La Serbia riconosce il Kosovo!

…mi dice il mio collega ieri mattina, tutto goduto.

Che notizione, per iniziare la settimana, penso.
Dove l’hai sentito, perche’ io non ho sentito nulla. Dice che l’hanno annunciato ieri alla televisione.

Non ti sembra un po’ stranino, gli chiedo, eppure lui dice che e’ sicuro – l’han detto proprio al telegiornale.

Mah. Vado subito a controllare il fidato b92, che pero’ in prima pagina parla di tutt’altro. A quel punto e’ gia’ chiaro che la notizia e’ una bufala.

Poi pero’ guardo meglio, e vedo che effettivamente tra le notizie secondarie un titolo con le parole “Serbia”, “riconoscere” e “Kosovo”, e-f-f-e-t-t-i-v-a-m-e-n-t-e,  c’e’.

Si tratta di una dichiarazione dell’ex premier serbo Kostunica, secondo cui “riconoscendo la missione EULEX, il governo riconoscera’ l’indipendenza del Kosovo.”

Il governo attuale, dice in sostanza il caro non-piu’-premier Kostunica, se continua a fare tutte ste concessioni all’Unione Europea, finiria’ per riconoscere pure il Kosovo.

In effetti la notizia e’ un po’ diversina da quella originale.

Il mio collega, come tanti altri, probabilmente soffre di una forma di selective listening. Non solo lui, dato che anche altri han captato la notizia allo stesso modo. Non escludo neppure che possano averla detta veramente, al telegiornale.

E poco importa se il cervello ti dice che e’ palesemente falsa, l’importante e’ sentire quello che vuoi sentire.

Aiutiamo il mio collega a mettersi il cuore in pace: diciamogli tutti in coro che dovranno ancora passare alcuni anni prima che la Serbia riconosca il Kosovo. Forse quando staranno entrambi per entrare nella UE, forse dopo che la Corte di Giustizia avra’ emanato la sua sentenza, forse quando ormai non glie ne freghera’ piu’ niente a nessuno.

Ma quanti anni esattamente, secondo voi? Dite la vostra! E quindi io dico – via! Lanciamo il primo sondaggio ufficiale di samopravo:

Foglia di fiko

Se non ho ancora scritto un post di attualita’ sul Caucaso, nonostante le vostre gentili richieste, e’ per due motivi principali.

Il numero uno e’ chiaramente il gatto: sappiamo tutti quanto sono carini i gatti. Simpatici, ti fanno divertire, quando sono piccoli ci giochi e ti fanno pure compagnia. Magari ne raccatti uno un paio di settimane fa sotto l’ufficio. Era cosi’ bellino che pensi di riuscire a sbolognarlo a qualcuno nel giro di un paio di giorni. Magari invece scopri che nessun collega lo vuole, e intanto pensi che lo puoi tenere. In fondo, e’ cosi’ carino e simpatico. Poi scopri che gli piace mordere la tua roba, e un giorno lo scopri mentre ti sgranocchia l’alimentatore del computer. Quando lo attacchi alla corrente, scopri anche che ti sei appena fritto il portatile, e con esso il post sulla crisi in Georgia che stavi scrivendo la settimana scorsa.

Il secondo problema invece e’ che di Caucaso (v. l’ottimo Osservatorio Caucaso) non ne so un gran che, e non mi piace avventurarmi su terreni ignoti, con il rischio di dire le solite banalita’.

Il copione comunque mi sembra piu’ o meno questo: c’e’ lo stato cattivone, amico della superpotenza #1, la minoranza che pero’ nel suo micro-territorio e’ una maggioranza, lo stato cattivone che viola i diritti della minoranza, c’e’ anche la superpotenza #2 che supporta attivamente la minoranza, magari perche’ sul territorio della minoranza ci vuol costruire una bella base militare. C’e’ poi un simpatico conflitto armato, morti, profughi, e la solita povera gente che ci rimette casa e parenti. Le truppe dello stato cattivone che si ritirano. Accade poi una dichiarazione di indipendenza del territorio-micro dallo stato cattivone, la superpotenza #2 che riconosce immediatamente l’indipendenza, e la superpotenza #1 che grida scandalizzata alla violazione del diritto internazionale.

