Cosa succede in citta'

Ricevo da Belgrado e volentieri pubblico:

Cosa succede in citta’

Eppure la Serbia, o meglio una parte di, ci prova. Ad invitare I turisti, ad accogliere gli ospiti stranieri con fiumi di rakija e di musica, e gli imprenditori con applausi e sgravi fiscali. A vincere l’Eurovision, a organizzare le Olimpiadi studentesche, a fare le fiere del libro, della techno, della salsiccia e della tromba. A firmare gli accordi con l’UE, ad accogliere I capi di stato americani.

Ma pare ci sia qualcosa, un ribollio sotterraneo che aspetta solo il momento giusto per esplodere e far riparlare dei Serbi come di un’orda di slavi feroci assetati di distruzione.

Della gay pride a Belgrado ormai sanno tutti, ne hanno parlato tutti i TG ed era fra i primi titoli di BBC e CNN domenica sera. Quella che nelle principali capitale europee e’ una festa di musica e colori qui e’ diventata guerriglia urbana, con 140 feriti, negozi e macchine distrutte, sedi di partito bruciate, persino il centro mammografico danneggiato. In tutto 1 milione di euro, un conticino piuttosto salato…

Per carita’, la gay pride in se’ e’ andata bene. Nessun disordine, tutto secondo i piani, con la partecipazione dei media e di personalita’ internazionali, con I palloncini e le bandiere arcobaleno. Tutto in una piccola oasi protetta da 5 cordoni di poliziotti e sorvolata da elicotteri. I 1000 manifestanti hanno fatto il giro del parchetto (davvero…) e poi una festa al chiuso.

Intanto fuori 6000 giovanissimi pischelli incappucciati mettevano a ferro e a fuoco la citta’.

Chi sono dunque I vincenti di questa giornata?

Il governo, certo. Ha finalmente organizzato la gay pride, dopo tanti anni, dopo le violenze estreme durante la parata del 2001, dopo avere tutto annullato l’anno scorso. E’ riuscito a garantire protezione quasi assoluta ai partecipanti circondandoli di polizia, e agli organizzatori scortandoli fino a casa. “Il governo ha passato il test, la lotta per una Serbia normale continua” titola Danas lunedi’.

La polizia, anche. E’ riuscita ad impedire disastri peggiori, morti e feriti gravi. Ha garantito la sicurezza delle alte personalita’ alla manifestazione. Ha arrestato 207 pischelli. E’ stata tutto il giorno presente. E si e’ presa un bel po’ di botte.

Forse per la pirma volta in Serbia, la polizia ha preso le parti della parata, dei “buoni”.

Persino il poliziotto Sasha, il piu’ guardato su youtube per la creativa abbondanza di insulti riversati sui pischelli, nelle interviste si fa paladino della liberta’ di espressione. Non male, dopo le bastonate e I lacrimogeni ai dissidenti sotto Milosevic…

L’immagine e il ruolo della polizia cambiano, questa secondo alcuni e’ la cosa piu’ importante della parata storica:

http://balkans.blog.lemonde.fr/2010/10/11/cest-mon-belgrade-que-tu-es-venu-casser/

Poi chi? Anche i giornalisti, si’, che per una volta non si sono nemmeno ammaccati.

E I gay e le lesbiche? Ha gia’, la parata era per loro. “Si’ dai, qualche gay e’ venuto ” mi dice un’amica dalla parata.

Non si sa quanto siano contenti loro. Di sicuro sono ancora meno amati, e la gente associera’ I gay a una giornataccia da stare tappati in casa con le finestre chiuse, o forse alla macchina sfondata o alla vetrina della bottega in frantumi.

“La parata della violenza”, “La parata del kaos” erano titolano i giornali lunedi’, questo e’ forse quello che rimarra’ in testa ai Belgradesi, che forse sentiranno l’argomento dei diritti omosessuali, gia’ molto lontano dalle loro preoccupazioni, come una cosa ancor piu’ imposta dall’esterno. E si chiederanno se il raduno al parco valeva davvero tutto quel casino…

Finalmente?

