Ricevo da Belgrado e volentieri pubblico:
Cosa succede in citta’
Eppure la Serbia, o meglio una parte di, ci prova. Ad invitare I turisti, ad accogliere gli ospiti stranieri con fiumi di rakija e di musica, e gli imprenditori con applausi e sgravi fiscali. A vincere l’Eurovision, a organizzare le Olimpiadi studentesche, a fare le fiere del libro, della techno, della salsiccia e della tromba. A firmare gli accordi con l’UE, ad accogliere I capi di stato americani.
Ma pare ci sia qualcosa, un ribollio sotterraneo che aspetta solo il momento giusto per esplodere e far riparlare dei Serbi come di un’orda di slavi feroci assetati di distruzione.
Della gay pride a Belgrado ormai sanno tutti, ne hanno parlato tutti i TG ed era fra i primi titoli di BBC e CNN domenica sera. Quella che nelle principali capitale europee e’ una festa di musica e colori qui e’ diventata guerriglia urbana, con 140 feriti, negozi e macchine distrutte, sedi di partito bruciate, persino il centro mammografico danneggiato. In tutto 1 milione di euro, un conticino piuttosto salato…
Per carita’, la gay pride in se’ e’ andata bene. Nessun disordine, tutto secondo i piani, con la partecipazione dei media e di personalita’ internazionali, con I palloncini e le bandiere arcobaleno. Tutto in una piccola oasi protetta da 5 cordoni di poliziotti e sorvolata da elicotteri. I 1000 manifestanti hanno fatto il giro del parchetto (davvero…) e poi una festa al chiuso.
Intanto fuori 6000 giovanissimi pischelli incappucciati mettevano a ferro e a fuoco la citta’.
Chi sono dunque I vincenti di questa giornata?
Il governo, certo. Ha finalmente organizzato la gay pride, dopo tanti anni, dopo le violenze estreme durante la parata del 2001, dopo avere tutto annullato l’anno scorso. E’ riuscito a garantire protezione quasi assoluta ai partecipanti circondandoli di polizia, e agli organizzatori scortandoli fino a casa. “Il governo ha passato il test, la lotta per una Serbia normale continua” titola Danas lunedi’.
La polizia, anche. E’ riuscita ad impedire disastri peggiori, morti e feriti gravi. Ha garantito la sicurezza delle alte personalita’ alla manifestazione. Ha arrestato 207 pischelli. E’ stata tutto il giorno presente. E si e’ presa un bel po’ di botte.
Forse per la pirma volta in Serbia, la polizia ha preso le parti della parata, dei “buoni”.
Persino il poliziotto Sasha, il piu’ guardato su youtube per la creativa abbondanza di insulti riversati sui pischelli, nelle interviste si fa paladino della liberta’ di espressione. Non male, dopo le bastonate e I lacrimogeni ai dissidenti sotto Milosevic…
L’immagine e il ruolo della polizia cambiano, questa secondo alcuni e’ la cosa piu’ importante della parata storica:
http://balkans.blog.lemonde.fr/2010/10/11/cest-mon-belgrade-que-tu-es-venu-casser/
Poi chi? Anche i giornalisti, si’, che per una volta non si sono nemmeno ammaccati.
E I gay e le lesbiche? Ha gia’, la parata era per loro. “Si’ dai, qualche gay e’ venuto ” mi dice un’amica dalla parata.
Non si sa quanto siano contenti loro. Di sicuro sono ancora meno amati, e la gente associera’ I gay a una giornataccia da stare tappati in casa con le finestre chiuse, o forse alla macchina sfondata o alla vetrina della bottega in frantumi.
“La parata della violenza”, “La parata del kaos” erano titolano i giornali lunedi’, questo e’ forse quello che rimarra’ in testa ai Belgradesi, che forse sentiranno l’argomento dei diritti omosessuali, gia’ molto lontano dalle loro preoccupazioni, come una cosa ancor piu’ imposta dall’esterno. E si chiederanno se il raduno al parco valeva davvero tutto quel casino…


















