Gay vs. Balcani

Lo so che qualcuno oggi verrà su samopravo aspettandosi qualche commento a caldo sui fatti degli ultimi giorni.

Non so che dire, sono scandalizzato.

Che i gay siano persone combattive e pronte a scontrarsi anche duramente per affermare i propri diritti, lo sapevamo. Per rimanere in gara, sono pronti ad affrontare non solo l’omofobia ma anche il nazionalismo. Gli scontri sono spesso violenti, soprattutto quando ci sono di mezzo i Balcani, dove molta (troppa) gente vede ancora i gay male, molto male.

Io di solito sto dalla parte dei gay, ci mancherebbe altro, però quello che è successo ieri lo trovo vergognoso: come si fa ad eliminare Dorina da X-Factor? Vi sfido a dire che la coppia gay, i Kimera, sono meglio.

La concorrente albanese era tra le mie preferite in assoluto, i Kimera si vede lontano un chilometro che sono pessimi, e che li votano per altro che non è il canto, come votano il concorrente balbuziente in quanto ha il suddetto difetto. Certo il fatto che Dorina sia albanese non le ha giocato a favore – evidentemente la lobby anti-scippettara è stata più forte di quella anti-gay.

Va beh, archiviato quello che ritengo il vero scandalo di ieri sera, due parole su quel che è successo a Belgrado Domenica.

Non so che dire. La notizia mi sembra che sono riusciti a fare una gay-parade a Belgrado, più che gli scontri in sé.

Del resto, varie altre gay-parade sono state annullate in passato (l’ultima l’anno scorso) perché la polizia non poteva garantire l’ordine e la sicurezza. Già il fatto che il governo abbia schierato fior di poliziotti per consentire la parade mi sembra un fatto buono. Spero che, fatta una breccia nell’omofobia (forse) e constatato che i gay esistono veramente e vivono e lottano con noi, il prossimo anno di gay parade se ne facciano altre, e più numerose,  in tutti i Balcani.

Certo, poi parliamo del fatto che in Serbia c’è gente che a ogni occasione buona si mette il cappuccio e spacca tutto.

Basti vedere cos’è successo allo stadio di Genova ieri in contemporanea ad X-Factor.

Comunque niente di nuovo, mi sembra, no? Ultrà di calcio dementi che spaccano tutto.

Mi spiegate cosa c’è di diverso rispetto agli ultrà della Fiorentina o del Napoli che spaccano tutto? La bandiera albanese bruciata? Il saluto con il tre? Sono il primo a sostenere che la politica deve stare lontano dallo sport, ma mi sembra che se ci concentriamo sulla bandiera albanese o sul saluto siamo fuori strada.

Il derby perso è una scusa migliore per spaccare tutto? Bah. Se vi piace, pensatela pure così.

Il problema sono gli spaccatori in sé. Oltre che il calcio, che (forse perché è l’unico sport che è un concentrato di valori anti-sportivi) catalizza gli spaccatori. Prova ne sia che l’identica partita (Italia-Serbia) però di pallavolo è stata giocata due giorni fa senza che volasse una mosca.

Comunque, sta di fatto che agli stadi (quelli di calcio) ci si mena, e non da ieri. E chi si indigna tanto per il penoso spettacolo del mascherato Ivan Bogdanovic e compagni, arrivando ad auspicare un nuovo Hitler che bruci un bel po’ di Serbi, mi auguro faccia lo stesso quando i protagonisti sono gli ultrà delle squadre di casa nostra. Altrimenti, chi è il vero nazionalista?

Certo, andare a casa d’altri a fare queste figure (soprattutto se sei un paese che cerca di rifarsi un’immagine dopo i disastri degli anni 90) è un po’ da deficienti: vallo poi a spiegare agli italiani che i serbi non sono tutti così, che anzi …

Non so. Evidentemente c’è invece qualcuno, a Belgrado e dintorni, a cui piace giocare al piccolo autodistruzionista, e confermare propagare ancora quest’immagine del serbo-barbaro, ben radicata nell’immaginario europeo occidentale. Probabilmente godendo nel sentirsi rispondere ma che gli abbiamo dato i visti a fare, ma chi li vuole questi in Europa, eccetera eccetera.

Tanto peggio tanto meglio. Mah.

Ronf ?

Rieccomi.

