Cosa succede in citta'

Ricevo da Belgrado e volentieri pubblico:

Cosa succede in citta’

Eppure la Serbia, o meglio una parte di, ci prova. Ad invitare I turisti, ad accogliere gli ospiti stranieri con fiumi di rakija e di musica, e gli imprenditori con applausi e sgravi fiscali. A vincere l’Eurovision, a organizzare le Olimpiadi studentesche, a fare le fiere del libro, della techno, della salsiccia e della tromba. A firmare gli accordi con l’UE, ad accogliere I capi di stato americani.

Ma pare ci sia qualcosa, un ribollio sotterraneo che aspetta solo il momento giusto per esplodere e far riparlare dei Serbi come di un’orda di slavi feroci assetati di distruzione.

Della gay pride a Belgrado ormai sanno tutti, ne hanno parlato tutti i TG ed era fra i primi titoli di BBC e CNN domenica sera. Quella che nelle principali capitale europee e’ una festa di musica e colori qui e’ diventata guerriglia urbana, con 140 feriti, negozi e macchine distrutte, sedi di partito bruciate, persino il centro mammografico danneggiato. In tutto 1 milione di euro, un conticino piuttosto salato…

Per carita’, la gay pride in se’ e’ andata bene. Nessun disordine, tutto secondo i piani, con la partecipazione dei media e di personalita’ internazionali, con I palloncini e le bandiere arcobaleno. Tutto in una piccola oasi protetta da 5 cordoni di poliziotti e sorvolata da elicotteri. I 1000 manifestanti hanno fatto il giro del parchetto (davvero…) e poi una festa al chiuso.

Intanto fuori 6000 giovanissimi pischelli incappucciati mettevano a ferro e a fuoco la citta’.

Chi sono dunque I vincenti di questa giornata?

Il governo, certo. Ha finalmente organizzato la gay pride, dopo tanti anni, dopo le violenze estreme durante la parata del 2001, dopo avere tutto annullato l’anno scorso. E’ riuscito a garantire protezione quasi assoluta ai partecipanti circondandoli di polizia, e agli organizzatori scortandoli fino a casa. “Il governo ha passato il test, la lotta per una Serbia normale continua” titola Danas lunedi’.

La polizia, anche. E’ riuscita ad impedire disastri peggiori, morti e feriti gravi. Ha garantito la sicurezza delle alte personalita’ alla manifestazione. Ha arrestato 207 pischelli. E’ stata tutto il giorno presente. E si e’ presa un bel po’ di botte.

Forse per la pirma volta in Serbia, la polizia ha preso le parti della parata, dei “buoni”.

Persino il poliziotto Sasha, il piu’ guardato su youtube per la creativa abbondanza di insulti riversati sui pischelli, nelle interviste si fa paladino della liberta’ di espressione. Non male, dopo le bastonate e I lacrimogeni ai dissidenti sotto Milosevic…

L’immagine e il ruolo della polizia cambiano, questa secondo alcuni e’ la cosa piu’ importante della parata storica:

http://balkans.blog.lemonde.fr/2010/10/11/cest-mon-belgrade-que-tu-es-venu-casser/

Poi chi? Anche i giornalisti, si’, che per una volta non si sono nemmeno ammaccati.

E I gay e le lesbiche? Ha gia’, la parata era per loro. “Si’ dai, qualche gay e’ venuto ” mi dice un’amica dalla parata.

Non si sa quanto siano contenti loro. Di sicuro sono ancora meno amati, e la gente associera’ I gay a una giornataccia da stare tappati in casa con le finestre chiuse, o forse alla macchina sfondata o alla vetrina della bottega in frantumi.

“La parata della violenza”, “La parata del kaos” erano titolano i giornali lunedi’, questo e’ forse quello che rimarra’ in testa ai Belgradesi, che forse sentiranno l’argomento dei diritti omosessuali, gia’ molto lontano dalle loro preoccupazioni, come una cosa ancor piu’ imposta dall’esterno. E si chiederanno se il raduno al parco valeva davvero tutto quel casino…

Gay vs. Balcani

Lo so che qualcuno oggi verrà su samopravo aspettandosi qualche commento a caldo sui fatti degli ultimi giorni.

