Cosa succede in citta'

Ricevo da Belgrado e volentieri pubblico:

Cosa succede in citta’

Eppure la Serbia, o meglio una parte di, ci prova. Ad invitare I turisti, ad accogliere gli ospiti stranieri con fiumi di rakija e di musica, e gli imprenditori con applausi e sgravi fiscali. A vincere l’Eurovision, a organizzare le Olimpiadi studentesche, a fare le fiere del libro, della techno, della salsiccia e della tromba. A firmare gli accordi con l’UE, ad accogliere I capi di stato americani.

Ma pare ci sia qualcosa, un ribollio sotterraneo che aspetta solo il momento giusto per esplodere e far riparlare dei Serbi come di un’orda di slavi feroci assetati di distruzione.

Della gay pride a Belgrado ormai sanno tutti, ne hanno parlato tutti i TG ed era fra i primi titoli di BBC e CNN domenica sera. Quella che nelle principali capitale europee e’ una festa di musica e colori qui e’ diventata guerriglia urbana, con 140 feriti, negozi e macchine distrutte, sedi di partito bruciate, persino il centro mammografico danneggiato. In tutto 1 milione di euro, un conticino piuttosto salato…

Per carita’, la gay pride in se’ e’ andata bene. Nessun disordine, tutto secondo i piani, con la partecipazione dei media e di personalita’ internazionali, con I palloncini e le bandiere arcobaleno. Tutto in una piccola oasi protetta da 5 cordoni di poliziotti e sorvolata da elicotteri. I 1000 manifestanti hanno fatto il giro del parchetto (davvero…) e poi una festa al chiuso.

Intanto fuori 6000 giovanissimi pischelli incappucciati mettevano a ferro e a fuoco la citta’.

Chi sono dunque I vincenti di questa giornata?

Il governo, certo. Ha finalmente organizzato la gay pride, dopo tanti anni, dopo le violenze estreme durante la parata del 2001, dopo avere tutto annullato l’anno scorso. E’ riuscito a garantire protezione quasi assoluta ai partecipanti circondandoli di polizia, e agli organizzatori scortandoli fino a casa. “Il governo ha passato il test, la lotta per una Serbia normale continua” titola Danas lunedi’.

La polizia, anche. E’ riuscita ad impedire disastri peggiori, morti e feriti gravi. Ha garantito la sicurezza delle alte personalita’ alla manifestazione. Ha arrestato 207 pischelli. E’ stata tutto il giorno presente. E si e’ presa un bel po’ di botte.

Forse per la pirma volta in Serbia, la polizia ha preso le parti della parata, dei “buoni”.

Persino il poliziotto Sasha, il piu’ guardato su youtube per la creativa abbondanza di insulti riversati sui pischelli, nelle interviste si fa paladino della liberta’ di espressione. Non male, dopo le bastonate e I lacrimogeni ai dissidenti sotto Milosevic…

L’immagine e il ruolo della polizia cambiano, questa secondo alcuni e’ la cosa piu’ importante della parata storica:

http://balkans.blog.lemonde.fr/2010/10/11/cest-mon-belgrade-que-tu-es-venu-casser/

Poi chi? Anche i giornalisti, si’, che per una volta non si sono nemmeno ammaccati.

E I gay e le lesbiche? Ha gia’, la parata era per loro. “Si’ dai, qualche gay e’ venuto ” mi dice un’amica dalla parata.

Non si sa quanto siano contenti loro. Di sicuro sono ancora meno amati, e la gente associera’ I gay a una giornataccia da stare tappati in casa con le finestre chiuse, o forse alla macchina sfondata o alla vetrina della bottega in frantumi.

“La parata della violenza”, “La parata del kaos” erano titolano i giornali lunedi’, questo e’ forse quello che rimarra’ in testa ai Belgradesi, che forse sentiranno l’argomento dei diritti omosessuali, gia’ molto lontano dalle loro preoccupazioni, come una cosa ancor piu’ imposta dall’esterno. E si chiederanno se il raduno al parco valeva davvero tutto quel casino…

Hai una sigaretta?

Pare proprio che dovro’ licenziare i miei bookmakers s: Ramush e’ in galera e la gente a Pristina e’ in giro a strombazzare coi clacson.

Ma che e’ successo?

Su Ramush non c’e’ molto da commentare, c’e’ solo da raccontare: l’appello della Procura e’ stato accolto. IL proceso di primo grado non e’ stato completo, perche’ due testimoni, che erano stati minacciati, non sono stati sentiti. IL tribunale di primo grado doveva fare piu’ sforzi per cercare di ottenere la loro testimonianza – cosa che non ha fatto, per cui il processo e’ stato almeno in parte ingiusto e va rifatto.