Riemergo (solo temporaneamente) dal lungo letargo estivo in cui mi sono autoconfinato, e in cui mi sto trovando assai bene.

Riemergo perche’ son stato svegliato da uno strombettare di vuvuzela, da un clamore di notizie, da un fragore di eventi che si avvicinano a grandi passi e ormai si profilano all’orizzonte.

Succede tutto questa settimana, quindi prendete appunti.

Domani, il verdetto del tribunale dellAia su Ramush. Come, non era finita? No. Povero Ramush, non lo lasciano mai in pace. E’ un po’ il Berlusconi del Kosovo, un perseguitato. Insomma, domani (21 Luglio) e’ attesa la decisione sull’appello presentato dalla Procura che ha chiesto di rifare il processo. Ho aperto un sito prallelo di scommesse, samopravo.bet. Do la vittoria della procura 12:1, la vittoria di Ramush e i suoi a 1,25:1. Scommettete che ho bisogno di far cassa per pagare il dominio su internet.

L’altro grande evento e’ la pronuncia della Corte di Giustizia (sempre all’Aia: stessa citta’, diverso tribunale) sulla legittimita’ della dichiarazione di indipendenza del Kosovo. Ne abbiamo gia’ parlato altrove, se ben ricordate, qui e qui). Qui i miei bookmakers sono un po’ confusi, ma danno illegittimita’ secca a 8:1, illegittimita’ ma con indicazione che una nuova prassi si sta formando (o qualcosa di simile) a 7:1, mentre la legittimita’ secca sta molto alta, intorno al 20:1.

Detto cio’, a prescindere dal risultato, sempre i bookmakers danno come reazioni successive al verdetto: sciacquatura totale di palle dei Kosovari a 4:1, sciacquatura di palle parziale con qualche commentino a 2:1, incazzatura parziale a 8:1, incazzatura totale con proteste e magari bombette varie a 15:1. Gli stessi risultati per i Serbi, ma con quote invertite.

L’ultimo, ma non meno importante evento della settimana e’ il concerto dei Chemical Brothers a Prizren il 23, venerdi questo. Questo si che fa notizia, e ci voleva. Fa bene a Prizren, che si lancia sulla scena musicale internazionale, dopo essersi affermata su quella cinematografica con il successo del Dokufest. Fa bene ai Chemical Brothers, che vengono a mettere un freno al francamente insopportabile strapotere dell’hip hop in Kosovo dopo i concerti di 50 Cent e Snoop Dogg. Fa bene soprattutto anche agli amici Kossovari, che non possono varcare il confine per andarsi a “comprare” un po’ di musica e cultura. Che almeno venga qualcuno a fargli la consegna a casa.

Snijeg

Il grosso dei film in concorso erano film balcanici. Ce n’erano un po’ per tutti i gusti e da tutti i paesi. Tranne la Serbia, ca va sans dire.

Alla fine la Dea d’Oro l’ha vinta Snijeg (“neve”): sono d’accordo e sono contento.

Snijeg e’ una storia di un piccolo villaggio abitato da sole donne, raccontata da una giovane regista bosniaca. Un po’ triste come storia, si capisce. Ma il film ha il pregio di non essere ne’ ‘pretenzioso ne’ retorico ne; inutilmente piagnucoloso. L’avevo gia’ visto a Belgrado, anche la’ era stato accolto bene. A me e’ molto piaciuto, ve lo consiglio.

Nella mia personale hit parade al numero due si piazza Jas sum od Titov Veles (Vengo da Titov Veles). Una storia anche qui per niente banale e un po’ sognante ambientata – appunto – a Titov Veles, in Macedonia. La protagonista ricorda vagamente Amelie, come tipo, per cui se avete odiato il magico mondo della suddetta forse e’ prudente starne alla larga.

Dopo oro e argento la mia personale classifica passa direttamente alle medaglie di legno.

Zivi i Mrtvi (I vivi e i morti), dalla Croazia, mette in scena un parallelo tra seconda guerra mondiale e guerra degli anni 90. Personaggi interessanti, e il messaggio sulla ciclica futilita’ dealla guerra passa. Ma perche’ tutte quelle riprese al rallentatore, e quelle musiche altisonanti? Pretenzioso.

