Il Bombarolo (continua)

Comunque, io a vedere Bill ci sono andato.

Non potevo perdermelo per neinte al mondo.

Era un po’ come ce lo si poteva aspettare: Bill e’ stato annunciato come un eroe (“Kosova honors a hero”, dicevano i manifesti) ed e’ stato ricevuto come tale.

I suoi faccioni, in eta’ variabili tra i 30 e i 60, erano dappertutto.

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Cosi’ come le bandiere a stelle e strisce.

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In centro citta’, (nel Bill Clinton boulevard – e dove altro, se no?) c’era la folla delle grandissime occasioni. Suppergiu’ diecimila persone, a mio personalissimo occhio.

Stipate un po’ dovunque ci fosse una superficie orizzontale calpestabile.

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Ho visto dei vecchietti passare attraverso la vetrata rotta di una scala condominiale per accedere a questo balcone.

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Nonostante le insistenze dei vecchietti, io alla fine non ci sono salito, sul balcone. No grazie. Mi vedevo gia’ a crollare giu’ tipo stadio Heysel.

Ma immagino che ne valesse la pena e che ci fosse una visuale superlativa sul palco. Con sopra Bill, Thaci, Sejdiu, danze tradizionali, nani e ballerine.

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Come da previsioni, la venuta dello zio Bill e’ stata un’ ottima propaganda elettorale per Thaci e il suo partito. Si sono confermati prima forza politica del Paese, davanti non solo ai rivali storici (fin dai tempi dell’UCK) di Ramush e compagnia, ma anche ai moderati dell’ex presidente Rugova.

Eccolo qua il serpentone Thaci:

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Eccolo li’, lui che si vanta di essere l’autore dell’indipendenza del Kosovo, che applaude tutto tronfio il suo ospite. Ben sapendo di non essere lui, ma chi gli sta vicino sul palco, il vero, glorioso, unico, canuto padre della patria.

Tutto un magna magna

Non so chi sia il creativo dietro agli slogan di Vetevendosje, ma di sicuro e’ uno sveglio.

Domenica (dopodomani) si vota per le elezioni amministrative.

Come al solito, i Vetevendosjani lanciano appelli al boicottaggio.

Stavolta se ne sono usciti con la coniugazione del verbo “Votare”

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Io Voto

Tu Voti

Egli Vota

Noi Votiamo

Voi Votate

Loro se ne approfittano

Il Bombarolo

La notizia e’ come l’ospite, e come il pesce: dopo tre giorni puzza. Peccato che grazie al signor IPKO sono stato senza internet una settimana e non sono riuscito a pubblicare prima questo post che ho scritto domenica. Pazienza.

Era solo questione di tempo: prima o poi la “sua” Pristina la doveva per forza visitare.

Bill Clinton nel Bill Clinton Boulevard. Come Togliatti a Togliattigrad. Un sogno.

L’occasione della visita era in realta’ molto banale (e non so fino a che punto “occasionale” o “occasionata” da Thaci e i suoi, in vista delle elezioni amministrative del prossimo 15 Novembre): l’inaugurazione di una statua dedicata proprio a lui, il papa’ della patria.

Non bastava la foto di Bill Clinton: ci voleva pure la statua di Bill Clinton. La foto in alto, la statua in basso. Il tutto nel Bill Clinton boulevard.

“Overkill”, come direbbero gli americani.

La statua in se’ e’ stata assai contestata. Rende poca giustizia al personaggio.

Fattezze un po’ grossolane, manona gigante a salutare la folla (e presto ad ospitare un bel nido di cornacchie, ci scommettiamo?), faccia un po’ da ebete, e posa asai poco plastica.

Poi l’hanno messa proprio sotto i palazzoni del Bill Clinton boulevard…

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… che la fanno sembrare minuscola.

Poi c’e’ la faccenda del librone in mano.

Nessuno mi sapeva dire che diavolo fosse sto libro. La Bibba, da bravo anglicano? A Pristina? Non credo. Il Corano, per emulare Obama? Hmm, poco credibile. Una raccolta di fumetti Marvel? Poco adatto al personaggio. Un pornazzo? Adatto al personaggio, ma chi glie lo andava a dire?