“Finalmente” e’ la prima parola che e’ venuta in mente a tutti quando la Commissione europea ha presentato la sua proposta sull’eliminazione del regime di visti per Serbia, Montenegro e Macedonia (ops, FYROM) a partire dal 2010. E’ solo una proposta, per ora, ma siccome e’ da un pezzo che se ne parla, ci sono buone possibilita’ che a Bruxelles ne abbiano le tasche piene e che quindi la approvino senza colpo ferire.

E d’altra parte, dopo tanto bastone, un po’ di carota per gli amici Serbi ci vuole pure, no?

Finalmente, si diceva, perche’ per questa famosa «white Schengen list» ci sono voluti un bel po’ di lavoro, e di negoziati, e di verifiche, e di nuove regole.

… e un bel po’ di attesa, direbbero molti Serbi, secondo cui la decisione arriva con un ritardo di 10 anni.

A molti Serbi in realta’ non interessa neppure tanto entrare a far parte dell’Unione, quanto uscire dalla gabbia di passaporti, consolati, appuntamenti, visti e permessi oer andare praticamente ovunque che non sia in Russia.

orthodox church-2.jpg

Negli ultimi sondaggi, infatti, solo il 61% della popolazione voterebbe SI all’ingresso della Serbia nell’UE, mentre ben l’82% e’ favorevole all’entrata della Serbia nella white Schengen list.

In ogni caso, presto (forse, speriamo), i nostri amici belgradesi potranno venirci a trovare senza visto. Sempre che in Italia di stranieri ne facciano ancora entrare.

Intervento disumanitario

Mi ricordo ancora come dieci anni fa fossi anche io tra quelli che erano d’accordo.

Basta, con le persecuzioni contro i poveri Kosovari. L’abbiamo gia’ lasciato succedere in Bosnia. Bisogna intervenire.

Il famoso intervento umanitario. Esattamente dieci anni fa, il 24 Marzo 99, iniziavamo a farlo.

Oggi vedo tutto in modo piu’ disilluso. Tutta la vicenda assomiglia sempre meno a uno di quei film americani a base di buoni e cattivi. Era tutto un pretesto, e se si quali erano le vere ragioni, chi si voleva colpire o coprire… tutto mi e’ molto meno chiaro di quanto non lo fosse dieci anni fa.

Di chiaro invece c’e’ che – come molte altre cose – anche i bombardamenti della NATO assumono tinte molto diverse a seconda del lato della frontiera da cui li si guardi.

Neppure le bombe fanno uno schifo bipartisan.

No. Da una parte Clinton non lo puoi neanche nominare, mentre dall’altra ti saluta dal palazzo che si trova nel boulevard a lui intitolato.

Di la’ mettono striscioni con su scritto “Stop al Fascismo NATO” (v. foto nel post precedente), di qua mettono la bandiera della NATO sulle case, negli uffici, o nelle vetrine dei negozi di sport che vendono le finte magliette della nazionale Kosovara

magliette kosova e bandiera nato (1 of 1).jpg

I piloti che decollano da Aviano, di la’ portano la morte, di qua vengono accolti come liberatori. E i loro aerei fanno bella mostra di se’ sull’insegna del ristorante nei pressi dell’aeroporto di Pristina. (Come si chiama il ristorante? “Aviano”! ).

Se le facce di Madeleine Albright e Wesley Clark da una parte provocano violenti sfoghi cutanei, dall’altra invece sorridono sui calendari patinati appesi nel garage del carrozziere sotto casa.

Nessuno si ricorda invece del generale Jackson, che era a capo delle truppe NATO che entrarono in Kosovo il 12 Giugno ’99. Jackson era noto ai piu’ come “Mike”, visto che l’impiego del suo vero nome, Michael, avrebbe severamente compromesso la credibilita’ di tutta l’operazione. Meglio Mike.

Comunque, tutti sanno che quelle maledette bombe caddero per due mesi e mezzo sulle teste dei serbi. E’ tutto molto documentato, per cui se vi interessa approfondire c’e’ l’imbarazzo della scelta: ci sono ad esempio le foto aeree sul ministero della difesa americano, una guida interattiva su obiettivi e armi impiegate, alcuni blog sui bombardamenti di Belgrado e sui crimini ai danni della popolazione civile, e persino una voce ad hoc su Wikipedia. Quindi qui non ne parliamo.