Gledaj me (Guardami), montenegrino, ha il merito di provare a parlare di altre cose che non siano la guerra o le sue conseguenze. Ma effetti ed effettini, grandangoli, bianchi e nero e riprese dal basso dopo un po’ fan venire il mal di mare. E non tutti sono bravi come Gus van Sant a raccontare le storie in modo non lineare. Molto pretenzioso.

Il peggiore dei balcanici poi e’ stato il film greco (si, la Grecia e’ Balcani). Come si chiamava? Ah gia’, Correction. Ammazza che zozzeria. Una mezz’ora buona me la sono dormita, i film iper-reality alla fratelli Dardenne mi han sempre fatto questo effetto. Ma quello che ho visto mi e’ bastato. Per me l’han proiettato solo perche’ a tratti parlava di un tifoso albanese ammazzato di botte da degli ultra’ greci. Fossi in voi eviterei.

In concorso c’era anche poi il peggiore di tutti: Opium War. Regia di un afgano (che povero cristo non gli han dato il visto per venire in Kosovo in tempo, ma che ha pure vinto la Dea per la miglior regia). Produzione afgano-francese-sudcoreana-giapponese. Il francese voleva produrre una commedia, il giapponese una tragedia, il coreano una fiction e l’afgano un documentario. Polpettone eclettico.

Posso dirlo? Il film migliore che hanno dato e’ questo:

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Una storia sul filo (e’ il caso di dirlo) tra un documentario e un sogno. Divertente, avvincente, poetico.

Giustamente fuori concorso, per manifesta superiorita’.

Serbocroata

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Che le ragazze serbe siano carine, e’ risaputo.

Che le ragazze serbe poi siano anche brave nello sport, e’ un dato di fatto. Questo pero’ e’ uno di quei sillogismi che non e’ che funziona nei due sensi: se sei bella e brava nello sport, non e’ per forza vero che sei anche una ragazza serba.

Succede pero’, molto spesso, che i giornalisti italiani, quando vedono una bellezza slava in pista, vanno automaticamente in tilt ormonal-geografico. Blanka Vlasic, gran campionessa di salto in alto (nonche’ grant topona fagiano.gif ) lo sanno tutti: e’ l’orgoglio dela Croazia intera.
Guardatela qua come si aciuga le lacrime con il bandierone scacchierato dopo aver vinto una dele sue tante medaglie (che brava che e’, troppo forte…):
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Eppure La Stampa l’altro giorno diceva:
Continua il momento positivo di Blanka Vlasic: dopo l’oro conquistato l’oro nei recenti mondiali di Berlino, l’atleta serba al meeting di Zagabria è salita a 2,08, a un solo cm dal record storico di Kostadinova. A un passo dal record.” Mi lascia un po’…, come dire, e’ incredibile – no? – voglio dire… AOOOH! Sono passati quasi VENT’ANNI (dico, 20 anni), dalla dissoluzione dell’Ex Jugoslavia, ma li vogliamo imparare a distinguere sti paesi?
Ma poi capisco fossimo messicani, o vietnamiti, che ce ne frega a noi della Yugoslavia, ma porca paletta ce li abbiamo come vicini di casa! Trieste-Zagabria e’ poco piu’ che Torino-Milano.
Come dite? Ancora sta storia? No, ve l’ho gia’ detto e ripetuto: Pristina non e’ in Bosnia!!!

Sotto l'ombrellone (prologo)

Anche se qui e’ ufficialmente arrivata l’estate, non ci metteremo certo adesso a parlare di argomenti cosi’ triviali.

Ci sono altre cose ben piu’ importanti di cui occuparsi. Comunque, se proprio vi interessa saperlo, si, qui fa un caldo boia. Meno male che Pristina e’ decentemente al di sopra del livello del mare, cosi’ che almeno di sera si sta un po’ al fresco. In altri posti, come a Skopje o Belgrado, si schiatta.