Non so che dire, sono scandalizzato.

Che i gay siano persone combattive e pronte a scontrarsi anche duramente per affermare i propri diritti, lo sapevamo. Per rimanere in gara, sono pronti ad affrontare non solo l’omofobia ma anche il nazionalismo. Gli scontri sono spesso violenti, soprattutto quando ci sono di mezzo i Balcani, dove molta (troppa) gente vede ancora i gay male, molto male.

Io di solito sto dalla parte dei gay, ci mancherebbe altro, però quello che è successo ieri lo trovo vergognoso: come si fa ad eliminare Dorina da X-Factor? Vi sfido a dire che la coppia gay, i Kimera, sono meglio.

La concorrente albanese era tra le mie preferite in assoluto, i Kimera si vede lontano un chilometro che sono pessimi, e che li votano per altro che non è il canto, come votano il concorrente balbuziente in quanto ha il suddetto difetto. Certo il fatto che Dorina sia albanese non le ha giocato a favore – evidentemente la lobby anti-scippettara è stata più forte di quella anti-gay.

Va beh, archiviato quello che ritengo il vero scandalo di ieri sera, due parole su quel che è successo a Belgrado Domenica.

Non so che dire. La notizia mi sembra che sono riusciti a fare una gay-parade a Belgrado, più che gli scontri in sé.

Del resto, varie altre gay-parade sono state annullate in passato (l’ultima l’anno scorso) perché la polizia non poteva garantire l’ordine e la sicurezza. Già il fatto che il governo abbia schierato fior di poliziotti per consentire la parade mi sembra un fatto buono. Spero che, fatta una breccia nell’omofobia (forse) e constatato che i gay esistono veramente e vivono e lottano con noi, il prossimo anno di gay parade se ne facciano altre, e più numerose,  in tutti i Balcani.

Certo, poi parliamo del fatto che in Serbia c’è gente che a ogni occasione buona si mette il cappuccio e spacca tutto.

Basti vedere cos’è successo allo stadio di Genova ieri in contemporanea ad X-Factor.

Comunque niente di nuovo, mi sembra, no? Ultrà di calcio dementi che spaccano tutto.

Mi spiegate cosa c’è di diverso rispetto agli ultrà della Fiorentina o del Napoli che spaccano tutto? La bandiera albanese bruciata? Il saluto con il tre? Sono il primo a sostenere che la politica deve stare lontano dallo sport, ma mi sembra che se ci concentriamo sulla bandiera albanese o sul saluto siamo fuori strada.

Il derby perso è una scusa migliore per spaccare tutto? Bah. Se vi piace, pensatela pure così.

Il problema sono gli spaccatori in sé. Oltre che il calcio, che (forse perché è l’unico sport che è un concentrato di valori anti-sportivi) catalizza gli spaccatori. Prova ne sia che l’identica partita (Italia-Serbia) però di pallavolo è stata giocata due giorni fa senza che volasse una mosca.

Comunque, sta di fatto che agli stadi (quelli di calcio) ci si mena, e non da ieri. E chi si indigna tanto per il penoso spettacolo del mascherato Ivan Bogdanovic e compagni, arrivando ad auspicare un nuovo Hitler che bruci un bel po’ di Serbi, mi auguro faccia lo stesso quando i protagonisti sono gli ultrà delle squadre di casa nostra. Altrimenti, chi è il vero nazionalista?

Certo, andare a casa d’altri a fare queste figure (soprattutto se sei un paese che cerca di rifarsi un’immagine dopo i disastri degli anni 90) è un po’ da deficienti: vallo poi a spiegare agli italiani che i serbi non sono tutti così, che anzi …

Non so. Evidentemente c’è invece qualcuno, a Belgrado e dintorni, a cui piace giocare al piccolo autodistruzionista, e confermare propagare ancora quest’immagine del serbo-barbaro, ben radicata nell’immaginario europeo occidentale. Probabilmente godendo nel sentirsi rispondere ma che gli abbiamo dato i visti a fare, ma chi li vuole questi in Europa, eccetera eccetera.