Mi interessa pero’ ricordare che le bombe cadevano anche sulle teste dei kosovari mentre venivano, ironicamente, liberati.

Oltre ai “danni collaterali”, la maggior parte degli obiettivi in Kosovo erano, naturalmente, postazioni strategiche del governo e dell’esercito serbo. Nel centro di Pristina, ad esempio, fino a poco tempo fa troneggiava questo enorme edificio bombardato:

edificio bombardato a pristina.jpg

Ora e’ stato demolito. Lascera’ presto spazio a qualche nuovo obbrobrio.

A Belgrado invece i palazzi restano li’, in piedi, sventrati, e non certo peche’ non ci siano i soldi per ricostruirli.

E secondo me e’ un bene cosi’.

edifici bombardati a belgrado (1 of 1).jpg

Ad memoriam.

Maledetta primavera…

Oggi come un mese fa, a Pristina e Belgrado c’e’ il gelo.

Al tempo fa avevo ricevuto dalla mia “antenna” belgradese il racconto di come e’ stato vissuto il 17 Febbraio (anniversario dell’indipendenza) dall’altra parte della frontiera (pardon, confine amministrativo).

Mi ero quasi dimenticato di pubblicarlo.

A Belgrado questo 17 febbraio e’ stato un normale giorno di freddo, neve acquosa e ghiaccio maledettamente scivoloso. Solo una piccola folla batteva i denti a Piazza Repubblica, ma contro la dittatura del Tribunale dell’Aja.

trg republike (1 of 1).jpg

Certo i politici e i media non mancano di ricordare a tutti che un anno fa veniva proclamato lo «Stato fasullo» del Kosovo. Che per Belgrado – semplicemente – non esiste. Il presidente Tadic fa le sue dichiarazioni di circostanza, e il Ministro degli Esteri serbo vola a New York da Ban-Ki Moon.

Ma nulla di eclatante, si direbbe… I deputati serbi che avevano promesso di dare vita a una “sessione parlamentare straordinaria” a Zvecan (vicino a Mitrovica, in Kosovo) alla fine erano quattro gatti. I partiti della coalizione al governo sono rimasti a Belgrado e persino Kostunica (l’ex premier che dell’integrita’ territoriale ha fatto la sua battaglia) si e’scusato per l’assenza con una letterina ai sindaci delle (poche) citta’ serbe rimaste in Kosovo.

I media poi rilanciano, con toni piu’ o meno amari, il discorso Kosovo-je-Srbija, e si torna a parlare dell’opinione richiesta alla Corte di Giustizia. Si ricorda che lo staterello kosovaro e’ stato riconosciuto “solo” da 54 Stati. Vecernie Novosti si lancia spara le cartucce del calibro di «Per la prima volta dopo la 2a guerra mondiale i confini di uno Stato europeo sono stati infranti con la forza ».

RTS (la RAI serba) manda in onda un curioso documentario di produzione ceca (?) che racconta come gli ex-terrroristi Albanesi siano «scesi dalle montagne» per essere i nuovi padroni del Kosovo. E poi le strette di mano tra la NATO e l’UCK, e le case bruciate, e le chiese distrutte, e gli internazionali impotenti, e l’esodo dei Serbi.

Gia’ visto e gia’ sentito, ma d’altra parte, che c’e’ di nuovo da raccontare?

Il leit motif insomma e’ sempre: «Oggi potete toglierci tutto, ma noi non dobbiamo per forza acconsentire».

Anche se qualcuno poi aggiunge «E se non acconsentiamo, vuol dire che domani, forse fra 100, 200 anni ce lo potremo riprendere».

Fra 100, 200 anni… Quanto eterna puo’ essere la questione kosovara?

Oggi come un mese fa, a Pristina e Belgrado c’e’ il gelo.

Parlo di quello metaforico, s’intende.

Meno male che domani e’ primavera!