Ieri mi sono anche causato la prima bruciatura di stagione. Non tanto alla piscina di Gracanica (l’unica frequentata dagli internazionali, in quanto l’unica che mette un po’ di cloro nell’acqua. Devono ancora lavorare sugli spogliatoi, che non ci sono, e su quei pericolosi tondini di ferro che spuntano qua e la’ dal cemento. Proprio ad altezza-bambino). Dicevo, mi sono ustionato non tanto in piscina, dove pure sono andato, ma alla giornata ecologica organizzata dai volontari delle nazioni unite a Mitrovica. L’obiettivo? Ripulire dall’immondizia una parte della citta’ lungo il fiume, dove poi la KFOR (nella fattispecie, legione straniera francese) avrebbero piazzato un paio di panchine. Nella speranza di dissuadere la gente dal buttare ancora sacchi neri, vestiti smessi, scarpe, e soprattutto pannolini, quintali di pannolini, proprio li’ davanti a casa.

Lasciando da parte i pessimi ricordi olfattivi, devo dire che e’ stata una bella iniziativa. Parecchi volontari, locali e internazionali, bello spirito di squadra, e parecchia immondizia rimossa.

Dimentichiamo anche per un attimo che, in mancanza di un servizio di raccolta rifiuti, i suddetti si accumuleranno di nuovo ben presto – se non li’, da un altra parte (Napoli docet). Oltre a mettere un servizio di raccolta, un po’ piu’ efficiente di quello che una volta ogni tanto passa a mettere la benzina e poi da’ fuoco, bisognerebbe anche educare la gente a non buttare la roba dove gli capita. Ne abbiamo avuta la prova lampante proprio ieri: stavamo facendo pranzo con tutit i volontari lungo il fiume, ognuno con il suo sacchetto con dentro acqua e panino, quando a un certo punto – che ti vedo passare galleggiando a pelo d’acqua? – un sacchetto del pic-nic pieno di cartacce!

Insomma, va be’, volevo parlare di tutt’altro. Vorra’ dire che lo faremo nei prossimi giorni.

Cosi’ si capira’ anche il titolo…

Il compleanno di Ali (seconda parte)

Dopo aver notato con orrore l’oggettistica appesa alle pareti, mi conforto un po’ nel vedere che ne fanno anche parte arnesi piu’ rassicuranti, come tamburi, tamburelli, piatti, e similia.

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Mi distraggo poi ad osservare qualche derviscio ritardatario che cerca di farsi largo…

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…in una sala decisamente sovraffollata

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Notate che le donne, come peraltro succede in qualsiasi moschea, sono confinate nella balconata al piano superiore, costrette a sbirciare un po’ come possono:

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Il rituale va avanti tra inni e canti, sempre piu’ ritmati e ossessivi. Brevissime frasi, che contengono spesso i nomi di Muhammad e di Allah, vengono cantate in rapida successione, decine, centinaia di volte.

Anche i piccoli derviscetti cercano di imitare i piu’ grandi, anche se non sono convinto che capissero un granche’ di quello che stavano dicendo.

Ad un certo punto il canto diventa piu’ ossessivo, piu’ serio. Tutti i partecipanti assumono un’espressione corrucciata, finche’ all’improvviso tutta la platea si alza in piedi di scatto. La folla inizia ad ondeggiare, al ritmo di canto, piegandosi ora a destra ora a sinistra. Lo Sheh passa in mezzo al cerchio e saluta con una specie di inchino tutti quanti, uno ad uno.

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Capisco che sta per succedere qualcosa quando, di colpo, il canto scende di tono, diventando rauco, quasi baritonale.

E’ allora che iniziano a saltare fuori, non so bene da dove, gli spilloni.

Il primo a farsi avanti e’ il figlio minore dello Sheh, quello che un giorno prendera’ il comando della comunita’, se il suo fratello maggiore non vorra’ farlo.

Il paparino disinfetta accuratamente l’aggeggio, con abbondante saliva…

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E poi, senza pensarci troppo su, lo ficca nella guancia destra del figlio, trapassandola da parte a parte.

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Il bambino non caccia neanche un lamentino, ne’ accenna smorfie di dolore. Mi sembra di star soffrendo piu’ io di lui!

Inizio ad abituarmi all’idea che tutto sommato il povero bambino non ha patito piu’ di tanto, e che va be’, la dimostrazione di sottomissione ad Allah (perche’ di questo si tratta) e’ stata rapida, forse persino indolore, che il climax e’ passato, che adesso glie lo toglie e che ce ne andiamo tutti a casa.

Invece mi giro verso la platea e rabbrividisco: c’e’ tutta una fila di bambini, di ragazzi, e di adulti, ordinatamente in fila, per sottoporsi ad un identico trattamento. Tipo da noi in chiesa la comunione. Ad uno ad uno tornano al loro posto, tutti con il loro bravo spillone conficcato in bocca.

