metto solo allora unn interessante editoriale gentilmente copiato da osservatorio sui balcani, di auesta brava giornalista serba.

Alla settimana prossima!!

Scarpe da ginnastica

Due ragazze che girano accumulando vestiti e scarpe tra le vetrine infrante del centro di Belgrado. Bionde, giovani. In piazza assieme a molti altri. Uno ”shopping” mescolato alle proteste contro l’indipendenza del Kosovo.

La loro è una ribellione autentica ma anche costruita. Di persone che sentono emotivamente la perdita del Kosovo – anche se magari non ci sono mai state – e che hanno accumulato in questi anni rabbia e insoddisfazione. Non fanno breccia i discorsi sull’Unione europea: è distante, non hanno soldi per viaggiare e i visti rendono quasi impossibile muoversi.

Il Kosovo invece è lì, onnipresente, in ogni libro di scuola, sui giornali, su tutti i canali televisivi, nei discorsi a tavola con la famiglia, negli auguri natalizi via SMS. “I giovani, come tutti noi, sono prigionieri di questo nuovo mito del Kosovo’. Ma qualcuno ci ha preparato per la dichiarazione unilaterale di indipendenza o per un qualsivoglia altro scenario sfavorevole?”.

L’editoriale di Danijela Nenadic

Tutt'appost

Porca miseria, hanno fatto la parata e io non c’ero. Sapete com’e', ogni tanto dovro’ anche pur lavorare. E poi oggi pioveva, un tempo da cani.

Non che sia successo un granche’, comunque. In realta’ molti non sapevano neanche che ci sarebbe stata. Anzi, che oggi era il decennale dalla morte dello Zio l’ho ricordato io ai miei colleghi (anche a uno che so che ha combattutto con l’UCK).

Non succede un granche’ in generale: la sbornia del post indipendenza e’ stata smaltita piuttosto in fretta, ci sono ancora le bbandiere in giro, ma la vita della gente non e’ cambiata (ma va?).

Anche a Belgrado, tutto sembra stranamente normale.

Ci sono andato questo weekend. Frontiere aperte, molta polizia, qualche altro inquetante personaggio tipo ninja, che non si e’ ben capito chi fossero, ma nessun problema per passare.

Non so bene cosa aspettassi di trovare, ma la normalita’ della citta’ mi ha stupito. Bar stilosi e pieni come al solito, gente in giro, mi sono pure visto un paio di bei film al Fest.

Ok ok, si vede qualche postumo della manifestazione di due settimane fa. Ma non si va oltre qualche McDonalds che per ora non sforna piu’ cheeseburger, e qualche danno alle ambasciate. Non solo a quella USA pero’:

photo.varie.2 076.jpg

Questa ad esempio e’ quella della Bosnia. Voi direte “perche’ attaccare l’ambasciata della Bosnia in una manisfestazione contro l’indipendenza del Kosovo?”. Ecco, me lo chiedo anch’io. Mboh. Hanno attaccato – gia’ che c’erano – pure quella della Croazia. Ogni tanto, si vede che riaffiora qualche conticino in sospeso… 54.gif

Ma a parte i McDanni, e i ninja alle frontiere, tutto tranquillo nella capitale, tutto tranquillo in Kosovo.

Almeno, a Pristina e dintorni. Nel Nord, a Mitrovica, quello e’ un altro discorso. Ma ne dobbiamo parlare con calma un’altra volta.

Conti alla rovescia

Qui non si capisce piu’ una mazza.

La Missione EULEX dell’Unione europea, che deve sostituire la missione UNMIK dell’ONU, dovrebbe partire.

Anzi e’ gia’ partita, il giorno prima dell’indipendenza. Ma lo staff non e’ ancora arrivato. E molti paesi UE han detto che non riconosceranno il Kosovo, ma la decisione di mandare la missione e’ stata presa all’unanimita’. C’e’ qualcosa che non quadra.

Per l’UE e’ comunque gia’ cominciata la transizione di 120 giorni prevista dal piano del mediatore ONU Ahtisaari. Che pero’ e’ un piano che non vincola nessuno. Allora le Nazioni Unite oggi fanno gentilmente sapere che – sai che c’e'? – Non ce ne andiamo. Chi ci obbliga a smammare? Certo non la UE. Semmai sara’ il Consiglio di Sicurezza, quando vorra’ mandarci via. Ma ci sono USA e Russia che si metteranno veti incrociati. Certo, per i primi il Kosovo esiste, per i secondi no.

Quindi, la novita’ e’ che per adesso l’ONU resta. Quelli la’ contano i 120 giorni, questi no.

Non e’ improbabile che, presto, al problema del riconoscimento del Kosovo si aggiungera’ il problema del riconoscimento della Missione UE da parte della Missione ONU e viceversa. Vorrei proprio vederli: un giudice UE e un giudice ONU che si contendono toga e fascicoli.

Intanto, in Serbia che altro succede? il futuro presidente russo Medvedev ci e’ andato lunedi in visita ufficiale, a Belgrado stanotte e’ scoppiata una bomba, i Serbi chiedono l’intervento armato della Russia in Kosovo, gli Americani evacuano lo staff dell’ambasciata di Belgrado.

Qui c’e’ bisogno di andare a vedere di persona che succede. Tra poco parto, e vado a Belgrado per il weekend. Poi cosi’ vi racconto.

A lunedi!

Demokracija?