Tanto peggio tanto meglio. Mah.

Hai una sigaretta?

Pare proprio che dovro’ licenziare i miei bookmakers s: Ramush e’ in galera e la gente a Pristina e’ in giro a strombazzare coi clacson.

Ma che e’ successo?

Su Ramush non c’e’ molto da commentare, c’e’ solo da raccontare: l’appello della Procura e’ stato accolto. IL proceso di primo grado non e’ stato completo, perche’ due testimoni, che erano stati minacciati, non sono stati sentiti. IL tribunale di primo grado doveva fare piu’ sforzi per cercare di ottenere la loro testimonianza – cosa che non ha fatto, per cui il processo e’ stato almeno in parte ingiusto e va rifatto.

Nel frattempo, caro Ramiush e cari glia ltri due, accomodatevi in galera, che poi vediamo.

Ora non so se il processo andra’ fatto per intero, solo in parte, quando iniziera’, se tesimolonieranno i due testi, e soprattutto se la loro testimonianza bastera’ a trasformare una sentenza di assoluzione in na di condanna. Vedremo.

Quello che mi ha veramente sioccato e irritato e’ la sentenza della Corte di Giustizia.

Vedo i titoletti del TG2 “indipendenza del Kosovo e’ legale” – questo la Corte non l’ha mai detto.

Giusto come premessa, visto che gia’ vedo dita che tamburellano, diciamo che non mi importa niente se il Kosovo e’ indipendente o no, ok? Non mi importa se han dato ragione a uno o all’altro, ok? Almeno non adesso. Voglio solo che capiate cosa cacchio ha detto sta cacchio di Corte oggi pomeriggio. Poi vedete voi cosa pensare, se gia’ cercate informazioni sulla Rete vuol dire che siete piu’ intelligenti della media.


Allora, la domanda in sostanza era questa: “la DICHIARAZIONE di indipendenza del Kosovo e’ conforme al diritto internazionale?”

La Corte ha detto si. Non c’e’ nessuno norma del diritto internazionale che vieta una dichiarazione di questo tipo. 10 voti contro 4. Titoli in sovrimpressione sul telegiornale “Kosovo 10, Serbia 4″. Benissimo. Tutti a strombazzare.

Pero’ vediamo di capire: a che domanda esattamente la Corte ha detto si?

Cosa rispondereste se vi chiedessi: “posso dichiarare che sono il Re di Inghilterra?” Boh, si, chi te lo vieta? Dillo. C’e’ forse una legge che dice che non puoi dichiarare di essere la Regina di Inghilterra?

Ma se vi chiedessi: ho diritto a diventare il Re di inghilterra?

So che sembra una menata che mi sto facendo io in questo momento, ma purtroppo non lo e’. Andatevi a leggere la sentenza se non ci credete, peche’ il punto e’ proprio questo. Una questione pelosa da giuristi secchioni.

Era chiaro che il senso della domanda sul Kosovo era questo: “Il Kosovo ha il diritto di diventare indipendente?” Il Kosovo ha il diritto all’autodeterminazione?” Che e’ quello che tutti volevano sapere.

Questi secchioni dell’Aia invece han pensato bene di non rispondere.

Hanno detto “la domanda e’ sulla legittimita’ della dichiarazione, non sulla legittimita’ della secessione”. Capito?

MI fanno incazzare come quelli che gli chiedi “hai una sigaretta?” e ti rispondono di si. Basta, e non te la danno. “Mi hai chiesto – hai una sigaretta – non mi hai chiesto – mi dai una sigaretta.” Pensano di fare i secchioni spiritosi.