Mi sembra la faccenda sia un po’ questa, e francamente e’ un gran bel deja-vu. Se nel fare il vostro casting mentale per la storiella di cui sopra pensavate a “Georgia” e “Ossezia” nel ruolo di “stato cattivone” e “minoranza”, perche’ non ci mettete invece “Serbia” e “Kosovo”?

Per i ruoli di super-prepotenze invece non si scappa: ci sono solo Russia e USA per quella parte. Hanno detto pero’ che sono disponibili a interscambiarsi senza problemi. Anche per quella faccenda della base militare.

A parte tutto, del Caucaso in Kosovo non e’che se ne parli molto. D’altra parte, poco importa agli amici kosovari se altri loro “colleghi” minoranze riescono a spuntarla in barba al diritto internazionale. Loro l’hanno spuntata.

Se ne parla di piu’ in Serbia, che dopo la faccenda dei 100 farfalla deve pelare un’altra gatta piuttosto pelosa: come la mettiamo con il fatto che la Russia ha riconosciuto l’Ossezia?

Certo, da una parte pensi che hai sempre avuto ragione, l’avevi detto che il Kosovo sarebbe stato un precedente pericoloso e destabilizzante, che avrebbe scatenato casini, che non bisognava riconoscerlo, che il diritto internazionale andava rispettato ad ogni costo. Non ti hanno voluto ascoltare, e adesso si becchino l’Ossezia. Visto? Tie’.

Dall’altra, cheffai pero’ quando il tuo alleato piu’ prezioso, l’unico padrino che hai, stavolta fa lui la parte del bullo? Quando si comporta nello stesso identico modo che tu tanto criticavi? Da che parte stai? Con l’integrita’ territoriale o con la Russia? Bel dilemma. Bel casino, come al solito.

Aggiungo solo questo: povero diritto internazionale. Ridotto a misera foglia di fico che le super-prepotenze di turno si strappano di mano, per coprire l’ultima loro ipocrisia.

La Russia che ieri al Consiglio di Sicurezza dava lezioni di integrita’ territoriale a tutti, e’ quella che, cambiato il vento, riconosce i separatisti filorussi.

Gli USA e l’Europa che oggi fanno i tanto secchioni, sono quelli che sei mesi fa facevano a gara per riconoscere Pristina e la sua repubblichetta.

Che pena.

Resta il fatto che, come avvertivo in tempi non sospetti, questo rimettere in discussione il principio di integrita’ territoriale e’ pericolosamente destabilizzante. Prepariamoci allora a sentire presto parlare dello Stato libero della Striscia di Caprivi/Itenge, della Repubblica dell’Ogadenia, del Tulu Nad, della Repubblica popolare di Nagaland, dello Zozam, del Chinland, del Kachinland, del Kukiland, del Barotseland, del Bodoland, e dell’Emirato Islamico del Waziristan.

Tutto previo relativo conflitto armato, s’intende.

Un po' di pazienza…

Ogni tanto vado in vacanza pure io…

Comunque torneremo presto online, non preoccupatevi.

Intanto, mi giungono notizie che il nuovo capo della missione ONU in Kosovo, l’italiano Zannier, come si diceva, ha avuto finalmente il via libera da new york per ristrutturare la missione. Un significativo ridimensionamento, che dovrebbe completarsi, burocrazie permettendo, a ottobre prossimo.

E intanto mi giungono anche voci che – in Serbia – il democratico Tadic avrebbe trovato l’intesa per formare il nuovo governo. “Italianamente” indeciso tra democratici e radicali, il partito socialista (il vecchio partito di Milosevic, NdR) ha finalmente deciso di dare l’appoggio al partito di Tadic. Quando annunceranno la composizione del nuovo governo, vedremo quanto caro Tadic ha dovuto pagare il loro voto…

Er Gattopardo

Com’era la citazione? Cambiare tutto per non cambiare niente?