Meteo nostrum

Mentre l’Italia si ricopre di neve, a Pristina e’ ufficialmente finito il disgelo, dopo il ghiaccio delle scorse settimane.

disgelo-1.jpg

A parte oggi che piove, ci si gode un timido sole e temperature qusi palermitane, per la gioia dei baretti che popolano le strade del centro.

Pristina comunque, a sentire il TG di Belgrado, resta pur sempre la citta’ piu’ fredda della Serbia.

Qui agli albanesi non diteglielo, mi raccomando, che si incazzano come delle bestie.

Non per il freddo, s’intende. Per il vergognoso stupro geografico.

drop-1-4.jpg

Secondo le previsioni della TV kosovara, invece, il calduccio ci accompagnera’ ancora per il resto della settimana. Non solo a Pristina, ma anche a Tirana, Tetovo, Presevo e Ulqin.

Non sono citta’ del Kosovo? Lo so, sono in Albania, Macedonia, Serbia e Montenegro. Ma ci abitano degli Albanesi. Sono “dei nostri”.

Non che, dall’altra parte del confine, sia molto diverso, anzi. In Serbia, alcuni giornali danno le previsioni anche per tutta la Repubblica Srpska. Ma e’ in Bosnia, direte voi. Lo so, ma ci abitano i Serbi.

Sono “dei nostri”.

Non lo sapevate? Da queste parti, pure il meteo diventa una questione politica.

Segue i confini che contano: quelli etnici.

splash-1.jpg

Mi racconta un mio amico serbo che un giorno, guardando la TV croata HRT, ha sentito una previsione del tempo piu’ o meno di questo tipo: “c’e’ una massa di aria fredda che dall’entroterra si sposta verso la costa adriatica, muovendosi lungo la rotta che l’esercito serbo segui’ nel 1991 per andare a bombardare Dubrovnik“.

Nasoni trafficoni

So di avervi tenuto sulle spine con sta storia dei pomodori marci. Li han tirati o no?

Non ho piu’ detto niente perche’ in realta’ non e’ successo niente. Molto meno di quello che chiunque si sarebbe aspettato.

Niente pomodori, niente botti, niente di niente. Solo qualche finestrino spaccato e le gomme tagliate a qualche macchina, ma sono dettagliucci.

Quello che ci gode di piu’ in questi giorni, in mezzo a tanti belgradesi e pristinesi che storcono un po’ il naso, e’ proprio lui: il nostro Ivone.

YdK_Drawing2.jpg

Il capo missione di Eulex. Sul sito di Eulex potete persino cliccare su “Ask Yves” e fare una domanda qualsiasi al vostro Ivone, che promette di rispondervi nel giro di una settimana. Chi vince il campionato? Ask Yves. Piovera’ nel weekend? Ask Yves. Lei mi tradisce? Posso avere un lavoro con Eulex? Mi passi il sale? Risponde sempre Yves.

Oggi pensate che Ivone e’ andato persino a farsi un giro nel Nord del Kosovo, sfidando le storture di naso che li’ sono ai massimi livelli. Nasi stortissimi, ci sono al Nord.

Ivone e’ andato a visitare una specie di parco giochi: le frontiere 1 e 31, che da febbraio di quest’anno sono allegramente aperte a tutti, grandi e piccoli.

kermabon alle frontiera del nord.jpg

Ovviamente mi riferisco a grandi e piccoli traffici ileciti.

Non a caso, le dogane sono stata la prima cosa ad essere bruciata dopo la dichiarazione di indipendenza. I piu’ fedeli lettori di samopravo se lo ricorderanno.

E nessuno ha la minima intenzione di ripristinarle. Pristina questo non lo dice ufficialmente, e lascia fare la parte dei cattivoni ai Serbi, ma son sicuro che ai poteri forti (cioe’ mafiosi) in fondo la situazione va piu’ che bene.

Quando si tratta di trafficare Serbi e Albanesi – si dice – vanno d’accordissimo.