Quando poi scopro di che si tratta veramente, ci resto secco.

Sapete che e’? Un fascicolo con su scritta la data dell’inizio dei bombardamenti nel ’99.

Prima penso di aver capito male, poi penso che no, che e’ giusto cosi’.

Per quale altra ragione Bill se no verrebbe accolto con tanto affetto? Perche’ altrimenti sarebbe l’idolo locale? Perche’ ne fanno calendari, manifesti e santini? Perche’ gli intitolano strade, foto, statue?

E’ chiaro. Per la stessa ragione per cui c’e’ la pizzeria Aviano, le magliette con scritto “NATO just do it” o la scuola guida “Wesley Clark”.

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Una bella statua a Clinton che bombarda i Serbi cattivi.

W il Kosovo multietnico.

Waterloo

Anche se alla mia amica Irena hanno insegnato che nel 1389 a Kosovo Polje i Serbi hanno vinto, la verita’ sulla storica battaglia in realta’ e’ piuttosto nebulosa.

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Con buona pace dei prof. di storia di Irena, sembra pero’ alquanto certo che i Serbi la battaglia NON la vinsero. Poi ci sono varie versioni – si va da quella del pareggio a quella dell’umiliazione totale. Wikipedia dice – e io ci credo – che entrambi gli eserciti furono praticamente distrutti. La differenza fu che gli Ottomani avevano migliaia di truppe pronte a rimpiazzare i caduti, i Serbi no.

Quello che mi interessa pero’ e’ capire per quale diavolo di motivo il 1389 sia diventato la data storica, fondante dell’identita’ serba. A me, per lo meno, non e’ chiaro, se per voi lo e’ battete un colpo.

Butto li’ quattro considerazioni quattro.

Uno: da un punto di vista militare in quegli anni di battaglie ce ne sono state di piu’ rilevanti (come ad es la battaglia di Maritza del 1371 in Bulgaria).

Due: da quando in qua si celebra una sconfitta? E’ come se in Italia ogni 24 Ottobre festeggiassimo la battaglia di Caporetto. (fra parentesi, ve lo ricordate quel manager di Telecom che incitava i dipendenti a fare come Napoleone a Waterloo? Riguardatevelo: un sempreverde).

Tornando in tema, tre: i Serbi pare avessero vinto parecchie altre volte contro i Turchi, ad esempio a Dubravnica nel 1381 e Plocnik nel 1386. Perche’ non ricordare le vittorie?

Quattro: Kosovo Polje non e’ neanche stata la capitolazione definitiva della Serbia: ci furono altre battaglie, i Serbi ne vinsero pure qualcuna, come ad es. Despotovac nel 1404. Maometto II non prendera’ Belgrado fino al 1456.

Tutto cio’ per dire che sarebbe interessante capire da quando si celebra il mito di Kosovo Polje. Insomma: si celebra da sempre, o solo da quando il Kosovo e’ un problema?

Paolo Rumiz, nel suo bellissimo e ahime’ semi-introvabile Maschere per un massacro, ricordava di come fu proprio Milosevic a rinvigorire il mito della battaglia, portando in processione a spasso per la Serbia le spoglie del principe Lazar, morto – appunto – nella battaglia di Kosovo Polje.

Comunque, l’unica e comunque ultima certezza che posso dispensarvi sul tema e’ che nella battaglia ci rimisero le penne i condottieri di entrambi gli eserciti: il principe Serbo Lazar (come ormai sappiamo) da una parte, e nientepopodimenoche’ il sultano ottomano regnante Murat I dall’altra.

Murat han fatto che lasciarlo li’. Sepolto che era ancora caldo nella piana del Campo dei Merli, non lontano da dove sorge oggi la torre di Gazimestan.

E Murat, se vi interessa (a me interessava, e sono andato a cercarlo) e’ ancora li’.

Cioe’, per l’esattezza c’e’ meta’  Murat.

No, non e’ stato segato da qualche spadone a due mani – la questione e’ un’altra.

Il corpo, di Murat, e’ a Istanbul credo, o comunque in Turchia. A Kosovo Polje, in una magnifica tomba monumentale, ci sono le interiora.

So che non e’ il massimo della finesse, ma si sa, i Turchi non avevano bisogno di lezioni di truculenza da nessuno.