Ecco.

Qui si dichiarano indipendenze, entrano in vigore costituzioni, arrivano nuove missioni, consigli di sicurezza discutono nuove risoluzioni… ma – in fondo in fondo – si sta lavorando per cambiare davvero qualcosa?

Prendiamo la comunita’ internazionale (comunita’ internazionale che fra parentesi l’anno prossimo festeggera’ i suoi primi dieci (!) anni in questo Abruzzo dei Balcani).

Giovedi scorso, il segretario delle Nazioni Unite, Ki-moon Ban (si, Ban e’ il cognome) ha scritto due tenere letterine ai presidenti di Serbia e Kosovo, spiegando un po’ che cosa diavolo ha in mente per il destino della missione ONU. La cosiddetta “riconfigurescion”.

L’ONU, notare bene, e’ rigorosamente neutrale sulla questione dello status del Kosovo, il che complica non poco le cose (ma magari ne parleremo in separata sede).

Insomma, come previsto, Ban dice che l’ONU smobilitera’ in gran parte, ma rimarra’. E la missione EULEX? E l’ufficio dell’alto rappresentante dell’UE?

Tutti sotto l’ombrellone. La storica risoluzione 1244, di cui le Nazioni Unite sono in qualche modo il garante, sembra essere l’unico compromesso possibile in questo momento cosi’ pasticciato. Accettata dalla Russia, dalla Serbia, dagli USA, e anche dal Kosovo, la 1244 e’ buona per tutte le stagioni. Dal conflitto del 1999 all’indipendenza del 2008. Non e’ cambiato niente.

Comunque, “nuova” (o meglio, “riconfigurata”) missione ONU, e quindi nuovo capo della missione ONU. Via il tetesco Ruecker, arriva con ogni probabilita’ l’italiano Lamberto Zannier. Eccolo qua:

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Complimenti peraltro al nostro ministero degli esteri per la voglia di sponsorizzare un italiano in quella posizione, proprio adesso. Io vedo solo gran gatti da pelare, pochi onori, e il forte rischio di bruciarsi.

Comunque. Tanti cambiamenti, ma cambia davvero qualcosa?

Mi riferisco ai tagli di energia (nel villaggio della mia prof. di serbo sono da tre giorni senza luce), ai tagli di acqua (sono appena andato dal barbiere e avrei una gran voglia di fare una doccia per lavarmi via tutti quei pezzetti di capelli di dosso, ma invece niente), ai traffici illegali, alla disoccupazione dilagante, alla corruzione imperversante, ai salari penosi, ai politici mafiosi, alla legge che scarseggia, alla monnezza che impazza, alla vitaccia che ti fai, se sei un serbo in un’enclave.

Ka-boom!

Sara’ che invecchiando si parla sempre di piu’ di che tempo fa.

Ma non credo che sia questo il mio caso.

Comunque, ieri sera (2 giugno) c’era la festa della Repubblica all’ambasciata italiana, e la pioggia l’ha fatta da padrona.

Devo dire che ce ne sono in Kosovo, di “connazionali”. Senza contare i 5? 6? mila soldati dell’esercito che stanno a Peja, i 300 carabinieri che stanno a Pristina, i poliziotti, finanzieri…. Ma anche solo di civili, siamo un casino. Cooperanti di ONG, funzionari di organizzazioni, stagisti, imprenditori.

Ieri sera c’eravamo tutti. Rigorosamente ripartiti per abbigliamento: in sandali e maglietta i cooperanti, uniformi e onorificenze i militari, in giacca e cravatta i funzionari.

In attesa che arrivi il vero ambasciatore, un certo Giffoni, a fare gli onori di casa c’era il caro vecchio capo dell’ufficio, che e’ qui ormai da tre anni, e un po’ per caso si e’ trovato a dirigere l’ufficio italiano in un momento cosi’ delicato.

Confesso che ci sono rimasto un po’ li’ quando si e’ profuso in saluti e congratulazioni agli invitati kosovari, complimenti per l’indipendenza, l’Italia vi sara’ sempre vicina, il futuro e’ vostro, ecc. ecc.