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Purtroppo mi rendo anche presto conto che la dimensione dello spillone e’ proporzionata a quella delle fauci del povero derviscio di turno. Gli adolescenti e gli adulti si “beccano” delle vere e proprie piccole lance:

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Notare che la comunita’ non era per niente disturbata dal fatto che facessi delle foto. Anzi. a un certo punto mi sento tirare la giacca da un vecchio, che mi fa “Aoh, cheffai li’ di lato, cosi’ non vedi niente, vieni giu’ in mezzo a far le foto”. Non ho potuto spiegargli che i realta’ stavo meglio lontano. E cosi’ mi sono ritrovato, mio malgrado, a pochi centimetri da guance perforate…

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…e poco dopo da fiotti di sangue (si, anch’io pensavo ci fosse il trucco…)

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Ma non era finita: adesso era la volta dei tamburi, e di nuovi canti, per preparare il terreno a uno show nello show: l’esibizione, con tanto di spade, mazze ferrate, e altri inquietanti ammennicoli, di quattro dervisci piu’ “esperti”.

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Non sto a raccontare tutta la loro performance, diro’ solo che il clou consisteva nell’infilzarsi la gola con la punta della spada:

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E ovviamente nel trafiggersi anche loro la bocca. Con la differenza che, essendo dervisci senior, se ne sono bucata non una di guancia ma tutte e due. E per di piu’ tutto fai-da-te:

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Vi confesso che a quel punto cominciavo ad averne a sufficienza, come penso anche voi. Il caldo, l’odore di umanita’ e lo spettacolo non proprio piacevole di un derviscio che non riusciva a perforarsi la seconda guancia, avevano iniziato a darmi un po’ allo stomaco.

La cerimonia finisce per fortuna poco dopo. Nessuno, tranne noi, sembra turbato da quello che e’ appena successo in quella sala. Anzi.

I vecchi si accendono le sigarette e si fanno una chiacchierata…

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…un derviscio mostra a un altro le funzioni del suo nuovo telefonino…

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… e i piu’ giovani insistono per farsi immortalare nel loro giorno di gloria:

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Tutti, rigorosamente, con in faccia un trofeo che non si sarebbero lavati via per nulla al mondo: un rivoletto di sangue secco sulla guancia destra.

Il compleanno di Ali

Quando ho saputo che in Kosovo c’erano i dervisci ci sono rimasto secco. Dovevo assolutamente adarlo a vedere con i miei occhi. Sopratutto quando ho saputo che si trovano prevalentemente nell’area della “mia” Prizren.

Vengo a sapere che il 22 Marzo i dervisci faranno una grande cerimonia. Non potevo mancare.

Tramite un collega, amico dello Sheh (il capo spirituale della comunita’) prendiamo un appuntamento per assistere alla cerimonia.

Arriviamo con parecchio anticipo, temendo che la stanza sia gia’ strapiena (paura peraltro che si rivelera’ tutt’altro che infondata). La targa fuori dalla porta segnala chiaramente “comunita’ dervish di Prizren”. Lo Sheh ci riceve nella sala delle udienze.

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Lo Sheh e’ gentilissimo, e nella migliore tradizione balcanica ci riceve con tutti gli onori del caso. Ci fa sedere con lui (pure le ragazze!) e ci offre il te’. Lo Sheh parla pure inglese perche’ ha abitato in America per qualche anno, e mastica anche un po’ di italiano, sia perche’ e’ nato in Istria, sia perche’ in passato ha lavorato nel settore del pellame (!) con l’Italia. e poi si e’ girato tutti i Balcani, scuola religiosa a Sarajevo, Belgrado, ecc. Ovviamente albanese e serbo-croato sono le sua madrelingue, ma visto che abita a Prizren parla anche correntemente il turco.

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Tra una sigaretta e un baciamano dei vari adepti che vengono a salutarlo, lo Sheh e’ felice di rispondere alle nostre mille domande sui dervisci, sul significato dei loro rituali, ecc. Lo Sheh ci racconta che solo a Prizren ci sono ben 5.000 dervisci. In Kosovo ci sono parecchie altre comunita’, come ce ne sono in Macedonia e un po’ in tutta la regione. Una chiara eredita’ del passato turco di queste zone.