Ma per favore, a che gioco giochiamo? Tutto il mondo ti sta a guardare, ci sono almeno venti o trenta regioni o popoli al mondo che guardano al caso del Kosovo, e tu mi dici” Volevo prprio dirti se la secessione era legale o no, ma non me l’hai chiesto”.

Se la cavano cosi’. Ma per favore. Intanto pero’ tutto il mondo (che per fotuna al 99.9% non e’ composto da avvocati) pensa che la corte abbia detto che il Kosovo aveva diritto di secedere.

Certo, la domanda era formulata di merda, e sono d’accordo che qualcuno in Serbia dovrebbe pure fare mea culpa e magari dimettersi.

L’unica soluzione sarebbe adesso di fare un;altra domanda, forumlata meglio, e aspettare altri due anni che l’oracolo di Delfi si degni di rispondere, possibilmente senza far finta di non capire cosa uno gli sta chiedendo.

Ronf ?

Rieccomi.

Riemergo (solo temporaneamente) dal lungo letargo estivo in cui mi sono autoconfinato, e in cui mi sto trovando assai bene.

Riemergo perche’ son stato svegliato da uno strombettare di vuvuzela, da un clamore di notizie, da un fragore di eventi che si avvicinano a grandi passi e ormai si profilano all’orizzonte.

Succede tutto questa settimana, quindi prendete appunti.

Domani, il verdetto del tribunale dellAia su Ramush. Come, non era finita? No. Povero Ramush, non lo lasciano mai in pace. E’ un po’ il Berlusconi del Kosovo, un perseguitato. Insomma, domani (21 Luglio) e’ attesa la decisione sull’appello presentato dalla Procura che ha chiesto di rifare il processo. Ho aperto un sito prallelo di scommesse, samopravo.bet. Do la vittoria della procura 12:1, la vittoria di Ramush e i suoi a 1,25:1. Scommettete che ho bisogno di far cassa per pagare il dominio su internet.

L’altro grande evento e’ la pronuncia della Corte di Giustizia (sempre all’Aia: stessa citta’, diverso tribunale) sulla legittimita’ della dichiarazione di indipendenza del Kosovo. Ne abbiamo gia’ parlato altrove, se ben ricordate, qui e qui). Qui i miei bookmakers sono un po’ confusi, ma danno illegittimita’ secca a 8:1, illegittimita’ ma con indicazione che una nuova prassi si sta formando (o qualcosa di simile) a 7:1, mentre la legittimita’ secca sta molto alta, intorno al 20:1.

Detto cio’, a prescindere dal risultato, sempre i bookmakers danno come reazioni successive al verdetto: sciacquatura totale di palle dei Kosovari a 4:1, sciacquatura di palle parziale con qualche commentino a 2:1, incazzatura parziale a 8:1, incazzatura totale con proteste e magari bombette varie a 15:1. Gli stessi risultati per i Serbi, ma con quote invertite.

L’ultimo, ma non meno importante evento della settimana e’ il concerto dei Chemical Brothers a Prizren il 23, venerdi questo. Questo si che fa notizia, e ci voleva. Fa bene a Prizren, che si lancia sulla scena musicale internazionale, dopo essersi affermata su quella cinematografica con il successo del Dokufest. Fa bene ai Chemical Brothers, che vengono a mettere un freno al francamente insopportabile strapotere dell’hip hop in Kosovo dopo i concerti di 50 Cent e Snoop Dogg. Fa bene soprattutto anche agli amici Kossovari, che non possono varcare il confine per andarsi a “comprare” un po’ di musica e cultura. Che almeno venga qualcuno a fargli la consegna a casa.

Waterloo

Anche se alla mia amica Irena hanno insegnato che nel 1389 a Kosovo Polje i Serbi hanno vinto, la verita’ sulla storica battaglia in realta’ e’ piuttosto nebulosa.