Abituato di solito a sentire toni ben piu’ cauti e moderati, quando si parla di indipendenza del Kosovo, li’ per li’ mi sono stupito. Poi mi sono ricordato che l’Italia – ohggia’ – ha riconosciuto il Kosovo. Un piccolo particolare, che in campo diplomatico fa una leggerissima differenza.

E durante il discorso guardavo Ramush che li’, vicino a me, stringeva un bicchiere di vino nella zampa, e ci godeva, ci godeva come un pazzo.

Comunque – sara’ stata una punizione per il discorso troppo filo-kosovaro del nostro capufficio – dopo poco si e’ scatenato il finimondo: pioggia torrenziale, vento, crollano i tendoni di plastica, e poco ci manca che si scateni il panico.

E poi tuoni e fulmini in abbondanza, un po’ come di nuovo stasera:

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Ebbene si’, in realta’ era tutta una scusa per farvi vedere le foto che ho appena fatto dalla mia finestra, per cui – e’ vero – ho rischiato la folgorazione, e di cui pero’ ora vado molto fiero.

Ah si, c’e’ anche il discorso in sospeso sull’ombrellone – non preoccupatevi, non me ne sono dimenticato.

Aquile a stelle e strisce

A chiunque osservi un balcone, un’auto, la vetrina di un negozio, o il tetto di una casa in costruzione, non sfuggira’ certo un particolare: e’ pieno di bandiere albanesi. Quelle rosse con l’aquila nera al centro.

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Ai piu’ attenti non sfuggira’ neanche il fatto che invece della nuova bandiera kosovara, quella blu con le stelline, ce ne siano in circolazione ben pochi esemplari. Dicono infatti che a nessuno piace.

Solo i piu’ distratti possono invece farsi sfuggire che la bandiera di gran lunga piu’ sventolata, dopo quella aquilata, e’ senza dubbio quella americana.

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Che i Kosovari siano amiconi degli americani lo si e’ capito da un pezzo: fin dal giugno del ’99, quando le truppe NATO entrarono in Kosovo, Bill Clinton e’ l’idolo assoluto: lo trovi sui calendari, sui poster, o piu’ semplicemente suila facciata del palazzo nel vialone a lui intitolato nel centro di Pristina: Bill Clinton Boulevard.

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Cosa c’e’ dietro all’amore degli albanesi kosovari per gli americani e’ quindi abbastanza chiaro.

Meno chiaro e’ invece cosa ci sia dietro all’apparente amore degli americani per i kosovari. Premesso che non penso ci sia affatto amore, ma solo grandi interessi geopolitici, proponevo qualche tempo fa una possibile spiegazione.

Sta di fatto che c’e’ questa specie di amore reciproco, ben raffigurato in orrendi manifesti come questo:

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Insomma, come ha detto il primo ministro Thaci a un giornale locale, “i rapporti con Washington sono specifici, speciali e fantastici”. 15.gif

In cosa si concretizza questa – diciamo – simpatia reciproca?

Nel fatto che gli USA, insieme all’Europa, sono ancora ben presenti sulla scena politica del Kosovo. Dietro le quinte, si intende.

La Costituzione della Repubblica del Kosovo, che dovrebbe entrare in vigore il prossimo 15 luglio, ad esempio e’ stata scritta a sei mani dai Kosovari, europei e americani.

Il processo di valutazione, selezione e nomina dei nuovi giudici kosovari? Un progetto da 6 milioni di euro voluto e finanziato da UE e USA.

Il giorno in cui dichiarare l’indipendenza, l’ha scelto Thaci? Si, ma solo dopo il via libera dei soliti ignoti.

La bandiera? Quella che non piace a nessuno? Pure quella, un contentino agli internazionali, che ci tenevano tanto alle sei stelline che rappresentano le sei (?) comunita’ del Kosovo.

Il discorso che Thaci ha letto il giorno dell’indipendenza? Pure quello, pare glie l’abbiano scritto quelli dell’ambasciata USA.