Lo Sheh ci spiega anche che il derviscismo e’ una derivazione del sufismo, una forma mistica dell’Islam che (spero di non dire cavolate) predica l’avvicinamento a Dio tramite l’ascesi. La pagina inglese di Wikipedia e’ molto completa, se vi interessa saperne di piu’.

Lo Sheh non perde poi ovviamente l’occasione di catechizzarci sulla dimensione del notro ego, sulla volonta’ di Dio, sul ruolo delle donne e degli uomini, ecc. Ma anche s non siamo d’accordo con lui su tutto, non sembra un fondamentalista religioso. Ci dice anche che sta preparando il sito web della loro comunita’.

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Intanto vediamo che fuori la folla inizia a farsi consistente. E’ pieno di persone vestite in modo strano (dervisci, appunto) che danno le ultime ritoccate all’abito, aspettando che la cerimonia prenda il via.

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Ma quando inizia al cerimonia? “Boh, mezzogiorno, mezzogiorno e mezza… quando la gente e’ pronta”. E quanto dura? “Mah, due ore, tre ore, un’ora e mezza, dipende”. Ah, ok.

Scopriamo nel frattempo anche il perche’ del 22 Marzo: niente a che vedere, a suo dire, con la primavera, ma piuttosto con la nascita del fondatore del sufismo, Ali.

Senza mettere in dubbio quanto dice lo Sheh, io informazioni su questo Ali non ne ho trovate. Datemene voi se ne sapete di piu’. Mi pare piu’ che altro che il 22 Marzo sia celebrato dai Sufi come il giorno del Nevruz, una festivita’ le cui origini si perdono nella notte dei tempi, fino a risalire allo Zoroastrismo.

Compleanno o Nevruz che sia, verso l’una meno un quarto lo Sheh si va a preparare. Noi, dopo te’ e sigarette in abbondanza, veniamo fatti entrare in quella che sembra all’interno una piccola mschea, solo piu’ affollata e piu’ piena di dervisci.

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Un derviscio si prende carico di noi e ci fa accomodare in fretta e furia dietro una piccola balaustra. Siamo schiacciati tipo metropolitana all’ora di punta. Dovremo restare cosi’ due, forse tre ore.

Entra lo Sheh, vestito da cerimonia, e dopo un breve canto parte subito la predica. Non capisco quasi nulla dato che e’ tutto in Albanese, ma quanto basta per capire che a un certo punto attacca (tu quoque!) un pippotto sull’indipendenza del Kosovo. Che finalmente i dervisci kosovari possono vivere nel loro stato indipendente, ecc. ecc. ecc.

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Mentre lo Sheh parla, pero’, mi cade l’occhio su una serie di strani oggetti, del tutto simili a strumenti di tortura, che penzolano dalla parete vicino a me.

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E inizia a venirmi qualche inquietante dubbietto.

(continua…)

Domenica sera

Un bel weekend è arrivato alla fine purtroppo, domani è lunedi, per tutti -non solo per me – quindi non mi lamenterò.

Sono appena tornato dalla stazione dei bus, e sulla via del ritorno mi sono successe un paio di esperienze kosovare di cui vi volevo mettere a parte; mi sono fermato in uno dei negozietti sempre aperti a comprare due cose, tra cui una marmellata; ne avevo troavata una che sembrava buona, di fichi. Prima di prenderla, mi dico – vediamo un po’ se c’è la scadenza. C’era. 12 marzo 2006. Almeno questo c’ha l’onestà di lasciarle lì in bella vista, le sue date di scadenza; altri invece si dice che le tarocchino – che mica si butta via la roba dagli scaffali solo perchè è scaduta…

Allora ho ripiegato su un po’ di frutta – i prezzi qui non li ho ancora ben capiti: stasera ho pagato 3 euro un chilo di pesche. A Prizren una volta ho comprato delle mele a un euro quattro chili. Non si capisce bene, davvero.

Poi un’altra cosa, fantastico. In questo momento c’è un temporale bestiale con fulmini e pioggia a manetta. Giro l’angolo nella via vicino a casa mia, c’era una squadra di spazzini armati di idranti con cisterna al seguito che lavavano la strada. Poi meno male che han paura che quest’estate mancherà l’acqua…