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Con buona pace dei prof. di storia di Irena, sembra pero’ alquanto certo che i Serbi la battaglia NON la vinsero. Poi ci sono varie versioni – si va da quella del pareggio a quella dell’umiliazione totale. Wikipedia dice – e io ci credo – che entrambi gli eserciti furono praticamente distrutti. La differenza fu che gli Ottomani avevano migliaia di truppe pronte a rimpiazzare i caduti, i Serbi no.

Quello che mi interessa pero’ e’ capire per quale diavolo di motivo il 1389 sia diventato la data storica, fondante dell’identita’ serba. A me, per lo meno, non e’ chiaro, se per voi lo e’ battete un colpo.

Butto li’ quattro considerazioni quattro.

Uno: da un punto di vista militare in quegli anni di battaglie ce ne sono state di piu’ rilevanti (come ad es la battaglia di Maritza del 1371 in Bulgaria).

Due: da quando in qua si celebra una sconfitta? E’ come se in Italia ogni 24 Ottobre festeggiassimo la battaglia di Caporetto. (fra parentesi, ve lo ricordate quel manager di Telecom che incitava i dipendenti a fare come Napoleone a Waterloo? Riguardatevelo: un sempreverde).

Tornando in tema, tre: i Serbi pare avessero vinto parecchie altre volte contro i Turchi, ad esempio a Dubravnica nel 1381 e Plocnik nel 1386. Perche’ non ricordare le vittorie?

Quattro: Kosovo Polje non e’ neanche stata la capitolazione definitiva della Serbia: ci furono altre battaglie, i Serbi ne vinsero pure qualcuna, come ad es. Despotovac nel 1404. Maometto II non prendera’ Belgrado fino al 1456.

Tutto cio’ per dire che sarebbe interessante capire da quando si celebra il mito di Kosovo Polje. Insomma: si celebra da sempre, o solo da quando il Kosovo e’ un problema?

Paolo Rumiz, nel suo bellissimo e ahime’ semi-introvabile Maschere per un massacro, ricordava di come fu proprio Milosevic a rinvigorire il mito della battaglia, portando in processione a spasso per la Serbia le spoglie del principe Lazar, morto – appunto – nella battaglia di Kosovo Polje.

Comunque, l’unica e comunque ultima certezza che posso dispensarvi sul tema e’ che nella battaglia ci rimisero le penne i condottieri di entrambi gli eserciti: il principe Serbo Lazar (come ormai sappiamo) da una parte, e nientepopodimenoche’ il sultano ottomano regnante Murat I dall’altra.

Murat han fatto che lasciarlo li’. Sepolto che era ancora caldo nella piana del Campo dei Merli, non lontano da dove sorge oggi la torre di Gazimestan.

E Murat, se vi interessa (a me interessava, e sono andato a cercarlo) e’ ancora li’.

Cioe’, per l’esattezza c’e’ meta’  Murat.

No, non e’ stato segato da qualche spadone a due mani – la questione e’ un’altra.

Il corpo, di Murat, e’ a Istanbul credo, o comunque in Turchia. A Kosovo Polje, in una magnifica tomba monumentale, ci sono le interiora.

So che non e’ il massimo della finesse, ma si sa, i Turchi non avevano bisogno di lezioni di truculenza da nessuno.

La suddivisione del vecchio Murat me la spiegava, con un certo gusto per i dettagli, la custode della tomba, una simpatca signora di mezza eta’.

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La signora, Serba di Novi Pazar, in realta’ e’ la moglie del guardiano vero e proprio (lui quel giorno li’ non c’era).

Lui, il marito, non e’ un custode qualunque. E’ turco. Ed e’ l’ultimo discendente di una famiglia di turchi Uzbeki migrati in Kosovo intorno all’anno 1500. Da allora, la famiglia fa la guardia alla tomba del sultano Murat.

Cinquecento anni di impero ottomano, tutti raccolti in una vecchia signora con un golf rosso.

Serbocroata

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Che le ragazze serbe siano carine, e’ risaputo.

Che le ragazze serbe poi siano anche brave nello sport, e’ un dato di fatto. Questo pero’ e’ uno di quei sillogismi che non e’ che funziona nei due sensi: se sei bella e brava nello sport, non e’ per forza vero che sei anche una ragazza serba.