E le armi, al futuro esercito del Kosovo, indovinate un po’ chi glie le da’?

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Impagabile la reazione della Russia alla notizia (gia’ un po’ vecchia, a dire la verita’): “Washington dice che le armi servono a sconfiggere il terrorismo. Ma allo stesso tempo, sono proprio degli ex terroristi che sono al governo in Kosovo in questo moomento. Come puoi lottare contro il terrorismo rifornendo di armi degli ex terroristi?”

Europa Europa

Non so se vi ricordate di quel programma leccatissimo che andava in onda sulla Rai negli anni ’80, in cui c’era Frizzi che ti telefonava a casa all’improvviso, e se tu rispondevi “Europa Europa”, vincevi. Dovevi dire solo quello, nient’altro.

La maggior parte della gente a casa giustamente non lo guardava, il programma, e quindi rispondeva “Chi sei? Frizzi? E perche’ mi rompi le palle a quest’ora?”.

Poi c’erano i pochi che vedevano il programma e rispondevano Europa Europa. Ma poi c’erano anche i miei preferiti: quelli che vedevano il programma, ma al momento buono rispondevano “Pronto? Europa Europa!”, da veri deficienti.

Devo confessarvi che non so perche’ tra tante metafore intelligenti che uno poteva elaborare per descrivere le elezioni in Serbia di domenica, mi sia proprio venuto in mente invece il programma di Frizzi. Sara’ che ho nostalgia della mia infanzia, non so.

Pero’ e’ davvero cosi’, ci ho pensato. Lo so, e’ terribile. Quando la settimana scorsa riflettevo sulle elezioni che ci sarebbero state domenica in Serbia, lo ammetto: ho pensato al telefono di Frizzi che suonava. E mi sono anche domandato se i serbi avrebbero risposto “Europa Europa” oppure no.

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Al di la’ delle mie fantasie, direi che il messaggio che e’ uscito dagli 8.682 seggi (per fortuna non tutti allestiti in un negozio di articoli per pompieri, come quello qui sopra) e’ abbastanza chiaro.

Ora non sto ad annoiarvi con una serie di numeri poco interessanti, che potete leggervi se volete su B92. Quel che conta e’ che la coalizione pro-europea di Tadic, con il suo motto “Dite si’ all’Europa” e’ la nuova forza di maggioranza relativa nel parlamento serbo.

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38,7%. Ben al di sopra del 29,1% del partito nazional-populista di Seselj e Nikolic.

Tadic purtroppo non ha pero’ un maggioranza assoluta in parlamento (ha solo il 38,7%), e per cui, per arrivare al 50, ha bisogno di allearsi con qualcuno.

Scartata per ovvi motivi l’alleanza con Kostunica, dal quale ha appena divorziato, Tadic ha davanti giorni di trattative piuttosto difficilotte.

L’Unione Europea, intanto, accoglie con entusiasmo i risultati delle elezioni, e per voce del Commissario per l’allargamento Olli Rehn fa sapere di essere pronta ad accelerare il cammino della Serbia verso l’Europa. Ad esempio, dandole lo status di paese candidato.

Chiaramente, come sempre, e’ facile dire: “Tanto non e’ cambiato niente”, come qualcuno di voi ha gia’ messo nei commenti.

In effetti, le elezioni son state domenica, oggi e’ martedi. Non e’ che in due giorni possa succedere chissa’ cosa. No?

Io invece vedo, per una volta, dei bei segnali di cambiamento. La UE, ad esempio. Checche’ se ne dica, nelle ultime due settimane si sono fatti piu’ passi avanti che negli ultimi due anni, probabilmente. E si iniziano ad intravvedere concrete prospettive di adesione, riforme del regime dei visti, ecc. ecc.

La Fiat, per fare un altro esempio. Si, proprio la Fiat, che ha da poco firmato un accordo per investire 700 milioni di euro nella Zastava, ed aprire a Kragujevac (nel centro della Serbia) un grosso stabilimento in grado di produrre non meno di 300 mila macchine all’anno. E gia’ si parla anche di Volkswagen, e di altri possibili investitori stranieri, che Tadic vorrebbe attrarre in Serbia.