Fanno affaroni d’oro di questi tempi, soprattutto col traffico di benzina. Se volete spiego come funziona, non e’ difficile: porti una cisterna di benza dalla Serbia in Kosovo passando dal Nord. Non ha pagato le tasse in Serbia perche’ le tasse si pagano nel paese di destinazione (cioe’ il Kosovo, ricordate?). Solo che al Nord nel Kosovo non ci sono le dogane, quindi le tasse non le paghi manco li’. Quindi vendi la benza a Mitrovica Nord con saldi del 20% e fai un sacco di soldi. Vedrai, la gente fa la fila, viene anche da fuori citta’ apposta per quello.

Oppure, meglio ancora, dopo che le hai fatto fare un giretto in Kosovo, la cisterna la re-importi in Serbia, sempre sfruttando le dogane che non ci sono. E li’ te la vendi come sopra.

Carino no? Per questo Eulex ha mandato si’ la polizia nel nord (come da foto) ma non i doganieri. Quelli danno fastidio.

Eppure, un giorno, chissa’ quando, e probabilmente tra i pomodori marci e fiammate di benzina, che ci dovranno andare pure loro.

Due dicembre

La scorsa settimana il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha approvato un rapporto in cui il Segretario Generale dell’ONU spiegava chi comanda adesso in Kosovo.

UNMIK, EULEX, ICO, Governo di Pristina, chi e’ il capo di chi?

Gia’ abbaiavo in tempi non troppo sospetti, quasi un anno fa, mettendo in guardia contro il pericolo che la presenza internazionale in Kosovo si trasformasse (diciamocelo) in un gran casino.

Ripercorriamo brevemente le tappe che portano al due dicembre. Per chi e’ interessato, ovviamente.

ivo andric soldier (2 of 1).jpg

L’Unione europea in Febbraio manda EULEX come parte del piano Ahtisaari (quello che riconosce al Kosovo la famosa “indipendenza supervisionata”). Una missione quindi al fianco del Kosovo indipendente. Lasciate stare che 5 paesi dell’UE non hanno riconosciuto il Kosovo: la missione e’ stata lanciata il giorno prima della dichiarazione di indipendenza proprio per salvare capra e cavoli.

Poi (e siamo a quest’estate) iniziava il processo che conduceva EULEX sotto l’ombrellone delle Nazioni Unite, chiarendo un po’ le cose. Resta pero’ poco chiaro come e quando EULEX potra’ partire.

Belgrado intanto fa sentire la sua voce e riesce a negoziare con l’ONU i famosi “sei punti“: le condizioni alle quali non si oppone al dispiegamento di EULEX. Tra cui la neutralita’ rispetto allo status del Kosovo e il rispetto dell’autorita’ di UNMIK.

Pristina si lamenta: ma come? Ormai siamo un paese indipendente, checcentrano le Nazioni Unite ancora? EULEX siamo noi che la invitiamo, non e’ l’ONU che ce la impone.

Il rapporto approvato la scorsa settimana invece in pratica dice che EULEX sara’ direttamente sotto l’autorita’ dell’ONU. Che e’ status-neutrale. Indi, anche EULEX dovra’ operare in modo neutrale, il che tradotto significa non riconoscere che il Kosovo sia uno Stato indipendente.

Inevitabile che la cosa venga accolta come una vittoria della diplomazia serba, e come una sconfitta di quella di Pristina. Nonche’ come la prima, grande battuta d’arresto alle corsettine di quel bambino capriccioso che e’ il Kosovo indipendente.

Comunque, EULEX ha ricevuto il semaforo verde per l’inizio delle sue operazioni, previsto per il due dicembre.

Il due dicembre e’ domani.

Per questo, domani ci sara’ un’altra mega manifestazione, che promette di essere piu’ grande, piu’ tosta e piu’ incazzata di quella di due settimane fa.

Quella era stata pacifica e tranquilla. Vedremo questa…

Javier

Il ragazzino che passa al bar recita il solito ritornello “sigarette, ricariche?”. In mano ha un vetusto cartone pieno di entrambi.

L’altro giorno invece continua: “sigarette, ricariche, Ronaldinho…? “

Capisco che ha degli accendini da piazzare.