Nel frattempo, caro Ramiush e cari glia ltri due, accomodatevi in galera, che poi vediamo.

Ora non so se il processo andra’ fatto per intero, solo in parte, quando iniziera’, se tesimolonieranno i due testi, e soprattutto se la loro testimonianza bastera’ a trasformare una sentenza di assoluzione in na di condanna. Vedremo.

Quello che mi ha veramente sioccato e irritato e’ la sentenza della Corte di Giustizia.

Vedo i titoletti del TG2 “indipendenza del Kosovo e’ legale” – questo la Corte non l’ha mai detto.

Giusto come premessa, visto che gia’ vedo dita che tamburellano, diciamo che non mi importa niente se il Kosovo e’ indipendente o no, ok? Non mi importa se han dato ragione a uno o all’altro, ok? Almeno non adesso. Voglio solo che capiate cosa cacchio ha detto sta cacchio di Corte oggi pomeriggio. Poi vedete voi cosa pensare, se gia’ cercate informazioni sulla Rete vuol dire che siete piu’ intelligenti della media.


Allora, la domanda in sostanza era questa: “la DICHIARAZIONE di indipendenza del Kosovo e’ conforme al diritto internazionale?”

La Corte ha detto si. Non c’e’ nessuno norma del diritto internazionale che vieta una dichiarazione di questo tipo. 10 voti contro 4. Titoli in sovrimpressione sul telegiornale “Kosovo 10, Serbia 4″. Benissimo. Tutti a strombazzare.

Pero’ vediamo di capire: a che domanda esattamente la Corte ha detto si?

Cosa rispondereste se vi chiedessi: “posso dichiarare che sono il Re di Inghilterra?” Boh, si, chi te lo vieta? Dillo. C’e’ forse una legge che dice che non puoi dichiarare di essere la Regina di Inghilterra?

Ma se vi chiedessi: ho diritto a diventare il Re di inghilterra?

So che sembra una menata che mi sto facendo io in questo momento, ma purtroppo non lo e’. Andatevi a leggere la sentenza se non ci credete, peche’ il punto e’ proprio questo. Una questione pelosa da giuristi secchioni.

Era chiaro che il senso della domanda sul Kosovo era questo: “Il Kosovo ha il diritto di diventare indipendente?” Il Kosovo ha il diritto all’autodeterminazione?” Che e’ quello che tutti volevano sapere.

Questi secchioni dell’Aia invece han pensato bene di non rispondere.

Hanno detto “la domanda e’ sulla legittimita’ della dichiarazione, non sulla legittimita’ della secessione”. Capito?

MI fanno incazzare come quelli che gli chiedi “hai una sigaretta?” e ti rispondono di si. Basta, e non te la danno. “Mi hai chiesto – hai una sigaretta – non mi hai chiesto – mi dai una sigaretta.” Pensano di fare i secchioni spiritosi.

Ma per favore, a che gioco giochiamo? Tutto il mondo ti sta a guardare, ci sono almeno venti o trenta regioni o popoli al mondo che guardano al caso del Kosovo, e tu mi dici” Volevo prprio dirti se la secessione era legale o no, ma non me l’hai chiesto”.

Se la cavano cosi’. Ma per favore. Intanto pero’ tutto il mondo (che per fotuna al 99.9% non e’ composto da avvocati) pensa che la corte abbia detto che il Kosovo aveva diritto di secedere.

Certo, la domanda era formulata di merda, e sono d’accordo che qualcuno in Serbia dovrebbe pure fare mea culpa e magari dimettersi.

L’unica soluzione sarebbe adesso di fare un;altra domanda, forumlata meglio, e aspettare altri due anni che l’oracolo di Delfi si degni di rispondere, possibilmente senza far finta di non capire cosa uno gli sta chiedendo.

Ronf ?

Rieccomi.

Riemergo (solo temporaneamente) dal lungo letargo estivo in cui mi sono autoconfinato, e in cui mi sto trovando assai bene.

Riemergo perche’ son stato svegliato da uno strombettare di vuvuzela, da un clamore di notizie, da un fragore di eventi che si avvicinano a grandi passi e ormai si profilano all’orizzonte.

Succede tutto questa settimana, quindi prendete appunti.