La suddivisione del vecchio Murat me la spiegava, con un certo gusto per i dettagli, la custode della tomba, una simpatca signora di mezza eta’.

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La signora, Serba di Novi Pazar, in realta’ e’ la moglie del guardiano vero e proprio (lui quel giorno li’ non c’era).

Lui, il marito, non e’ un custode qualunque. E’ turco. Ed e’ l’ultimo discendente di una famiglia di turchi Uzbeki migrati in Kosovo intorno all’anno 1500. Da allora, la famiglia fa la guardia alla tomba del sultano Murat.

Cinquecento anni di impero ottomano, tutti raccolti in una vecchia signora con un golf rosso.

Snijeg

Il grosso dei film in concorso erano film balcanici. Ce n’erano un po’ per tutti i gusti e da tutti i paesi. Tranne la Serbia, ca va sans dire.

Alla fine la Dea d’Oro l’ha vinta Snijeg (“neve”): sono d’accordo e sono contento.

Snijeg e’ una storia di un piccolo villaggio abitato da sole donne, raccontata da una giovane regista bosniaca. Un po’ triste come storia, si capisce. Ma il film ha il pregio di non essere ne’ ‘pretenzioso ne’ retorico ne; inutilmente piagnucoloso. L’avevo gia’ visto a Belgrado, anche la’ era stato accolto bene. A me e’ molto piaciuto, ve lo consiglio.

Nella mia personale hit parade al numero due si piazza Jas sum od Titov Veles (Vengo da Titov Veles). Una storia anche qui per niente banale e un po’ sognante ambientata – appunto – a Titov Veles, in Macedonia. La protagonista ricorda vagamente Amelie, come tipo, per cui se avete odiato il magico mondo della suddetta forse e’ prudente starne alla larga.

Dopo oro e argento la mia personale classifica passa direttamente alle medaglie di legno.

Zivi i Mrtvi (I vivi e i morti), dalla Croazia, mette in scena un parallelo tra seconda guerra mondiale e guerra degli anni 90. Personaggi interessanti, e il messaggio sulla ciclica futilita’ dealla guerra passa. Ma perche’ tutte quelle riprese al rallentatore, e quelle musiche altisonanti? Pretenzioso.

Gledaj me (Guardami), montenegrino, ha il merito di provare a parlare di altre cose che non siano la guerra o le sue conseguenze. Ma effetti ed effettini, grandangoli, bianchi e nero e riprese dal basso dopo un po’ fan venire il mal di mare. E non tutti sono bravi come Gus van Sant a raccontare le storie in modo non lineare. Molto pretenzioso.

Il peggiore dei balcanici poi e’ stato il film greco (si, la Grecia e’ Balcani). Come si chiamava? Ah gia’, Correction. Ammazza che zozzeria. Una mezz’ora buona me la sono dormita, i film iper-reality alla fratelli Dardenne mi han sempre fatto questo effetto. Ma quello che ho visto mi e’ bastato. Per me l’han proiettato solo perche’ a tratti parlava di un tifoso albanese ammazzato di botte da degli ultra’ greci. Fossi in voi eviterei.

In concorso c’era anche poi il peggiore di tutti: Opium War. Regia di un afgano (che povero cristo non gli han dato il visto per venire in Kosovo in tempo, ma che ha pure vinto la Dea per la miglior regia). Produzione afgano-francese-sudcoreana-giapponese. Il francese voleva produrre una commedia, il giapponese una tragedia, il coreano una fiction e l’afgano un documentario. Polpettone eclettico.

Posso dirlo? Il film migliore che hanno dato e’ questo:

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Una storia sul filo (e’ il caso di dirlo) tra un documentario e un sogno. Divertente, avvincente, poetico.

Giustamente fuori concorso, per manifesta superiorita’.

Al cine vacci tu!

“Cheppalle, hai notato? Quando si dice Kosovo, di solito nella stessa frase c’e’ anche “guerra” o “mafia” o “Serbia” o una combinazione delle tre.”

“Hai ragione, basta!”

“Non sarebbe ora di associarlo a qualcosa di meno deprimente?”

“Non aggiungere altro, ci stavo pensano pure io. Ma a cosa?”