Spieghiamo: molti accendini kosovari sono dotati di lucetta incorporata. Utilissima di notte per non farsi asfaltare dalle macchine, quando c’e’ un taglio di energia. L’ultima moda sono quelli con una foto in sovrimpressione. Di solito si tratta di calciatori, o del pugile Krasniqi, fortissimo. Visto che però Ronaldinho e compagnia con me non attaccavano, il ragazzetto mi ha sfoderato un paio di colpi segreti: “Ramush, Thaci…”. Niente da fare.

Quando ho sentito “Solana”, però, mi sono incuiriosito. Me lo son fatto mostrare, poi l’ho comprato.

Ditemi se non è una meraviglia:

Ma che cacchio ci fa Solana con Rugova sulla lucetta di un accendino???

Se in Italia chiedi a un passante chi è Solana secondo me al 90% non lo sa. (per la cronaca, è l’alto rappresentante della UE per la politica estera).

La faccenda quaggiù è un po’ diversa.

Lo dimostra quanto mi racconta un’amica da Belgrado:

In questi giorni la Serbia e’ al centro di un gran movimento di visite, dichiarazioni, meeting e strette di mano. Grandi attese e forse grandi preoccupazioni per le elezioni dell’11 maggio, su cui molti « esterni » cercano di avere un’influenza. Persino il (qui per nulla amato) J. Solana ha dichiarato che non potra’ dormire tranquillo finche’ non si sara’ fatto tutto il possibile per per tenere la Serbia vicina. “Non voglio svegliarmi il 12 e realizzare che avremmo potuto fare di più”.

Tra una ronfata e l’altra, Solana aggiunge anche che secondo lui “se i Radicali vincono le elezioni, Mladic non sarà estradato all’Aja”. Per questo la UE dovrebbe far firmare alla Serbia l’accordo di pre-adesione prima delle elezioni, in modo da stimolare le forze pro-europee. Tipo, per capirci, quelle del partito dell’attuale presidente Tadic.

Le forze non pro-europee sarebbero invece quelle del partito radicale, il cui presidente, Vojslav Seselj, è attualmente sotto processo al Tribunale dell’Aja. Dalla sua cella, fa sapere che bisogna «rimanere russofili» e «non entrare nè nella NATO nè nell’Unione europea, perche’ li’ ci son solo paesi non amici».

Gli stessi sondaggi che danno nuovamente un inquietante 30-40% al partito di Seselj, dicono anche che piu’ del 70% dei Serbi si dice pro-europeo.

In realta’, per il sentire comune la Serbia e’gia’ Europa, lo e’ sempre stata. L’Europa delle correnti politiche, culturali, filosofiche, dei viaggi e degli scambi…la civiltà-Europa. Non l’Europa delle direttive, degli obblighi, dell’entri-solo-se-consegni-Mladic-al-Tribunale-dell’Aja.

E unire questi due volti di cio’ che chiamiamo « Europa » non è facile, neppure per chi in Europa sta tendendo una mano alla Serbia.

Fra parentesi, se avete voglia potete leggere i commenti alla dichiarazione di Solana sul forum di B92. Non è che abbia avuto un gran successone…

la Storia

Terzani la chiamava la Storia.

E diceva che a volte se l’era sentita passare vicino. Come quando era li’, mentre i Vietcong entravano a Saigon. Ha sentito, come in un brivido, che la Storia (quella con la S maiuscola, quella che non si ferma davati a niente) gli stava passando davanti.

Domenica scorsa, una settimana fa, la Storia per me ha avuto la faccia di Rifat Jashari.

Non sapevo molto di lui, tranne che era il fratello di Adem Jashari.

Adem Jashari e’ il comandante dell’UCK che meglio ha rappresentato la resistenza/guerriglia albanese contro i Serbi. Nel Marzo del 1998, kalashnikov in pugno, Jashari fu massacrato dalla polizia serba insieme a tutta la famiglia. Ogni kosovaro lo considera ne’ piu’ ne’ meno che un martire. Insieme a Rugova, sono i due simboli della lotta per l’indipendenza del Kosovo. Anche se quello che ti infiamma, che quando sei piccolo vorresti diventare, che ti fa provare il brivido quando ci pensi, e’ Jashari con il suo kalashnikov.