Domani, il verdetto del tribunale dellAia su Ramush. Come, non era finita? No. Povero Ramush, non lo lasciano mai in pace. E’ un po’ il Berlusconi del Kosovo, un perseguitato. Insomma, domani (21 Luglio) e’ attesa la decisione sull’appello presentato dalla Procura che ha chiesto di rifare il processo. Ho aperto un sito prallelo di scommesse, samopravo.bet. Do la vittoria della procura 12:1, la vittoria di Ramush e i suoi a 1,25:1. Scommettete che ho bisogno di far cassa per pagare il dominio su internet.

L’altro grande evento e’ la pronuncia della Corte di Giustizia (sempre all’Aia: stessa citta’, diverso tribunale) sulla legittimita’ della dichiarazione di indipendenza del Kosovo. Ne abbiamo gia’ parlato altrove, se ben ricordate, qui e qui). Qui i miei bookmakers sono un po’ confusi, ma danno illegittimita’ secca a 8:1, illegittimita’ ma con indicazione che una nuova prassi si sta formando (o qualcosa di simile) a 7:1, mentre la legittimita’ secca sta molto alta, intorno al 20:1.

Detto cio’, a prescindere dal risultato, sempre i bookmakers danno come reazioni successive al verdetto: sciacquatura totale di palle dei Kosovari a 4:1, sciacquatura di palle parziale con qualche commentino a 2:1, incazzatura parziale a 8:1, incazzatura totale con proteste e magari bombette varie a 15:1. Gli stessi risultati per i Serbi, ma con quote invertite.

L’ultimo, ma non meno importante evento della settimana e’ il concerto dei Chemical Brothers a Prizren il 23, venerdi questo. Questo si che fa notizia, e ci voleva. Fa bene a Prizren, che si lancia sulla scena musicale internazionale, dopo essersi affermata su quella cinematografica con il successo del Dokufest. Fa bene ai Chemical Brothers, che vengono a mettere un freno al francamente insopportabile strapotere dell’hip hop in Kosovo dopo i concerti di 50 Cent e Snoop Dogg. Fa bene soprattutto anche agli amici Kossovari, che non possono varcare il confine per andarsi a “comprare” un po’ di musica e cultura. Che almeno venga qualcuno a fargli la consegna a casa.

Il Bombarolo (continua)

Comunque, io a vedere Bill ci sono andato.

Non potevo perdermelo per neinte al mondo.

Era un po’ come ce lo si poteva aspettare: Bill e’ stato annunciato come un eroe (“Kosova honors a hero”, dicevano i manifesti) ed e’ stato ricevuto come tale.

I suoi faccioni, in eta’ variabili tra i 30 e i 60, erano dappertutto.

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Cosi’ come le bandiere a stelle e strisce.

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In centro citta’, (nel Bill Clinton boulevard – e dove altro, se no?) c’era la folla delle grandissime occasioni. Suppergiu’ diecimila persone, a mio personalissimo occhio.

Stipate un po’ dovunque ci fosse una superficie orizzontale calpestabile.

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Ho visto dei vecchietti passare attraverso la vetrata rotta di una scala condominiale per accedere a questo balcone.

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Nonostante le insistenze dei vecchietti, io alla fine non ci sono salito, sul balcone. No grazie. Mi vedevo gia’ a crollare giu’ tipo stadio Heysel.

Ma immagino che ne valesse la pena e che ci fosse una visuale superlativa sul palco. Con sopra Bill, Thaci, Sejdiu, danze tradizionali, nani e ballerine.

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Come da previsioni, la venuta dello zio Bill e’ stata un’ ottima propaganda elettorale per Thaci e il suo partito. Si sono confermati prima forza politica del Paese, davanti non solo ai rivali storici (fin dai tempi dell’UCK) di Ramush e compagnia, ma anche ai moderati dell’ex presidente Rugova.

Eccolo qua il serpentone Thaci:

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Eccolo li’, lui che si vanta di essere l’autore dell’indipendenza del Kosovo, che applaude tutto tronfio il suo ospite. Ben sapendo di non essere lui, ma chi gli sta vicino sul palco, il vero, glorioso, unico, canuto padre della patria.

Tutto un magna magna

Non so chi sia il creativo dietro agli slogan di Vetevendosje, ma di sicuro e’ uno sveglio.

Domenica (dopodomani) si vota per le elezioni amministrative.

Come al solito, i Vetevendosjani lanciano appelli al boicottaggio.