Chi vuole continuare ad auto-mazzuolarsi a suon di vittimismo, per carita’, faccia pure. Si vede che si trova piu’ d’accordo con i vari Nikolic e Seselj, che pensano che la priorita’ per la Serbia sia di riprendersi il Kosovo, il Montenegro e magari anche le Krajine.

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Ah, tra parentesi, se vi siete dimenticati il glorioso “Europa Europa”, ci pensa Paninaro79 a rinfrescarvi la memoria, sullo splendido forum di Spot-80.it

"Borise! Borise!"

Era proprio mentre passavamo per Prokuplje, nel sud della Serbia, un paio d’ore fa, sulla via del ritorno da Belgrado.

La radio aveva appena annunciato i primi risultati delle elezioni parlamentari di oggi.

Incontriamo una fila di macchine strombazzanti, con tanto di ombrelli gialli fuori dai finestrini.

Sono quelli del Partito Democratico, e alcuni ragazzi, mezzi fuori dai finestrini, urlano “Borise! Borise!”

Borise e’ il vocativo di Boris, e Boris e’ il nome di battesimo di Tadic, l’attuale presidente della Serbia, nonche’ presidente del Partito democratico.

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La coalizione di Tadic (che vediamo qui sopra in versione-ingegnere in un manifesto elettorale), si attesta per ora al 39%, un bel balzo avanti rspetto alle elezioni parlamentari del 2007, ben oltre le previsioni dei sondaggi fino a ieri, e ben oltre il Partito Radicale di Nikolic e Seselj, fermi al 28,5%.

Sembra insomma avere un buon vantaggio. E anche a Belgrado la gente festeggia.

Domani vedremo i risultati definitivi e cercheremo di capire con chi Borise potra’ fare il governo.

Per adesso, vado a dormire chiedendomi quanto abbia influito, su questo risultato, la firma dell’accordo con l’Unione europea…

Indovina chi viene a cena?

Quelle che sono state definite le elezioni “piu’ importanti del dopo-Milosevic” si avvicinano rapidamente.

Saranno domenica.

Per preparasi all’appuntamento, chi parla inglese puo’ darsi – se vuole – un’occhiata ai profili dei tre candidati principali.

Lo scenario piu’ probabile sembra quello di nessuno che vince davvero. Con il caro, vecchio Kostunica che ancora una volta fara’ l’ago della bilancia. Solo che stavolta si alleera’ non piu’ con i democratici di Tadic, ma con i radicali di Seselj (temporaneamente impegnato allAja) e Tomislav Nikolic. Una vecchia conoscenza di questo blog.

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Nikolic, per darvi un’idea del personaggino, ha recentemente rilasciato alcune curiose dichiarazioni.

Del tipo: “Si, e’ vero, sono sempre stato molto critico nei confronti di Milosevic. E’ stato comunista, poi socialista, ma mai nazionalista.

“Poi ha fatto alcune scelte che io non avrei fatto.” Ad esempio, dice Tommasino Nikolic, “ha stoppato le azioni militari serbe troppo presto, cosi’ avvantaggiando i nostri nemici.

“Io” – aggunge – “sarei andato fino in fondo.”

Tommasello precisa anche che “Milosevic ha sbagliato a firmare l’accordo di pace con la NATO nel 99, cosi’ di fatto preparando la strada per l’indipendenza del Kosovo”.

Tutti temi – si capisce – di cruciale importanza per il futuro della gente, che chiede lavoro, passaporti e salari piu’ decenti.

“Se vinco io” – conclude Tommy – “non faro’ finta di dire che Karadzic e Mladic li sto cercando. Diro’ chiaramente che non li consegnero’ mai”.

Non dimentichiamoci che uno degli slogan del suo partito e’: “Basta con la tirannia dell’Aja!”

Se non altro, Tom e i suoi non si vergognano a parlare chiaro.