Succede pero’, molto spesso, che i giornalisti italiani, quando vedono una bellezza slava in pista, vanno automaticamente in tilt ormonal-geografico. Blanka Vlasic, gran campionessa di salto in alto (nonche’ grant topona fagiano.gif ) lo sanno tutti: e’ l’orgoglio dela Croazia intera.
Guardatela qua come si aciuga le lacrime con il bandierone scacchierato dopo aver vinto una dele sue tante medaglie (che brava che e’, troppo forte…):
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Eppure La Stampa l’altro giorno diceva:
Continua il momento positivo di Blanka Vlasic: dopo l’oro conquistato l’oro nei recenti mondiali di Berlino, l’atleta serba al meeting di Zagabria è salita a 2,08, a un solo cm dal record storico di Kostadinova. A un passo dal record.” Mi lascia un po’…, come dire, e’ incredibile – no? – voglio dire… AOOOH! Sono passati quasi VENT’ANNI (dico, 20 anni), dalla dissoluzione dell’Ex Jugoslavia, ma li vogliamo imparare a distinguere sti paesi?
Ma poi capisco fossimo messicani, o vietnamiti, che ce ne frega a noi della Yugoslavia, ma porca paletta ce li abbiamo come vicini di casa! Trieste-Zagabria e’ poco piu’ che Torino-Milano.
Come dite? Ancora sta storia? No, ve l’ho gia’ detto e ripetuto: Pristina non e’ in Bosnia!!!

Finalmente?

“Finalmente” e’ la prima parola che e’ venuta in mente a tutti quando la Commissione europea ha presentato la sua proposta sull’eliminazione del regime di visti per Serbia, Montenegro e Macedonia (ops, FYROM) a partire dal 2010. E’ solo una proposta, per ora, ma siccome e’ da un pezzo che se ne parla, ci sono buone possibilita’ che a Bruxelles ne abbiano le tasche piene e che quindi la approvino senza colpo ferire.

E d’altra parte, dopo tanto bastone, un po’ di carota per gli amici Serbi ci vuole pure, no?

Finalmente, si diceva, perche’ per questa famosa «white Schengen list» ci sono voluti un bel po’ di lavoro, e di negoziati, e di verifiche, e di nuove regole.

… e un bel po’ di attesa, direbbero molti Serbi, secondo cui la decisione arriva con un ritardo di 10 anni.

A molti Serbi in realta’ non interessa neppure tanto entrare a far parte dell’Unione, quanto uscire dalla gabbia di passaporti, consolati, appuntamenti, visti e permessi oer andare praticamente ovunque che non sia in Russia.

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Negli ultimi sondaggi, infatti, solo il 61% della popolazione voterebbe SI all’ingresso della Serbia nell’UE, mentre ben l’82% e’ favorevole all’entrata della Serbia nella white Schengen list.

In ogni caso, presto (forse, speriamo), i nostri amici belgradesi potranno venirci a trovare senza visto. Sempre che in Italia di stranieri ne facciano ancora entrare.

Fuori dal tempo (continua)

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Dopo aver bevuto un po’ di rakia con un trio di cacciatori di passaggio, e piuttosto scoraggiati dall’assenza di cinghiali, i due ti invitano a cena.

La mammina prende qualche uovo e del formaggio di pecora fatto in casa, il monaco mette su una frittata e un po’ di porcini appena raccolti.

Completano il pasto pane di campagna e cipolla a volonta’.

Il monaco – non so neanche come si chiama – dice che non ha bisogno di nulla, tranne che di Bog. Dio.

Anche il cellulare lo potrebbe gettare ai maiali.

Stando cosi’ fuori dal mondo, poi, si capisce meglio come va il suddetto. Almeno dice.

Si finisce presto a parlare di religione, della fine del mondo, della terza guerra mondiale e della venuta dell’Anticristo.