Jean-Baptiste, un amico di Belgrado, racconta cosi’ gli incidenti di Belgrado attraverso le sue foto:

Giovedi sera, a 100 metri dal mio appartamento, una ragazzina incendiava un cassonetto, che avrebbe poi lanciato contro la guardiola della security dell’ambasciata americana

ragazzina belgrado.jpg

mentre altra gente attaccava i vetri blindati

cassonetti belgrado.jpg

La polizia ci ha messo un’eternita’ ad arrivare – non so perche’…

polizia belgrado (JB).jpg

________________________________________________________________________


(Dal film Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, 1970)

Belgrado: la manifestazione, vissuta

Ricevo da Verica che sta a Belgrado:

Manifestazione

Dunque, sono andata, giusto per vedere. La televisione di stato parlava di un raduno calmo e festivo, con gli striscioni e la musica, e persino Kosturica in star guest.

Uno degli ultimi tram prima che le vie siano chiuse al traffico. Due enormi bandiere serbe sventolano dal retro, alle finestre adolescenti in nero mostrano le tre dita e guardano in cagnesco. Vbbe’, meglio andare a piedi…

Andando verso il centro, pare tutta la citta’ sia in assetto manifestazione : bandiere alle finestre, negozi chiusi ; anche le boutiques alla moda di Terazije hanno il loro bravo « Kosovo je Srbija » in vetrina. Gruppi sbandieranti vanno verso il Parlamento.

Eppure… una sensazione strana.
Arrivo davanti all’hotel Moskva, gli amici serbi che mi aspettano hanno facce rabbuiate, silenziose. « Eravamo cosi’ di buon umore ma… » Gia’ hanno visto un tipo insanguinato correre al pronto soccorso, dei simpatici cartelli come « Che gli Albanesi non esistano piu’ in Kosovo ». Guardiamo i gruppi di ragazzi che sfilano, occhi torvi, occhiali da sole, teste incappucciate, bottiglie di birra da due litri. Bandiere blu del Partito radicale.

Andiamo verso il Parlamento per il discorso del Premier, uno di noi azzarda una foto.

« Io me ne andrei a casa… ». Tutti subito d’accordo, ci dirigiamo verso Dorcol. Allontanandosi dal raduno, quasi risuonano i nostri passi, nel silenzio inabituale della citta’.

Davanti a un bicchiere di vino dell’unico bar ancora aperto, gli amici finalmente parlano. Tutti e tre Serbi di Sarajevo, le loro storie sono impregnate di quella Storia tragica della fine della Jugoslavia : l’adolescenza cominciata con la fuga, mentre le granate laceravano la capitale culturale dei Balcani; i maledetti anni ’90 a Belgrado, le sanzioni, il freddo e i supermercati vuoti ; e poi le sirene e i tuoni dei bombardamenti. Eppure c’e’ altro : le prime proteste contro il regime di Milosevic nel ’96, la vibrante atmosfera di sincera ribellione studentesca. Quel mese intero di gennaio passato in sit-in davanti al centro culturale cittadino, facendo i turni per portarsi coperte e te’ caldo, e perche’ la protesta non si fermasse un minuto. « Arrivavi con la paura, in Jugoslavia non c’erano mai state manifestazioni spontanee prima… E subito sentivi che non eri solo, che gli altri erano li’ per gli stessi motivi, gli stessi ideali. Invece oggi… oggi si’ che mi sono sentito solo. ». «Non posso riconoscermi in quei tipi li’… davvero…Eppure dobbiamo renderci conto che la Serbia e’ anche quella; che non e’ solo quella di Belgrado, con i suoi teatri e la sua vita notturna ».

Di nuovo silenzio rassegnato. Usciamo, il bar chiude la saracinesca prima che scenda l’imprevedibile sera.

Medito tornando a casa, groppo in gola pur sapendo di essere irrimediabilmente spettatrice della « loro » storia.

La commessa del negozietto ancora aperto mi regala un vecchio dinaro jugoslavo. « Tanto, non vale piu’ »…

Muri

Il capo e’ via due settimane, in Sicilia beato lui, a un corso (quello che ho fatto anch’io l’anno scorso, a Siracusa). Il capo e’ via e i topi giustamente ballano… E ristrutturano l’ufficio (era veramente una topaia – appunto – abbiamo trovato di tutto, fiori morti, forchette di plastica, faldoni dimenticati, tastiere polverose, addirittura anche una tastiera nel senso di pianoforte – e dei vecchi mouse-per restare in tema di sorci).

Intanto, a Peja hanno autorizzato i monaci del Patriarcato a costruirsi un bel muro intorno al loro monastero, i Kosovari cercano di capire cosa ha davvero pensato per loro il vecchio Martti Ahtissaari (guardatevi la seconda foto del link…), invece in Serbia Kostunica ne ha finalmente capito il succo: che il Kosovo diventerebbe indipendente. Sul versante positivo delle notizie, si registra che hanno condannato finalmente qualcuno per aver ucciso quattro anni fa il primo ministro Djindjic, e che nottetempo alcuni buontemponi hanno rimpiazzato il nome delle strade intitolate al caro, vecchio, progressista, defunto premier con il nome del piu’ benvoluto, criminale, superlatitante, super-protetto, Ratko Mladic.

isgefxn68230507020600photo01.jpg

Cosi’ ribollono le cose, nel grande pentolone balcanico.

Ma insomma, a parte tutto, come state, tutti quanti? Sono riuscito a vedere qualcuno durante la mia fugace scappata in Italia questo weekend, e glie l’ho gia’ ricordato: scrivetemi ogni tanto! Commenti o email – sono i benvenuti. Ciao!