Bullet in your head

Non faccio a tempo a digerire la micidiale tornata elettorale in Italia, e i 250 euro di biglietto spesi per schiaffare le mie inutili 2 schede nell’urna (a proposito, quand’e’ che avremo dei contenitori normali e ri-utilizzabili, come negli altri paesi, invece di sti metri cubi di cartone??) che gia’ si riparla di elezioni.

Non piu’ in Italia, per fortuna, ma stavolta in Serbia, dove – come probabilmente vi ricorderete – domenica si elegge il nuovo parlamento.

Tanto per cambiare, il Kosovo e’ al centro della faccenda. Per almeno tre motivi.

Il primo: si va al voto anticipato perche’ – in sostanza – il governo uscente e’ caduto sul Kosovo. Il partito di Kostunica e quello di Tadic, che non sono mai andati piu’ di tanto d’accordo, sull’affaire Kosovo proprio non riuscivano a parlarsi. Soprattutto dopo l’indipendenza del 17 febbraio.

Veniamo poi rapidamente al motivo n. 2, che e’ piuttosto una domanda: vota anche il Kosovo?

Voglio dire: si fanno anche in Kosovo, le elezioni per il parlamento serbo, si o no? E per le amministrative locali? La Serbia puo’ organizzare le elezioni del sindaco dei comuni a maggioranza serba?

Le risposte dipendono come al solito da che parte uno si mette. Se uno la vede da Belgrado, dice “il Kosovo e’ Serbia” => le elezioni si fan pure li’.

Se uno la vede dall’altra dice: le elezioni ufficiali sono quelle indette dall’ONU, e solo quelle.

Che votino o no, la questione centrale e’ stavolta un’altra – e veniamo al motivo n. 3: “Kosovo o Europa?”

Questo sara’ – in estremissima sintesi – quello tra cui gli elettori serbi dovranno decidere domenica.

Le forze nazionaliste di Kostunica & Radicali (slogan: “PODRZI SRBJIU: Sostieni la Serbia”) contro quelle pro-europee del presidente Tadic (slogan: “KAZI DA EVROPI: di’ di si all’Europa”).

Tadic, il suo si all’Europa l’ha gia’ detto, firmando la scorsa settimana il tanto sospirato accordo SAA. Il problema e’ che l’accordo – secondo i suoi avversari – non dice solo si all’Europa, ma dice anche un bel NO al Kosovo. Riconoscerebbe infatti implicitamente (non si sa bene in che modo) che il Kosovo non e piu’ in Serbia. Mah. il canuto si e’ quindi pure beccato minacce di morte dai nazionalisti serbi: una pallottola in testa. Ha tradito il paese.

Il canuto sosia di Belpietro, insomma, si trova in una posizione difficilotta. Lui, il futuro della Serbia lo vede giustamente trainato dal carro dell’Europa, piuttosto che appesantito dalla zavorra del Kosovo.

Ma allo stesso tempo non puo’ permettersi di abbandonare la questione-Kosovo, pena una probabile mazzuolata alle urne.

E cosi’ il pellegrino-Tadic la scorsa settimana se ne e’ venuto fin quaggiu’ a celebrare la pasqua ortodossa. Ha scelto il monastero di Decani, forse il piu’ bello del Kosovo.

Io non c’ero, purtroppo, perche’ ero in un altro splendido monastero, quello di Gracanica:

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…in cui c’e’ stata prima una processione con candele guidata da monaci e popi barbuti, con tanto di stendardi…

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… e poi seguita da noiosissime litanie a base di incenso cantate da un manipolo di povere monache…

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Comunque, la visita in Kosovo non e’ bastata al povero Tadic per rifarsi una verginita’ patriottica.

A parte che con lui c’era pure il ministro ultranazionalista Samardzic. Ma la sua visita a tratti si e’ persino trasformata in tragicommedia: il cosiddetto primo ministro kosovaro Thaci, per niente dispiaciuto del suo arrivo, gli ha anzi pure dato a modo suo il benvenuto. Come primo capo di Stato straniero a visitare il Kosovo.