Arrivera’ ben presto, neanche a dirlo.

Anzi, secondo lui e’ gia’ bell’e che arrivato: e’ il principe William, il figlio di Lady D.

Fuori dal tempo

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Il Sud della Serbia e’ un posto ancora estremamente rurale. Povero. Agricolo.

Ed e’ proprio li’ che si possono fare degli incontri che solo nei film di Kusturica.

Ad esempio, cos’e’ quella costruzione che si vede la’ in fondo? Un granaio? Una stalla?

Sbagliato: un monastero.

Nel mezzo del nulla, a chilometri dal primo centro abitato, ci vive un monaco. Uno.

C’e’ anche una vecchia signora che ti prepara il caffe’ e magari pure la cena. Poi scopri che e’ sua madre.

Vivono cosi’, lui e lei, in mezzo a pecore, funghi e galline che gli danno un po’ tutto quello di cui han bisogno.

Niente energia, niente acqua corrente. Il cellulare si pero’: per quello c’e’ un pannellino solare e il caricabatterie.

Almeno finche’ fa bello, possono parlare con qualcuno.

Tu casa es mi casa

Tra KS e Serbia ci sono una manciata di miseri, puzzolenti confini amministrativi.

Ma sono le frontiere piu’ calde che puoi trovare nel raggio di centinaia di chilometri.

Nel ridente paesino di Merdare c’e’ il punto di valico principale. Lo si capisce dal numero di macchine, macchinoni, camion e spazzatura che nei momenti caldi dell’anno ravvivano la vita – altrimenti piuttosto monotona – di poliziotti e doganieri da entrambe le parti.

Superare Merdare puo’ richiedere lunghe attese, specie a Luglio o sotto Natale.

Ma di per se’ non e’ per niente complicato. Basta avere i documenti giusti.

Ad esempio, ecco, non questo:

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Vai a spiegare al poliziotto serbo che ci hanno pure messo la scritta in cirillico, per fargli piacere. Non cambia una virgola. Per loro e’ carta straccia.

Cosa serve allora per entrare in Serbia? Se siete stranieri, un passaporto internazionale, purche’ abbia un timbro di ingresso “legale” in Serbia (cioe’ attraverso una  ”vera” frontiera). Se siete nati in questo angolo di mondo, invece, vi bastera’ presentare la Licna Karta dei bei tempi della YU. Quella blu, il libricino dimensione figurine Panini, per chi sa cosa intendo. Oppure, ovviamente, un passaporto serbo.

In altre parole, se siete un Albanese del Kosovo, vi servono documenti che potete praticamente ottenere (o rinnovare) solo in Serbia.

Ma poco importa, dato che pochi Albanesi hanno hanno intenzione di avere in tasca un passaporto serbo. A Belgrado non ci vanno, e basta.

Valicare Merdare nel senso inverso (dalla Serbia per entrare in KS) invece e’ piu’ semplice: vale tutto.

Persino (pensate un po’) il passaporto “Republika e Kosoves”. Persino il passaporto serbo.

Fin qui le regole ufficiali.

Quello che forse non si sa molto in giro e’ che parecchi Serbi del Kosovo hanno iniziato a fare domanda per avere i documenti kosovari.

Oh gia’, proprio quello li’ sopra, quello dello Stato-canaglia, con su scritto Republika e Kosoves. Alla faccia di quello che dicono i politici su a Belgrado. E certo, loro in Kosovo mica ci vivono tutti i giorni.

E pensate un po’, ci sono anche tantii kosovari Albanesi che, nonostante abbiano magari gia’ il passaporto Republika e Kosoves, continuano a fare domanda e ad ottenere il rinnovo del passaporto serbo. La Serbia mica glie lo nega ( come potrebbe? Kosovo je Srbija…). Perche’ chiedono il rinnovo? Provate un po’ a presentare un passaporto Republika e Kosoves in Russia, in Cina, in Spagna, in Grecia…

Per le questioni di principio, insomma, vale la pena battersi fino a un certo punto…