“Qualcosa di culturale, ad esempio. La cultura fa figo, non impegna e soprattutto non costa una mazza.”

“E cos’avresti in mente?”

“Un premio letterario. Il Kosovo Novel Prize. Con il cachet di 50 Cent ci portiamo Sepulveda, Paolo Coelho, Stephen King e un pronipote di Proust a Pristina per una settimana. Diamo i libri a qualche studente di lettere che se li legga e non ce ne andiamo a far baldoria con un paio di mignott… – oops! – escort ciascuno. Che te ne pare”

“Si ma la giuria? Lo sai che qui nessuno legge libri! Che trovi di tradotto in Albanese? Harry Potter, il Corano, qualche libro di ricette e i manuali per hacker. E poi in tutta Pristina ci saranno due librerie, che figura ci facciamo con gli scrittori?”

“Ok, niente premio leterario, tanto in effetti e’ palloso. Ci vuola qualcosa di piu’ cool, un premio fotografico:: the Kosophoto Black and White Awards.

“Ma dai, ma se le foto del Kosovo gli escono dalle orecchie a tutti. Quante foto in bianco e nero hai gia’ visto con corvacci che volano e la moschea sullo sfondo? E poi il vecchio con il plis bianco in testa che piange sulla tomba, la famiglia serba in casa con il poster di Seselj appeso al muro, la ragazza rom col bimbo in braccio davanti alla baracca, mi sembra gia’ di vederlo, ‘sto tuo Kosophoto. E poi scusa, li hai visti quanti fotogiornalisti ci sono in giro? Alla festa dell’indipenzdenza sembrava la caccia alla volpe, appena un bambino tirava su la sua bandierina c’erano dieci zoom che gli sparavano in faccia…”

“Al diavolo il premio fotografico! Certo che non sei propositivo tu, eh? Che si puo” fare…. Ok ci sono, senti questa: un festival di cinema. Che te ne pare?”

“Ma se e’ l’unica cosa che gia’ c’abbiamo in Kosovo! Ed e’ pure fatta bene! Il Dokufest di Prizren, tutti gli anni, la seconda di Agosto, ma non ti ricordi?”

“Si ho capito, ma il Dokufest chi se lo caga, scusa eh? L’hai mai visto Spielberg al Dokufest? Roman Polanski l’hanno forse arrestato al Dokufest? Hai mai sentito il vocione del trailer che dice “il premio Dokufest Robert de Niro”? Ma che film danno poi, a sto Dokufest? Documentari bulgari su centrali elettriche? Corti kosovari sul processo ad haradinaj? Sai che allegria, ma chi se la pappa sta sbobba? La gente si vuole divertire. Guarda che tivu’ fanno in italia, loro si che han capito. La gente arriva a casa e pigia il telecomando per dimenticare la sua vita. Qualsiasi cosa, pur di non pensare. Altro che centrali elettriche bulgare. E poi: che premio danno al Dokufest?”

“…”

“Vedi che non lo sai nemmeno te? La palma, il leone, l’orso, questa e’ roba che tira, roba che la gente si ricorda. Ci schiaffiamo una statuetta uguale all’Oscar, ma ci mettiaamo la faccia di pizza della statuetta Illira, cosi’ ribadiamo anche che qui c’erano prima gli illiri degli Slavi.”

“Ma noi allora perche’ ci chiamiamo Albanesi, se siamo Illiri?”

“Lascia stare gli Illiri adesso, era solo per parlare della statuetta. La Golden Goddess, ecco come la chiameremo. E comunque, Illiri o non Illiri, il festival va fatto a Pristina. La BBC parla di Pristina, chi l’ha mai sentita Prizren, chi la conosce, dai? “In quale paese si trova la citta’ di Prizren” potrebbe essere la domanda da un milione al milionario…”

“Si ma li’ ci sarebbero due risposte giuste, a quella domanda… Non potrebbero farla, in un gioco a quiz come il Milionario! Sono sicuro che il notaio del program– “

“Fanculo al Milionario! Lascia perdere, che c’entra adesso il Milionario?”

“Ma sei tu che…”

“Basta!! Lo facciamo, ho deciso. Ho gia’ anche il nome: Prishtina Film Fest”

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