Anche i politici che domenica scorsa in parlamento hanno fatto i loro discorsi pre-dichiarazione, hanno portato il loro rispetto a entrambe le famiglie. Prima agli Jashari, poi ai Rugova. Strano, vero? Viene prima un guerrigliero di un primo ministro.

Comunque, Rifat Jashari, sessant’anni portati male, l’ho incontrato domenica pomeriggio. Lui era appena uscito dal parlamento, e la festa impazzava per le strade di Pristina. Alcuni ragazzi con bandiere albanesi l’avevano caricato su una macchina cabrio (rossa). Lui, in piedi, nel tripudio di aquile nere su fondo rosso, baffoni bianchi e cappello tradizionale, arringava la folla di quelli che gli si facevano sotto.

IMG_4161.jpg

Era rapito, come in estasi, e urlava con tutta la voce che aveva.

IMG_4180.jpg

Io non capivo quasi niente, ma il senso di quelle parole lo intuivo fin troppo bene (soprattutto quando si e’ passato un pollice sotto il collo da un orecchio all’altro)

IMG_4174.jpg

Agitava mani e braccia come un forsennato, davanti alla folla che lo incitava e lo applaudiva

IMG_4183.jpg

Io ovviamente non ho mai simpatizzato un granche’ con Jashari ne’ con l’UCK in generale. Ma quel giorno avevo davanti a me quel vecchio, il reduce di una famiglia massacrata dai Serbi. Per qualche istante ho come sentito cio’ che un giorno come quello doveva significare per un uomo cosi’. Tutta una vita di lotta, ed un solo obiettivo. Attraverso di lui ho sentito la Storia materializzarsi davanti ai miei occhi

IMG_4176.jpg

E’ tutta la settimana che ci penso.

E dato che alla fine mi son reso conto che dell’UCK e di Jashari non ne sapevo poi molto, ho deciso di scoprirne di piu’. Cosi’ oggi ho preso la macchina e sono andato a visitare Prekaz, il villaggio dove Adem Jashari e’ nato e morto.

Datemi tempo di mettere giu’ storia e foto, domani vi racconto.

Prepararsi all'inevitabile

Chi l’avrebbe detto? Da domenica, vivere qui a Pristina e’ piu’ sicuro che a Belgrado.

Alla CNN un commentatore – ex segretario di Stato americano – diceva che forse forse i politci serbi non han fatto molto per preparare la gente all’idea che il Kosovo era perso.

Concordo

Mentre qui a Pristina ci si chiedeva solo piu’ “quando”, molti a Belgrado molti fino a sabato scorso non si erano resi conto di quel che sarebbe successo domenica. Fino a poche settimane fa, amici di Belgrado mi chiedevano “ma secondo te il Kosovo lo perderemo?”. E quando io gli spiegavo che a Pristina i giochi erano gia’ fatti da tempo, loro, stupiti, “ma davvero?”

Ho gia’ detto che tutti i partiti serbi tranne uno erano categoricamente contro la secessione del Kosovo. La gente, pure. Non e’ raro a Belgrado trovare scritte come questa:

IMG_2489.jpg

Si legge “NE DAMO KOSOVO”, e sostituendo la E con una O si intuisce abbastanza che vuol dire. Ok, ok, se proprio non ci arrivate mettete anche una “I” tra la D e la A. “1389″ invece ve lo dico io, e’ l’anno della battaglia di Kosovo Polje del cui significato abbiamo gia’ parlato in un altro post.

Questo lo scrivevano (lo scrivono) i ragazzi sui muri. Ma che faceva nel frattempo il governo? Creava il ministero per il Kosovo i Metohia (nome serbo del Kosovo) il quale a Novembre lanciava la campagna “Kosovo is Serbia” con dei manifestini (10 metri per 20) in giro per la citta’, con citazioni di personaggi famosi pacchianamente piegate a scopi nazionalistici.

washington.jpg

Qualcuno li ha collezionati in un video, guardatelo perche’ ne vale la pena:


Certo, a nessuno piace farlo. Ma, a volte, all’inevitabile (o al peggio, a volte coincidono) e’ meglio prepararsi. Possibilmente con un po’ di anticipo.