Stavolta se ne sono usciti con la coniugazione del verbo “Votare”

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Io Voto

Tu Voti

Egli Vota

Noi Votiamo

Voi Votate

Loro se ne approfittano

Waterloo

Anche se alla mia amica Irena hanno insegnato che nel 1389 a Kosovo Polje i Serbi hanno vinto, la verita’ sulla storica battaglia in realta’ e’ piuttosto nebulosa.

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Con buona pace dei prof. di storia di Irena, sembra pero’ alquanto certo che i Serbi la battaglia NON la vinsero. Poi ci sono varie versioni – si va da quella del pareggio a quella dell’umiliazione totale. Wikipedia dice – e io ci credo – che entrambi gli eserciti furono praticamente distrutti. La differenza fu che gli Ottomani avevano migliaia di truppe pronte a rimpiazzare i caduti, i Serbi no.

Quello che mi interessa pero’ e’ capire per quale diavolo di motivo il 1389 sia diventato la data storica, fondante dell’identita’ serba. A me, per lo meno, non e’ chiaro, se per voi lo e’ battete un colpo.

Butto li’ quattro considerazioni quattro.

Uno: da un punto di vista militare in quegli anni di battaglie ce ne sono state di piu’ rilevanti (come ad es la battaglia di Maritza del 1371 in Bulgaria).

Due: da quando in qua si celebra una sconfitta? E’ come se in Italia ogni 24 Ottobre festeggiassimo la battaglia di Caporetto. (fra parentesi, ve lo ricordate quel manager di Telecom che incitava i dipendenti a fare come Napoleone a Waterloo? Riguardatevelo: un sempreverde).

Tornando in tema, tre: i Serbi pare avessero vinto parecchie altre volte contro i Turchi, ad esempio a Dubravnica nel 1381 e Plocnik nel 1386. Perche’ non ricordare le vittorie?

Quattro: Kosovo Polje non e’ neanche stata la capitolazione definitiva della Serbia: ci furono altre battaglie, i Serbi ne vinsero pure qualcuna, come ad es. Despotovac nel 1404. Maometto II non prendera’ Belgrado fino al 1456.

Tutto cio’ per dire che sarebbe interessante capire da quando si celebra il mito di Kosovo Polje. Insomma: si celebra da sempre, o solo da quando il Kosovo e’ un problema?

Paolo Rumiz, nel suo bellissimo e ahime’ semi-introvabile Maschere per un massacro, ricordava di come fu proprio Milosevic a rinvigorire il mito della battaglia, portando in processione a spasso per la Serbia le spoglie del principe Lazar, morto – appunto – nella battaglia di Kosovo Polje.

Comunque, l’unica e comunque ultima certezza che posso dispensarvi sul tema e’ che nella battaglia ci rimisero le penne i condottieri di entrambi gli eserciti: il principe Serbo Lazar (come ormai sappiamo) da una parte, e nientepopodimenoche’ il sultano ottomano regnante Murat I dall’altra.

Murat han fatto che lasciarlo li’. Sepolto che era ancora caldo nella piana del Campo dei Merli, non lontano da dove sorge oggi la torre di Gazimestan.

E Murat, se vi interessa (a me interessava, e sono andato a cercarlo) e’ ancora li’.

Cioe’, per l’esattezza c’e’ meta’  Murat.

No, non e’ stato segato da qualche spadone a due mani – la questione e’ un’altra.

Il corpo, di Murat, e’ a Istanbul credo, o comunque in Turchia. A Kosovo Polje, in una magnifica tomba monumentale, ci sono le interiora.

So che non e’ il massimo della finesse, ma si sa, i Turchi non avevano bisogno di lezioni di truculenza da nessuno.

La suddivisione del vecchio Murat me la spiegava, con un certo gusto per i dettagli, la custode della tomba, una simpatca signora di mezza eta’.

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La signora, Serba di Novi Pazar, in realta’ e’ la moglie del guardiano vero e proprio (lui quel giorno li’ non c’era).

Lui, il marito, non e’ un custode qualunque. E’ turco. Ed e’ l’ultimo discendente di una famiglia di turchi Uzbeki migrati in Kosovo intorno all’anno 1500. Da allora, la famiglia fa la guardia alla tomba del sultano Murat.

Cinquecento anni di impero ottomano, tutti raccolti in una vecchia signora con un golf rosso.

Finalmente?

“Finalmente” e’ la prima parola che e’ venuta in mente a tutti quando la Commissione europea ha presentato la sua proposta sull’eliminazione del regime di visti per Serbia, Montenegro e Macedonia (ops, FYROM) a partire dal 2010. E’ solo una proposta, per ora, ma siccome e’ da un pezzo che se ne parla, ci sono buone possibilita’ che a Bruxelles ne abbiano le tasche piene e che quindi la approvino senza colpo ferire.

E d’altra parte, dopo tanto bastone, un po’ di carota per gli amici Serbi ci vuole pure, no?

Finalmente, si diceva, perche’ per questa famosa «white Schengen list» ci sono voluti un bel po’ di lavoro, e di negoziati, e di verifiche, e di nuove regole.

… e un bel po’ di attesa, direbbero molti Serbi, secondo cui la decisione arriva con un ritardo di 10 anni.

A molti Serbi in realta’ non interessa neppure tanto entrare a far parte dell’Unione, quanto uscire dalla gabbia di passaporti, consolati, appuntamenti, visti e permessi oer andare praticamente ovunque che non sia in Russia.

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Negli ultimi sondaggi, infatti, solo il 61% della popolazione voterebbe SI all’ingresso della Serbia nell’UE, mentre ben l’82% e’ favorevole all’entrata della Serbia nella white Schengen list.

In ogni caso, presto (forse, speriamo), i nostri amici belgradesi potranno venirci a trovare senza visto. Sempre che in Italia di stranieri ne facciano ancora entrare.

Arbitro cornuto

Le critiche e gli insulti (che fioccano da una parte e dall’altra) per me sono il piu’ grande stimolo per continuare a scrivere. Davvero. Sono la prova provata che non solo voglio, ma anche che riesco a non stare ne’ da una parte ne’ dall’altra. Faccio incazzare un po’ tutti. Missione compiuta.

Mi viene proprio spontaneo: quando sono a Pristina in mezzo ad ex-eroi dell’UCK e alle bandierine, divento stranamente filoserbo. Appena vado a Belgrado e sento peste e corna sugli albanesi, non posso fare a meno di difenderli.

E poi mi arrabbio: pochi, troppo pochi sono quelli disposti ad ammettere i propri errori. Quasi nessuno.

Allo stesso tempo so che non posso permettermi di giudicare piu’ di tanto. Non posso neanche immaginare quello che questa gente ha passato. Come sarei io se fossi al posto loro? Magari sarei il piu’ nazionalista dei nazionalisti. Se mi avessero distrutto la casa, o ammazzato mio fratello, cosa penserei di chi l’ha fatto?

Se per dieci, vent’anni avessi sentito tutti i giorni propaganda, falsita’, mezze verita’, propaganda, propaganda – cosa avrei nella testa?

Francamente? Provo per tutti un misto di rabbia e di pena. Non riesco veramente a incazzarmi.

Quello che invece mi fa incazzare davvero e’ vedere che le stesse dinamiche che ci sono qui si ripropongono a casa nostra, a mille e piu’ chilometri di distanza. Tra gente che dovrebbe riuscire a vedere le cose con un po’ piu’ di distacco. Gente che (si spera) si interessa ai Balcani perche’ vuol cercare di aiutarli a venire fuori dal tunnel, no? Non per affossarceli ancora di piu’. Dico bene?

E invece no. Su questo blog, come al bar a Pristina o alla Tv di Belgrado, si fa il tifo. Come gli ultras allo stadio.

“Era in fuorigioco” “No non era in fuorigioco”

Era in fuorigioco, si o no?

…. Dipende.

Dipende se l’attaccante gioca nella tua squadra o nell’altra.

E se poi quello segna di mano, anche se e’ palese, sono pure contento, perche’ vinco il derby. Magari provo pure a sostenere che non l’ha proprio toccata con il braccio. Magari dopo un po’ che me lo ripeto ci credo pure. Magari gli altri mi danno talmente contro che alla fine sono pronto a giurare che non era fallo di mano.

A seconda della squadra per cui fai il tifo, cambia la tua realta’.

Due esempi.

6 Aprile 2008. Chiedo a una mia ex collega: “Ma perche’ sei cosi’ contenta che hanno assolto Ramush? Non pensi che sia un criminale?” Risposta: “Si lo so, Alberto, non sono contenta per lui, sono contenta perche’ e’ un albanese!”

Un amico di un’amica, a Belgrado, a cena mi propina un rosario di aneddoti su cose che gli Shiptari (termine dispregiativo serbo per designare gli albanesi) avrebbero fatto durante e dopo la guerra. DIce che li odia di brutto. Gli chiedo “ma c’e’ qualcuno di loro che ha fatto qualche torto particolare a te o alla tua famiglia?” Risposta: “No, guarda, non ne conosco personalmente neanche uno. Ma li odio tutti”.

Pah.

La faziosita’, il nazionalismo, la partigianeria. Vi attizano? Ci godete a fare il tifo? Venite a farvi un giro a Pristina.

O a Belgrado, naturalmente. A seconda della squadra in cui giocate.

Vi piacera’.

Ah, mi raccomando: non dimenticatevi che non e’ una partita di calcio, ok? E’ qualcosa di leggermente piu’ serio.

Alle 11 e 59…

…di stasera, le Nazioni Unite dovrebbero cessare le loro funzioni in campo di polizia e giustizia.

Se avete seguito il blog nei giorni scorsi, dovreste anche sapere chi subentrera’ all’ONU, raccogliendone lo scomodo testimone, tra mille polemiche e grandi difficolta’.

Cosi’, gli Albanesi festeggiano il giorno sacro del Bajram, Nazioni Unite e Unione Europea giocano la pesante partita del futuro della repubblichetta Kosovara.

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Domattina – pare – un centinadio tra giudici e poliziotti si presenteranno pure alle porte del tribunale di Mitrovica.

Non so bene se ad attenderli troveranno un comitato di accoglienza, un coro di fischi, una scarica di pomodori marci, o cosi’altro.

Vi diro’….

Intanto, buon Bajram a tutti!

Sei punti sei

Non credo che la cosa abbia molta risonanza in Italia, ma in Serbia e in Kosovo e’ l’argomento piu’ dibattuto del momento.

Si tratta della partenza della missione EULEX in Kosovo.

Lanciata dal Consiglio dell’Unione Europea a Febbraio di quest’anno, EULEX Kosovo e’ la piu’ grande operazione di politica estera mai messa in campo dalla UE. Quasi 2.000 internazionali (principalmente poliziotti) e piu’ di mille impiegati locali.

L’intenzione originale era di subentrare all’ONU in alcuni settori chiave (polizia, giustizia, dogane), in seguito all’approvazione concordata del piano Ahtisaari. Tramonata questa ipotesi, e con questa la possibilita’ di gungere a una soluzione concordata dello status del Kosovo, non e’ pero’ tramontata l’idea di lanciare EULEX.

La dichiarazione unilaterale di indipendenza insomma ha cambiato un po’ le carte in tavola: EULEX non piu’ una missione in un territorio amministrato dalla comunita’ internazionale, ma si trova a essere una missione mandata in uno stato auto-dichiaratosi indipendente tra le mille polemiche che sappiamo.

Bel casino. Troppo difficile far tutti contenti.

Belgrado e Russia si oppongono alla missione, perche’ ritengono sia un riconoscimento implicito dell’indipendenza del Kosovo. Pretendono che EULEX rientri all’interno della struttura ONU. Il consenso della Serbia, peraltro, e’ necessario perche’ altrimenti EULEX verrebbe boicottata da tutti i Serbi del Kosovo, soprattutto nel nord.

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EULEX accetta allora di rientrare sotto l’ombrellone delle Nazioni Unite, e allora l’opposizione si ammorbidisce. L’accordo tra ONU e Belgrado (siamo a Ottobre di quest’anno) e’ articolato intorno a sei punti.

Proprio quando il Consiglio di Sicurezza la scorsa settimana sta per riunirsi per dare la sua benedizione al piano (e quindi il via libera all’inizio di EULEX), salta fuori che adesso e’ Pristina a non essere d’accordo con il piano dei sei punti.

Non accettiamo imposizioni da Belgrado. EULEX viene qui perche’ la invitiamo noi, non perche’ lo dice l’ONU. Il piano in sei punti sancisce la separazione tra il nord (serbo) ed il resto del Kosovo, il che e’ inaccettabile, perche’ il Kosovo e’ uno. Al nord, senza una presenza internazionale, le (numerose) attivita’ criminali prolifererebbero ancora di piu’ di quanto gia’ non proliferino. E intanto venerdi scorso alle 5 del pomeriggio scoppia una bombetta di avvertimento vicino a un palazzo dell’Unione Europea.

Bel casino.

Non so come andra’ a finire, so solo che il movimento Vetevendosje ha convocato per oggi a mezzogiorno una mega-manifestazione contro i sei punti. Promette di essere la piu’ grande manifestazione da un bel po’ di tempo a questa parte, visto il numero di associazioni che ha aderito. Promettono, come sempre, una manifestazione non violenta ma si sa, quando metti tanta gente insieme, scaldare gli animi e’ un attimo.